Confindustria Centro Adriatico, Mariani: “Nessun industriale è nemico dell'oliva ascolana Dop”

Redazione Picenotime

08 Settembre 2017

Simone Mariani

In merito alle dichiarazioni emerse sul Consorzio di Tutela dell'oliva ascolana Dop riportiamo il comunicato ufficiale del presidente di Confindustria Centro Adriatico Simone Mariani.

"Leggendo le affermazioni apparse nelle ultime settimane è nostro dovere rispondere a chi, riferendosi in maniera denigratoria dell'industria alimentare locale, muove accuse e attribuisce responsabilità verso un comparto che, tra i pochi sul territorio, garantisce ancora occupazione a centinaia di persone e certezza ad altrettanti nuclei familiari.

Il tema è quello dell'oliva ascolana Dop su cui chiariamo subito una cosa: nessun industriale è contrario o addirittura “nemico” della DOP, ma anzi è condivisa la necessità di una maggiore valorizzazione e di una corretta tutela della stessa a beneficio di tutto il territorio.

Questa infatti era la mission del Consorzio di Tutela che purtroppo, per motivi non certo dipendenti da terzi, non è riuscito ad adempiere alle proprie funzioni. La realtà è sotto gli occhi di tutti e quindi ci sembra puerile attribuire responsabilità a fantomatici nemici dell'oliva ascolana (ieri il comparto industriale, oggi le istituzioni, domani chissà).

Per chiarezza, il Consorzio di tutela nacque anche grazie al determinante supporto del settore industriale che lo ha sempre spronato e sostenuto, e non solo economicamente ma è da sottolineare però che dopo 12 anni dal riconoscimento dell'oliva ascolana DOP non vi sono stati come effetto incrementi di investimenti e di occupazione significativi.

Riteniamo al contrario che, soprattutto in questo periodo storico, il bene del territorio lo si debba misurare in incrementi degli investimenti e dell'occupazione.

Ebbene, nonostante l'industria abbia sempre sostenuto con grande onestà intellettuale questo progetto principalmente per il bene del territorio, coinvolgendo il consorzio e i suoi soci nell'organizzazione di convegni, di incontri con esperti del settore nonché supportando e finanziando produzioni televisive che avessero come tema la valorizzazione dell'oliva ascolana DOP, bisogna riconoscere che è utopistico immaginare che la DOP produca per il nostro territorio una svolta in termini di fatturati diffusi e sensibili incrementi di posti di lavoro.

Ad oggi sono le piccole produzioni locali e non certo il comparto industriale che assorbono, praticamente in maniera monopolistica, quella minima produzione di oliva tenera ascolana, determinandone quindi il prezzo. Se poi si aggiunge un'annata scarsa, ecco che risulterà più conveniente la molitura piuttosto che la lavorazione.

Gli industriali avevano proposto un aggiornamento ed un adeguamento del disciplinare senza per nulla pregiudicare la qualità del prodotto, ma solo per poter aumentare la produzione e il profitto anche per il compartimento agricolo.

Ciò avrebbe permesso di attrarre ulteriori investimenti e di creare almeno nuovi posti di lavoro.

Gli industriali avevano proposto altresì di creare nuovi impianti di controllo qualità a monte della lavorazione. Questo avrebbe consentito un pur minimo accesso del comparto industriale al prodotto che di fatto non ci è mai stato.

Se le proposte negli anni avanzate dal comparto industriale sono rimaste inascoltate, evidentemente l'interesse che si persegue non è il bene comune del territorio bensì quello di pochi che si trincerano dietro il dogma della qualità in maniera pretestuosa e strumentale.

Spostare il problema sulla inesistente contrapposizione tra produzione DOP (ossia meno dell'1% del totale) e quella industriale (il restante) solo perché gli industriali hanno rilevato anomalie nella gestione amministrativa del Consorzio è l'ennesimo tentativo di cercare responsabilità altrove.

Gli industriali sono però come sempre disponibili a confrontarsi in un dibattito, su cui da mesi sono già concentrati, al fine di studiare e mettere in atto iniziative che valorizzino la produzione e gli operatori locali non limitandosi alla tutela di un prodotto di eccellenza ma di nicchia, bensì anche alla creazione di una tutela ampia e diffusa per un prodotto, comunque di grande qualità, che veda coinvolti quanti più attori e operatori locali, conferendo al nostro territorio una riconosciuta e tutelata esclusività a livello nazionale e internazionale.

Solo così potremo dire di aver lavorato davvero per il bene comune".


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