Tres, al Ventidio un divertissement che fa riflettere

Redazione Picenotime

17 Novembre 2014

TRES è una commedia di Juan Carlos Rubio interpretata da Anna Galiena (Marisa), Marina Massironi (Carlotta), Amanda Sandrelli (Angela) e Sergio Muniz. La regia è affidata a Chiara Noschese.

Lo spettacolo inizia a sipario chiuso con una telefonata che ci introduce subito nella prima parte della storia: si sta organizzando una rimpatriata tra compagne di scuola. Alla fine però saranno solo Marisa, Angela e Carlotta a riunirsi nella “sobria” (luci stroboscopiche e divano a forma di bocca disegnato da lei) casa di Marisa. Colei che tra le tre risulta essere quella apparentemente più fortunata: Marisa è una donna diventata ricca grazie al suo lavoro di conduttrice televisiva. Ormai però la sua carriera è inesorabilmente scivolata nella pubblicità di scarso livello. Le innumerevoli esperienze con gli uomini non l’hanno però aiutata nel trovare il compagno della sua vita.

Carlotta è un avvocato precario che vive con il suo gatto. Il marito l’ha abbandonata per la segretaria. Classico clichè, e non unico dello spettacolo, per una commedia che ha probabilmente come obiettivo principale quello di divertire e non far troppo riflettere lo spettatore. Freudianamente stavo per dire “telespettatore”. Perché effettivamente l’applauso spontaneo all’apparizione sulla scena di Sergio Muniz (personaggio televisivo), senza alcun merito se non la “bellezza”, lascia presagire che di sicuro siamo di fronte ad un pubblico più avvezzo alla televisione che al teatro.

Il personaggio di Angela a mio avviso è uno dei più interessanti. Anche Angela è una donna sola che non si rassegna alla morte dell’amato marito. La sua dolce ingenuità si ribalta spesso in un buffo modo di essere che raggiunge l’apice con l’utilizzo di droghe ed alcool. Forse è l’unico personaggio di cui riusciamo a percepire una vita interiore. Dopo aver fumato cannabis Angela dà vita ad un pensiero: “ho le stesse paure di quando ero piccola: paura di restare sola, di non essere amata… quanto vorrei abbandonare me stessa ed essere un’altra.” Concentrandosi poi su una frase che aveva precedentemente detto Marisa durante il loro primo incontro: “Non mi piacciono le persone che non cambiano, perché nulla di quello che vivono le arricchisce o le modifica.” Così Angela, sotto effetto di stupefacenti, si pone una domanda che più logica non poteva essere: “Perché non proviamo a cambiare le nostre vite?”

Tra risate, accuse e droghe salta fuori la mancanza (il desiderio?) che le accomuna: non avere avuto un figlio. Decidono quindi di avere tutte e tre un figlio, nello stesso momento e dallo stesso uomo. L’uomo scelto e pagato sarà Alberto, il personaggio interpretato da Sergio Muniz. Nessuno si sognerebbe mai di giudicare le implicazioni morali di questa scelta. Dato che tutto è improntato sul divertissement. Anche se alla fine dello spettacolo Marisa si lascia andare in un pensiero: alla fine ciò che conta in una famiglia, anche se composta da tre madri e un padre, è il volersi bene e il sostenersi e l’aiutarsi l’un l’altro. E questo però fa riflettere.


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