Frosinone, Nesta: ''Primo obiettivo ricreare entusiasmo. Devo fare qualcosa di importante''

Redazione Picenotime

19 Giugno 2019

Alessandro Nesta (Frosinonecalcio.com)

E’ il giorno di Alessandro Nesta, nuovo allenatore del Frosinone con contratto biennale. Sala conferenze dello stadio Comunale ‘Benito Stirpe’ sold-out. Come si conviene ad una ‘prima’. Ma il particolare che Nesta nella sua carriera da calciatore abbia vinto tutto – dalla Coppa Baby fino alla Coppa Intercontinentale passando per Coppa del Mondo, scudetti e Champions a go-go – riveste pur sempre un appeal particolare.

A fare gli onori di casa, prima che Nesta entri sulla scena, è il responsabile area tecnica, Ernesto Salvini. Alla sua sinistra il suo collaboratore Alessandro Frara.

«Voglio fare una piccola introduzione – ha esordito Salvini, come riporta il sito Frosinonecalcio.com -. Credo che sia corretto soprattutto per rispetto dell’azienda-Frosinone e del Presidente che ha stabilito determinati ruoli e l’organigramma un po’ particolare. Però proviamo anche a porci una domanda: quante volte il Frosinone ha dato il via a delle iniziative e particolarità che poi fanno fatica ad andare oltre il casello autostradale, mentre quando qualcuno più importante di noi le va a replicare allora hanno una casa di risonanza diversa».

Il ragionamento di Salvini è articolato, parte da lontano per spiegare anche certi ruoli nel Frosinone che ancora non sono stati metabolizzato dall’esterno: «Capisco che siamo tutti abituati ad avere la figura del direttore sportivo all’interno di un Club di calcio. Io il d.s. l’ho fatto in Interregionale nel 1988-’89 ed ho svolto quel ruolo per parecchie stagioni. Le Società dell’epoca erano molto diverse rispetto ad oggi: c’era un presidente, un Direttore Sportivo e un Segretario. Ed era normale che la figura del ds accentrasse tutto ciò che ruotava attorno al mondo di un Club di calcio. Il Presidente in sostanza era il soggetto che firmava gli assegni, probabilmente nemmeno conosceva tutti i calciatori. Oggi il calcio si è evoluto. Anche se le regole vigenti non danno il segno del cambiamento che c’è stato. Attualmente con l’attestato di d.s. si va ad identificare ogni figura presente in una Società. Ma in un Club sono tante le figure che hanno bisogno di essere prima di tutto dei Direttori Sportivi per diventare contrattizzati. Dal Responsabile di Marketing al Responsabile del Merchandising fino al team manager passando per il Segretario, il Responsabile del Settore Giovanile e tante altre ancora. Nel Frosinone ci siamo modernizzati e nella fattispecie anche per un motivo particolare. Quando da Responsabile del Settore Giovanile passai a Direttore Generale, la prima cosa che il presidente Stirpe mi disse con grande delicatezza fu la seguente: quest’anno un po’ di responsabilità te le tolgo per tutelarti. E scelsi un ruolo a metà tra la figura del Direttore e Responsabile delle Risorse umane».

Ecco quindi l’organigramma di vertice dell’area tecnica. Senza più dubbi o fraintendimenti: «Questo tipo di operazione è stata fatta anche con Alessandro Frara, che per mio conto ha tutte le carte in regola per diventare un ottimo direttore sportivo. Ha le caratteristiche per ‘sopravvivere’ a me, lui è molto legato al Frosinone. Però è chiaro che come prima stagione sarebbe stato complicato affidargli un ruolo di prima linea. In tanti Club le strategie si decidono in 3-4 persone, ognuno con le proprie specializzazioni, ognuno che mette a disposizione dell’Azienda la propria esperienza. Esattamente è il modo in cui ragiona il Frosinone da otto anni a questa parte. Poi le cose si possono fare bene o meno bene. Nel calcio non si può parlare mai di infallibilità. L’organigramma del Frosinone, ricapitolando, prevede tre figure: la mia come Responsabile dell’Area Tecnica, quella di Alessandro Frara in qualità di collaboratore con delega alla prima squadra e di Emanuele Fanì come collaboratore con delega al Settore Giovanile. Io in sostanza sovrintendo questi due settori, anche per una certa esperienza ed anzianità nel Frosinone che ho acquisito. La prossima sarà la mia 13.a stagione in giallazzurro, spero anche fortunata».

Salvini ha  quindi ribadito un concetto in riferimento a boatos degli ultimi giorni: «Prendendo spunto dal comunicato del Frosinone di domenica scorsa, saranno i legali del Frosinone e il presidente Stirpe a dare tutte le spiegazioni del caso qualora lo ritengano opportuno».

E’ quindi la volta delle domande dei cronisti a Salvini.

Cosa vi ha spinto a scegliere Alessandro Nesta.

«La prima cosa che ci ha portato a lui è stata quella di non andare a fare cose scontate. Il Frosinone aveva optato per un tecnico emergente, è nel mio dna cercare queste soluzioni. Ma se c’è una cosa che mi riesce bene è avere l’intuizione giusta nell’affidare i compiti e sono sicuro che sarà così anche con Alessandro Nesta. Nel Frosinone degli ultimi sei anni molti, nei diversi ruoli nel Frosinone, sono stati assunti da me. C’era questa volontà di aprire un ciclo con un tecnico giovane che aveva dato dimostrazione di unire qualità a capacità di ottenere risultati. C’è stato un problema burocratico (Caserta, ndr) ed abbiamo iniziato questo ‘casting’ come lo chiamate voi: il primo aveva caratteristiche un po’ diverse per il tipo di esperienze, quindi ci sono stati due nomi di allenatori che rispondevano alle caratteristiche più vicine alle nostre. Gente capace, gente che ha tanta voglia e gente che sarebbe venuta a Frosinone per considerarlo un trampolino di lancio. Le qualità umane e tecniche degli allenatori che abbiamo contattato sono di primissimo livello, lo voglio sottolineare. La scelta è caduta su Alessandro perché ci dà le maggiori garanzie ed è quella che ha unito tutti i punti. Il biennale senza condizioni è un punto di partenza importante: ci pare il tecnico e lo staff giusto per aprire un ciclo importante per dare nuova linfa ad una rosa che, tranne alcune situazioni, rimarrà l’ossatura del prossimo Frosinone».

Il 30 giugno termina l’accordo con Capozucca. Con chi ci dovremo relazionare dal 1 luglio?

«Se dal 30 giugno le stagioni terminano, decadono anche i contratti. Stefano credo sia indirizzato verso una piazza importante e io glielo auguro. Ma per evitare che siate condizionati dal mio modo di vivere questo mondo della Comunicazione, cercheremo di trovare il modo di restare sempre informati. Saranno giorni pesanti ma rispettiamo il vostro lavoro». 

E' stata poi la volta del nuovo tecnico Alessandro Nesta.

Mister Nesta, lei avrà la forza di imporre il suo credo calcistico anche al cospetto di una figura come quella del presidente Maurizio Stirpe? Un presidente tuttocampista, che se potesse falcerebbe l’erba del prato, sistemerebbe il magazzino per il ‘suo’ Frosinone…

«Ringrazio in primo luogo tutti per la presenza. Questo mi fa capire che sono arrivato in un posto importante. Le parole del Presidente sono state: fai quello che sai fare meglio, non provare a fare quello che non sai fare. Sono le parole che vorrebbero sentire tutti gli allenatori di calcio dai rispettivi Presidenti. Io personalmente ho le mie idee, qui a Frosinone mi hanno dato la possibilità di metterle in pratica. Non ho preoccupazioni. Il presidente Stirpe evidentemente sa quello che sono, sa quello che posso dare. E che ho messo in atto la scorsa stagione col Perugia. E quindi se sono stato scelto è per fare quello che sono in grado di fare. Se funzionerà o non funzionerà sarà comunque tutto e sempre sulle mie spalle. Non cercherò mai alibi. Nella mia vita le responsabilità le ho sempre volute e gestite anche se la mia carriera di allenatore è ancora molto breve per motivi anagrafici».

Quali risultati ha chiesto a lei il Frosinone?

«Il Frosinone viene da una retrocessione. Il primo obiettivo è ricreare un grande entusiasmo in una piazza come questa. La gente deve innamorarsi di quello che facciamo. Il giorno che terminerà il mercato è impensabile che il Frosinone possa pensare di disputare un campionato anonimo. So che debbo fare qualcosa di importante».

Lei ha avuto eccellenti maestri da calciatore: tra questi tanti tecnici, chi ha inciso di più nel suo credo?

«Tutti mi hanno lasciato qualcosa. A cominciare da Zeman che mi ha messo da centrale a 17 anni in serie A, quando io nascevo terzino. Lo stesso Ancelotti che ho avuto più tempo e poi tutti gli altri. Ma ho detto già prima che non mi piace copiare. Ognuno di noi deve avere le proprie aspirazioni tecniche. La gestione delle squadre di Ancelotti è stata eccellente, ovunque abbia allenato. Sono stato con lui 8 anni, abbiamo superato insieme anche momenti difficili. Superati perché aveva al suo fianco una squadra disposta a fare di tutto per il proprio allenatore».

Lo scorso anno ha giocato con il 4-1-2-1-2, un modulo per certi versi inedito dopo aver iniziato col 3-5-2. Pensa di riproporlo al Frosinone? Ed ha parlato con la Società di questo piuttosto di quel giocatore?

«Vediamo il mercato cosa proporrà. Sono due giorni che parliamo, anche di situazioni contrattuali, di chi vuole rimanere e chi vuole andare. A me piace giocare a 4 dietro e poi vediamo il resto. Lo scorso anno ho giocato con il 4-3-1-2, lo conosco bene. Abbiamo trovato Verre, un giocatore che ci ha dato tantissimo. Potrei anche riproporlo quel tipo di modulo».

Qual è l’aspetto fondamentale che cura Alessandro Nesta?

«La mentalità importante.  Che si costruisce durante la settimana. Allenarci sempre a certi ritmi. Avere un atteggiamento importante sempre. Io poi sono un tecnico giovane che conosce bene la mentalità del calciatore al quale ogni tanto va dato il giusto spazio senza troppe pressioni. E fuori dal campo non mi interessa cosa facciano. Ma per ottenere dei risultati, durante la settimana ci si deve allenare in un certo modo».

Alessandro Nesta si potrà dire orgoglioso se avrà dato cosa?

«Ho fatto due esperienze, quando sono andato via la gente era dispiaciuta. Quando uno va via devi aver lasciato qualcosa di bello ed importante. Anche come background per la Società stessa».

Mancini, Mihajlović, Inzaghi, Almeida, adesso Nesta: immaginavi che in quella Lazio potevate essere dei bravi allenatori?

«Bravi bisogna vedere. Qualcuno lo ha già dimostrato. Mi è capitato di avere tanti compagni che hanno fatto gli allenatori. Soprattutto perché siamo uomini che amano la competizione. A me per due anni è mancata l’adrenalina del calcio, sono andato in crisi. La vita si era appiattita. Vivevo in una bellissima città negli Stati Uniti (Miami, ndr), moglie e tre figli però mi mancava il calcio. Noi abbiamo bisogno del calcio, di quegli stimoli forti».

Perché il Frosinone?

«Perché mi ha chiamato e voluto. Con altre squadre solo qualche situazione. Il Frosinone è stato il top. Nel mio momento della carriera è il massimo che posso avere».

E' entrato in campo a 17 anni, il suo allenatore ha rischiato. Potrebbe accadere la stessa cosa qui a Frosinone?

«Lo scorso anno a Perugia abbiamo giocato con due ’99 sulle mezze ali, abbiamo fatto esordire un 2001, nell’ultima parte del campionato abbiamo giocato con un ‘98. Eravamo la seconda squadra più giovane. L’importante è che i giocatori siano bravi. Per ma la data di nascita non conta. Chi gioca bene avrà spazio, noi il coraggio lo abbiamo».

Lei ha nominato Verre. Le piacerebbe al Frosinone?

«Verre lo scorso anno mi ha… salvato la vita con 12 gol giocando da trequartista. E’ della Samp. Non so cosa vorrà fare. Vedremo con i direttori, ognuno di noi metterà dei nomi sul tavolo e quindi sceglieremo in base a tante dinamiche. Comunque sempre le scelte migliori».

Perché lei è partito dal basso?

«Nella mia vita ho fatto il passo adeguato alla gamba. Credo molto nel lavoro e nella costruzione delle idee di calcio. Se vai in una grande squadra magari non hai tempo per sviluppare la tua identità di gioco. In America ho fatto l’esperienza più bella della mia vita: due anni a Miami in cui ho messo in pratica tante cose. E quella esperienza mi è servita a crescere».

Lo staff che porterà qui a Frosinone?

«Lo stesso di Perugia: Rubinacci sarà il mio vice, Vaccariello sarà il preparatore atletico, due anni fa era all’Atalanta. Quindi due assistenti di campo, Girini e Lo Monaco e il preparatore dei portieri Benvenuto».

Ci saranno novità nell’organico?

«Sinceramente non posso suggerirle i nomi. Tutti gli allenatori cercano giocatori buoni. In guerra con la fionda nessuno vuole andarci. Chi prendere non lo sappiamo ancora».

Che messaggio si sente di dare ai tifosi?

«Credo di poter dire che non sarà un anno scontato. Ogni punto andrà sudato da tutti noi perché questa categoria non si prende con presunzione anche se il Frosinone è una delle squadre più importanti. Io credo molto nell’umiltà di calarci in questa categoria. Un messaggio per tutti: il Cittadella che è la squadra che spende meno di tutti ha rischiato di andare in A, il Crotone di scendere».

Ancora il mercato: ha pensato piuttosto di acquistare, di tenere quelli che ci sono?

«Forse cambiamo modulo e questo comporta qualche cambiamento. Tutti debbono essere motivati. Devi essere strafelice di essere qui. Magari sono tutti strafelici ma dovremo valutare tante cose».

Ha un’idea dei giocatori sotto contatto?

«Conosco benissimo le caratteristiche dei calciatori. Lo scorso anno provammo anche a prenderne un paio ma erano un po’ cari. Ripeto: sono tutti giocatori forti ma certe valutazioni complessive anche in funzione del modulo andranno fatte».


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