Allarme Cna Ascoli: “A quasi 3 anni dal sisma ancora troppe le persone fuori casa”

Redazione Picenotime

10 Aprile 2019

Francesco Balloni

E la ricostruzione? La Cna di Ascoli lancia l’allarme e ribadisce con forza la necessità di snellire concretamente le procedure burocratiche che all’alba del terzo anno post sisma fanno ancora del Piceno una provincia con tanti, troppi sfollati. “Ripopolare e mantenere le peculiarità del territorio – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli – sono le priorità. Ripopolamento che vuol dire attrarre nuovamente turismo, soprattutto nella montagna, ma anche riportare la popolazione residente che ancora, purtroppo, non c’è”.

Sfollati, quasi “nomadi” da terremoto. E’ questo il quadro che la Cna Picena apprende con rammarico dai dati incrociati della protezione civile, della regione e dei vari  comuni interessati dalla calamità naturale. Ad Arquata del Tronto, purtroppo, il primato provinciale di questa diaspora forzata. Dei 1.141 residenti presenti nel comune (dati Istat pre sisma) 22 sono ancora ospiti di albergo (11 nuclei familiari), 403 (204 nuclei) sono in altre case in sistemazione provvisoria, 430 vivono nelle cosiddette “casette” (199 nuclei familiari), 6 sono ricoverati in strutture sociosanitare. Il che vuol dire che ben 861 persone sono in carico alla macchina dell’assistenza perché ancora senza casa, ovvero più del 75 per cento della popolazione residente. Ovvero, appena 280 persone su 1.141 sono nelle loro case, sia perché non danneggiate oppure per lavori di ripristino già svolti.

E non va meglio, solo per fare un altro esempio, ad Acquasanta Terme, uno dei comuni più popolosi interessati pesantemente dal sisma. Qui ancora quasi il 23 per cento della popolazione vive in sistemazioni provvisorie, principalmente in abitazioni diverse dalla propria reperite grazie ai meccanismi emergenziali (631 persone, 300 nuclei familiari). E anche nel capoluogo, Ascoli, permangono importanti criticità, con 2.058 persone (875 nuclei familiari) che vivono in case diverse dalla proprio, nello stesso o in altri comuni (4,3 per cento della popolazione “sfollata”). E ancora: Montegallo, Montefortino e Montemonaco con dati pesanti. E, nel complesso della provincia, ben 25 comuni dove, in maniera marcata o più marginale, ci sono ancora molti nuclei familiari fuori dalle proprie case in attesa di ristrutturazione o di ricostruzione. 

Ripopolare, ristrutturare e lavorare sulle infrastrutture – conclude il direttore Cna Balloni – sono l’unico strumento per attrarre gli investimenti necessari ad allontanare lo spettro della desertificazione in queste terre. Turismo balneare e turismo montano, in sinergia per un territorio che ha la fortuna di possedere entrambi, sono la sfida per il futuro. Sfida fatta di progettualità ma anche di tempi certi e auspicabilmente più velocizzati rispetto a quelli che abbiamo avuto in questi quasi tre anni di post emergenza”.


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Commenti (1)

Giuseppe corradetti 10 Aprile 2019 23:03

Ancora ci stupiamo di questo?Ad Arquata sono partite appena 12 B danni lievi anzi ancora si stanno demolendo le case e portando via le macerie e mettendo ancora in sicurezza le case.Tra poco saranno 3 anni va bene togliamone uno anche uno e mezzo ma le cose non vanno.I progetti presentati delle abitazioni non tengono in conto di far prima i lavori di una B i cui propiatari magari sono fuori casa e potrebbero ti entra prima ,ma magari arriva prima un progetto di una seconda casa e si va avanti cosi,pagando cas tenendo lontane le persone dai propi luoghi ecc.ma questo si è vusto anche sulle case Af che ancora ci sono persone fuori casa per pericoli di abitazioni vicine ecc.Poi ci sono scuse assurde come quelle di non rifare i paesi sui posti dove erano perché il terreno non è ideale, ma cisi allora non si sarebve dovuto ridare L'Aquila l'Emilia o il friuli dove al contrario di noi furono abolite e si andò in deroga a tutre le leggi paesaggistiche e vincolistiche mentre qui ne creano una al giorno pur di non ricostruirecome quello che riguarda i piani di assesto idregeologico detto comunemente PAI che prevede come ad esempio a Colle una fraz di Arquata di non ricostruire le case che vanno demolite in quanto ci sarebbe un rischio H 4 sembre secondo la classificazione del PAI per un ipotetica caduta massi sul paese cise che non si è mai verificata neanche con tutti i terremoti se non sulla strada prov 20 ogfetto di lavori dell'Anas che tra l'altro proprio nel punto dove sono caduti i massi il 30 ott non hanno neanche messo la bartiera paramassi stranamente e si preocvupano per le case del paese.Mentre il terreno del paese che si trova sulla roccia si fa presente che trovandosi a circa 3 km del sisma del 24 agosto grazie sia al terreno favorevole sia alke costruzioni nuove circa 50 costruite dalke fondamenta dagli anni 80 in poi hanno permesso che non ci sia stato se non un solo crollo parziale di fabricato e che all'incirca il 50%delle abitazioni non ha riportato nessun danno e neanche crepe quando anche dive siamo stati per 12 13 mesi a san Benedetto ce ne erano in albergo e abitaxioni private.Quindi anziche inventarsi queste scuse per non ricostruire invececdi studiarlo questo paese lo si vuole distrugfere la dove non è riuscito il terr.perché è l'unico paese rimasto in piedi e abitato da 70 persone in casa in muratura rispetto ai 150 antecedenti il ter.Cosi facendo si blocca non solo la ripresa di un paese e di un popolo ma tutti i proggetti sono formi cosi tmle imprese che devono lavorare per la ricostruzione e oltre a non dar tornare ne chi si triva nelke casette ne fuori ne le seconde case.Ribadisco da artigiano edile e si è visto che non rifar fare le case di sana piante e rippecettare quelke danbeggiate come prevede se si applica il pai non al primo terr.ma alla prima ventata si romperanno di nuovo cisi sprecheremo soldi e mettiamo in pericolo le persone che ci tornerannoper abitarli.Io penso che secindo me come quelle menzionate siano tutte scuse e abbiano il coraggio di dire che non ci sono i fondi così uno si adegua e forse farà da solo e sicuramente non saremo ancora cosi.,e se no si riparte da un paese come il nostro ditemi voi da quale PS:All'indomani del sisma dicevano che le imprse edili sarebbero stste sommerse dai lavori,io so folo che fino al 24 agisto avevo n8 lavori contrattualizzati e 3 in opera ora tra un mese non so cosa fare e cosi va avanti perché i lavori privati non esistono ese i progetti non si approvabo noi non lavoriamo. Poi noi negli altri comuni non siamo mai stati chiamati a lavorare ad Arquata ci sono venuti da tutte le parti e loro non sono stati fuori casa un anno non hanno smesso di lavirare per un anno e più non hanno materialu e attrezzature sitti le macerie che nessuno ci ha ancora ripagato, sono mentalmente piu riposati e quindi concirrenza sleale e a vomte anche con rusultati e lavori discutibili.ciao a tutti questa purtoppo è la realtà.


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