Caduta del Muro di Berlino: 26 anni fa sancita la fine di una divisione

Martina Fabiani

09 Novembre 2015

Esattamente ventisei anni fa, 9 Novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino, emblema della storica divisione tra Germania dell’Est, sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, e Germania dell’Ovest, sotto quella degli Stati Uniti. 

La divisione definitiva avvenne nel 1949, ma i segni di scissioni e sgretolamenti erano ben chiari già dal 1945, anno che sanciva la “fine” di una grande guerra. 

Perché mettiamo la parola fine tra virgolette?

Semplice. Perché di guerra ne era terminata una, ma ben altre si affacciavano all’orizzonte. Che poi, si sa, ogni grande guerra porta con sé degli strascichi, dell’irrisolto, dei conti da pareggiare, delle vendette. 

Ed ecco che, in un batter d’occhio, ne parte un’altra di guerra. È il caso della Guerra Fredda, e della divisione tra le due parti della Germania.

La lista potrebbe estendersi ancora ed ancora, fino ai giorni nostri. 

Di guerre ce ne sono tante, e di tanti tipi e forme diverse. E altrettanti sono i disagi, le sofferenze, i calvari e gli struggimenti, fisici e morali, che ne derivano... e ogni volta il gioco non vale la candela.

La totale separazione della Germania dell’Est e quella dell’Ovest, conseguenza dell’erezione del Muro, aveva creato situazioni politiche, sociali ed economiche molte distinte tra le due sponde. Da una situazione più povera e disagiata nella prima, ad una più benestante e proficua nella seconda.

Una serie di fattori, tra i quali un cambio nella leadership dell’Unione Sovietica, l’apertura dei confini ungheresi con l’Austria e una presa di posizione delle masse, mutarono radicalmente la situazione.

Sui social network, ormai principali motori di fruizione delle informazioni, oggi sono stati tanti i commenti sotto alle foto commemorative e celebrative, postate a più non posso.

Questi commenti sono eterogenei, contrastanti, diversi; semplicemente perché diverse sono le opinioni quando si innestano fattori come la politica e la società in genere.

Tutto ciò per dire che questo articolo non ha lo scopo di raccontare la storia del Muro di Berlino che, bene o male, tutti conoscono, né di prendere una posizione sull’accaduto, ma semplicemente di riportare un fatto di notevole importanza nella nostra storia e di sancire la fine di una “divisione”.

E quando parlo di divisione, penso alle migliaia di persone separate da un muro invalicabile e pericoloso, agli amici che si trovavano dall’altra parte e ai quali non si poteva far visita. 

Abbattere quel muro ha permesso a queste persone di potersi incontrare ed abbracciare nuovamente, di rivedere facce amiche, di tornare a visitare luoghi amati.

Radere al suolo quel muro ha riconsegnato ad un Paese la sua completezza, la sua totalità.

È come se, consentitemi il paragone seppur si tratti palesemente di una diversa conformazione geografica, gli abitanti delle nostre calde isole o dei nostri trulli non potessero più andare a sciare nelle montagne della Val d’Aosta, o farsi un giro al Lago di Garda, giusto per citare alcune delle nostre meraviglie paesaggistiche.



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