Bari-Ascoli, parla il doppio ex Scarafoni: “Mi aspettavo di più da entrambe le squadre”

Redazione Picenotime

10 Maggio 2017

Lorenzo Scarafoni

Bari e Ascoli sono le tappe più importanti e significative della carriera di Lorenzo Scarafoni. Ex attaccante (ma anche ala) classe 1965, ha scritto pagine importanti nella storia di entrambi i club tra promozioni in A (1986 con l’Ascoli, 1989 col Bari) e vittorie di Mitropa Cup (1987 coi bianconeri, 1990 coi biancorossi). Assieme ha collezionato qualcosa come 131 presenze (73 con l’Ascoli, 58 col Bari) e 15 reti (9 coi primi, 6 coi secondi). Cosa pensare della stagione disputata da entrambe le squadre, prossime avversarie al ‘San Nicola’ domenica? La redazione del portale pugliese Barinelpallone.it ha chiesto questo e molto altro proprio all’ex numero 9, attualmente allenatore.


Domenica al ‘San Nicola’ si affrontano Bari e Ascoli. I galletti avrebbero ancora minime speranze di qualificazione ai playoff, i marchigiani sono invece a caccia di punti per consolidare la salvezza. Si aspettava di più da entrambe o sono in linea con gli obiettivi reali?

Credo che entrambe siano venute un po’ meno alle loro premesse. Dall’Ascoli, anche per tradizione, ci si aspettava una salvezza un po’ più tranquilla, mentre il Bari credo avesse tutte le carte in regola per vincere il campionato. Ma credo abbia avuto qualche problema a livello organizzativo. Le motivazioni che ci saranno in questa partita credo saranno più a favore dei marchigiani”.


Cosa è mancato al Bari? Il calo della squadra dopo la sconfitta di Trapani è stato vistoso…

“Sicuramente ci sono episodi che possono cambiare le stagioni. Ma se alle spalle ci sono organizzazione ed un buon lavoro svolto il risultato alla fine arriva sempre. L’errore ci può stare, ma è da un po’ di anni che il Bari potrebbe sicuramente fare di meglio. Un po’ per la piazza che merita altri palcoscenici, un po’ per i suoi tifosi che sono sempre molto calorosi nei confronti della squadra. Spero che la società faccia tesoro degli errori di quest’anno per poi preparare un campionato vincente”.


Che anni furono quelli trascorsi con la casacca del Bari?

“Furono anni in cui c’era un grandissimo entusiasmo da parte di pubblico e piazza. Conquistammo subito la Serie A e l’abbiamo mantenuta finchè ci sono stato io (2 anni, ndr). Ero molto giovane ed anche inesperto, pur mettendoci tanto impegno mi sarei aspettato di più da me stesso, avrei voluto regalare qualche soddisfazione in più. C’era un futuro roseo, all’epoca, anche grazie ai mondiali ed alla costruzione del nuovo stadio. Ma al ‘Della Vittoria’ il calore della gente si sentiva ancora di più. La nostalgia non manca, erano bei tempi”.


Si sarebbe mai aspettato, 25 anni dopo, gli scenari attuali? Il ‘San Nicola’ attuale, ad esempio, cade a pezzi…

“Sinceramente no, ma non è solo un problema del Bari. Direi piuttosto generazionale, c’è stato un tracollo generale a livello morale ed istituzionale. I pugliesi sono stati coinvolti come tutti. E’ un peccato vedere il calcio come si presenta ora, per questo è giusto godersi ancora di più questi ricordi”.


Si prese però la soddisfazione di vincere coi galletti la Mitropa Cup. L’unico trofeo in 109 anni di storia biancorossa. 

“Era una coppa che si giocava per tutte le squadre che l’anno prima avevano vinto il campionato di Serie B. La Mitropa Cup aveva un circuito abbastanza ristretto e con squadre dell’Europa dell’est. Il livello calcistico delle avversarie era inferiore rispetto a quelle italiane, ma sollevare quel trofeo rimase comunque una bella soddisfazione”.


Rozzi e Matarrese i suoi presidenti dell’epoca. E appartenenti ad un altro calcio.

“Rozzi, cosi come Matarrese, è stato un presidente da ricordare e prendere come esempio. molti dei dirigenti attuali della Serie A dovrebbero specchiarsi con loro e trarne vantaggio. Non si può costruire un buon futuro se non si ha una buona memoria del passato. Il ricordo di entrambi è grande”.


La partita o il momento più bello da calciatore dell’Ascoli? 

“Ricordo una salvezza col Brescia, da molti ritenuta quasi insperata. Avevamo squadre da affrontare del calibro di Roma, Inter o Napoli. Il calendario, seppur difficile, non ci impedi di vincere lo scontro diretto contro le rondinelle, io segnai anche il gol decisivo (1-2, stagione 1986/87, ndr)”.


Qual è, a suo dire, la ricetta giusta per vincere un campionato? Le in B li ha vinti sia col Bari che con l’Ascoli.

“A Bari c’era una squadra veramente forte e che già poteva competere con squadre di livello in Serie A. Inoltre eravamo guidati da Gaetano Salvemini, un mister con equilibri morali importanti. Dietro c’era una società seria, corretta e che poteva permettersi quasi in scioltezza la vittoria del campionato. Ad Ascoli, invece, ero giovane e venivo da un infortunio grave. La vittoria del loro campionato (1985/86, ndr) la vissi quasi part time. Il segreto o la base per costruire i successi, in ogni caso, credo dipenda dalla giusta armonia che deve esserci tra allenatore e calciatori”.

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