Offida: Maria Dragoni, ''la Callas redidiva'' al Serpente Aureo

redazione picenotime.it

30 Ottobre 2015

Maria Dragoni - Foto Marcello Orselli

Il Serpente Aureo di Offida ha in serbo una grande sorpresa agli amanti della lirica.  Nell’opera Nabucco di Giuseppe Verdi, che andrà in scena il prossimo 21 novembre, il ruolo di Abigaille sarà impersonato dal soprano di fama internazionale Maria Dragoni. La cantante è celebre dal 1983, anno in cui, vincendo il “Concorso Callas” della RAI in eurovisione, venne definita “la Callas rediviva” dal mezzosoprano Giulietta Simionato.

Se la sua carriera inizia proprio dalle Marche, interpretando il ruolo di Imogene ne “Il Pirata” di Bellini al teatro Pergolesi di Jesi, la sua carriera l’ha portata a calcare palcoscenici di tutta Italia – come La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, San Carlo di Napoli, Teatro Comunale di Bologna, Carlo Felice di Genova, Arena di Verona, Teatro Regio di Torino, Teatro Regio di Parma – e di tutto il mondo.  È stata diretta dalle più grandi bacchette mondiali come R. Muti, C. M. Giulini, Z. Metha, L. Maazel, D. Oren a Barcellona, New York, Zurigo, Londra, Monaco, Berlino, Vienna, Sidney, Melbourne, Parigi, Madrid, Edimburgo, Stoccolma, Dresda, Salisburgo, Los Angeles, San Francisco, Mosca, Atene, Tokyo e San Pietroburgo. 

“È in assoluto l’unico vero soprano drammatico d’agilità dell’era dopo Callas commenta il direttore artistico della stagione lirica offidana, Ginevra Zotti Di Nicola -   in grado di affrontare un repertorio sconfinato, grazie a una voce calda, brunita, pastosa, estesissima e morbidissima”. Tra i ruoli favoriti di Maria Dragoni oltre che la Norma di Bellini, di cui dopo la Callas rimane in assoluto l’interprete di riferimento, c’è proprio quello di Abigaille nel Nabucco, dove più volte ha saputo dare una lettura sanguigna, appassionata, piena di pathos ed energia con una voce assolutamente ridondante, fino a piegarsi ai più impalpabili e delicati pianissimi nella grande scena del secondo atto mostrando l’eccezionalità di una voce torrenziale levigata nelle arditezze del puro belcantismo, dove evidenzia la prodigiosità della sua tecnica inattaccabile.

“È davvero un onore – continua il direttore artistico - che il grande soprano abbia scelto di ritornare nelle Marche riproponendo la sua strepitosa Abigaille proprio al Teatro Serpente Aureo, il quale va imponendosi come una delle realtà più preziose e stabili della regione Marche”.


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