Coronavirus, Istituto Superiore Sanità: “Trend in decrescita ma Covid-19 non sta scomparendo”

Redazione Picenotime

17 Aprile 2020

Brusaferro, Rezza e Onder

"La curva ci racconta di 160mila persone risultate positive al tampone, ci racconta di persone con sintomi che stanno riducendosi e ci racconta anche di una curva di positività che è in fase decrescente a livello nazionale". Lo ha detto stamane in conferenza stampa Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. "C'è una forte reattività in tutto il Paese nell'andare ad intercettare precocemente dei focolai, adottando delle misure tempestive per bloccare la circolazione del virus all'interno della comunità. Monitoriamo come sta avvenendo l'evoluzione dei contagi, grazie anche al fatto di poter disporre di una quantità di campioni un po' più ampia: ieri sono stati riportati dalla Protezione Civile oltre 60mila tamponi eseguiti. Oltre il 60% dei deceduti ha tre o più patologie, se consideriamo due o più patologie arriviamo all'82% - ha aggiunto Brusaferro -. In merito alle principali complicanze, fondamentalmente l'evento più comune è la polmonite (nel 96,7% dei casi), mentre con frequenza minore c'è un danno renale acuto (nel 22,9% dei casi). Sappiamo che gli operatori sanitari sono un elemento decisivo e hanno pagato anche un prezzo molto alto in questa fase dell'epidemia. Stiamo indagando insieme alle Regioni per capire qual è la tipologia di professionisti che maggiormente è stata coinvolta". 

Ha poi preso la parola Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità: "Vediamo che c'è un trend alla decrescita nel numero dei casi, se presentati per data di comparsa dei sintomi, ma il virus non sta scomparendo. spesso si parla di nuovi contagi, ma si tratta in realtà di vecchie notifiche. Adesso e' importante considerare la comparsa dei sintomi. Non c'è nessun picco nella curva dell'epidemia: si è trattato di un picco artificioso, generato dal lockdown. Nella fase 2 sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio, con l'identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti, oltre ad azioni di contenimento e ad una eventuale creazione di zone rosse". 

Si è espresso in conferenza stampa anche Graziano Onder, direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Endocrino-Metaboliche e Invecchiamento dell'Istituto Superiore di Sanità. "A partire dal 1° Febbraio sono stati tra i 6 e i 7mila i decessi avvenuti nelle Rsa, le strutture di ricovero per anziani. I sintomi sono stati individuati in oltre il 40% dei deceduti, ma è difficile distinguere fra influenza e Covid-19. I decessi rappresentano circa il 7% del numero complessivo degli anziani residenti nelle Rsa, calcolato in oltre 80mila. La maggior parte delle Rsa si trova nel Nord Italia. Fra le criticità finora rilevate nelle Rsa, infine, la carenza di dispositivi di protezione, la carenza nelle somministrazioni di tamponi e la carenza di personale".


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