Capitaneria di Porto San Benedetto, sequestrati e rigettati 427 chili di vongole

Redazione Picenotime

13 Giugno 2019

Nella giornata odierna gli ispettori pesca della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto, in collaborazione con i militari dell’Ufficio Circondariale marittimo di Porto San Giorgio e con i militari dell’Ufficio Locale marittimo di Cupra Marittima, hanno effettuato una complessa attività di vigilanza in materia di pesca di molluschi bivalvi (vongole), nell’ambito del Compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto, ovvero lungo le coste picene e fermane. Tali controlli hanno portato all’individuazione di pescatori imbarcati su sei unità professionali, intenti a sbarcare e nascondere, in maniera fraudolenta all’interno di alcuni veicoli, circa 23 sacchi di vongole per un totale di 427 kg.

I comandanti delle unità individuate sono stati sanzionati per una serie di violazioni inerenti la pesca e nello specifico per aver superato i quantitativi di prodotto da pescare consentito dalla normativa europea e nazionale, per assenza di tracciabilità e per mancanze riguardanti la compilazione di documenti inerenti le catture. Le violazioni accertate hanno portato all’applicazione di sanzioni amministrative per un totale di 32500 euro.  Inoltre, in relazione alla gravità delle violazioni commesse, sono stati attribuiti i previsti punti sia ai titoli dei comandanti che alle licenze di pesca delle unità coinvolte. Il prodotto ittico consistente in 427 kg è stato sottoposto a sequestro e successivamente rigettato, dal personale della Capitaneria di porto, nelle aree a mare di restocking, a seguito di valutazione sanitaria da parte del medico veterinario dell’Asur Marche.

La pesca delle vongole è disciplinata attraverso un piano di gestione nazionale che stabilisce, tra le altre cose, chiare regole sui quantitativi pescabili, tracciabilità del prodotto e luoghi di cattura. Tali regole hanno l’obiettivo di garantire la sopravvivenza della risorsa ittica, importante sia per il comparto produttivo locale che per i delicati equilibri biologici che caratterizzano il Mare Adriatico. In particolare, è fondamentale che siano rispettate le disposizioni riguardanti il quantitativo massimo di prodotto ittico pescabile ai fini della riproduzione e sopravvivenza di tale specie. Non ultimo, le cattura illegali ed eccessive di tale risorsa sono destinate a forme di commercializzazione illecite, costituendo anche un grave danno alle economie dei pescatori che esercitano correttamente la professione.


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