La fedina penale sporcata da un parcheggio

Redazione Picenotime

08 Maggio 2017

Una sentenza storica della Cassazione ha condannato penalmente un uomo per aver parcheggiato il proprio veicolo abusivamente su un posto riservato ai disabili.
Pratica consueta per taluni personaggi, pronti a risparmiare su qualche passo in più pur di parcheggiare il proprio veicolo vicino alla meta desiderata.
Negli ultimi anni la lotta a questo mal costume ha subìto un’accelerazione intensa, ma ancora troppo limitata se consideriamo il gran numero di italiani atti all’utilizzo di tale pratica.
Un processo durato ben otto anni quello svoltosi a Palermo destinato a segnare indubbiamente un grande cambiamento, perché, d’ora in poi, a parcheggiare negli spazi riservati ai disabili si incapperà nelle maglie del codice penale.

LA CRONACA DELL’EPISODIO

Un automobilista di 63 anni lascia la sua macchina in maniera irregolare per diverse ore in un parcheggio riservato ai disabili.  Al suo rientro, una donna di 49 anni, non trova libero il posteggio assegnatole e regolarmente registrato.
La signora quindi al rientro verso la propria abitazione si ritrova stanca e senza una possibilità di fermare la macchina in prossimità della propria abitazione, obbligandosi così ad uno sforzo maggiore rispetto alle proprie forze. A questo punto decide di segnalare il numero di targa e di querelare il proprietario del veicolo.

Nemmeno la chiamata alla Polizia Municipale e ai Carabinieri risolve la questione a causa del grande afflusso di chiamate alle forze dell’ordine in quella giornata.

Si dovette aspettare ben 16 ore prima che il veicolo venisse finalmente portato via dal carroattrezzi.

E, proprio dopo questa estenuante situazione, la protagonista della vicenda decise di non far passare, come succede solitamente, in cavalleria questo bieco comportamento querelando il proprietario della macchina in cerca di una giustizia dovuta a lei e a tutti coloro che quotidianamente subiscono soprusi nella quasi totale indifferenza generale.

Dal 2009 ad oggi è passato sicuramente molto tempo e nonostante l’accusato abbia sempre provato a difendersi giustificando di non essere stato lui alla guida dell’auto, ma il figlio, il terzo grado di giudizio ha condannato penalmente l’incauto guidatore per violenza privata.
E così con la fedina penale non più intonsa, e una condanna in primo e secondo grado a 4 mesi, giustizia è stata finalmente fatta.

SPORCARSI LA FEDINA PENALE PER INCIVILTA’

Una condanna simile, per semplice pigrizia o superficialità, resta sul casellario giudiziale di una persona, che assieme ai carichi pendenti, costituisce ciò che viene comunemente definita “fedina penale”. Tale condanna può condizionare le future e potenziali relazioni sociali, ad esempio, in caso di adozioni o affidamento di minori, e lavorative.

In ordine al rispetto verso il prossimo ed ad un’educazione civica sempre più latente nelle nostre anime, è giusto domandarsi se quei 50 metri in più da fare piedi valgano una fedina penale macchiata, in considerazione che quei disabili quei 50 metri, e forse più, sarebbero ben disposti a farli in cambio della loro completa abilità.

COME CONTROLLARE LA FEDINA PENALE

La condanna può essere accertata nel momento in cui viene richiesto un certificato del casellario giudiziale, documento che permette di conoscere i provvedimenti a carico di una persona, ma ottenibile solo dal diretto interessato o da persona da lui delegata.

Richiesto sempre più spesso dalle aziende in procinto di assumere personale o da presentare in caso di gare pubbliche di appalto, il certificato del casellario giudiziale è un documento che può essere facilmente ottenuto sul sito visureinrete.it nella forma civile, penale o generale, con entrambi i tipi di eventuali carichi.



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