Costantino Rozzi e mezzi d'informazione, il ricordo di Bruno Ferretti

Redazione Picenotime

02 Dicembre 2014

costantino rozzi
Continua il nostro viaggio storiografico per far conoscere meglio la grandezza del personaggio Costantino Rozzi a pochi giorni dal ventennale della sua triste scomparsa avvenuta il 18 Dicembre 1994.

Per tutto il mese di Dicembre la redazione di Picenotime.it, che ha da subito garantito ampia collaborazione ad Anna Maria Costanza Rozzi nella realizzazione di un sito web esclusivamente dedicato alla figura del padre, vi presenterà documenti inediti ed esclusivi che ripercorrono sotto tanti punti di vista la vita di uno degli uomini che più hanno saputo lasciare il segno nella storia contemporanea del Piceno.

Oggi vi proponiamo un estratto dell'intervista realizzata da Marco Amabili nell'autunno 2004 al noto giornalista ascolano Bruno Ferretti, inviato sportivo del quotidiano "Il Messaggero", che ci aiuta a comprendere meglio il rapporto tra Rozzi e i mezzi d'informazione. L'intervista completa è presente nel libro "Costantino Rozzi e il Piceno. Analisi di un fenomeno".

Come si poneva Rozzi nei confronti dei mass media e della carta stampata in particolare?

Rozzi aveva captato l'importanza degli organi di informazione e aveva un rapporto molto genuino e schietto nei confronti dei giornalisti, basato su un profondo rispetto reciproco. Aveva ben presto capito che il suo modo di parlare molto chiaro e diretto faceva presa sul pubblico, tant'è che negli anni d'oro dell'Ascoli Calcio tutti i maggiori quotidiani nazionali si occupavano di lui e le sue presenze nelle trasmissione sportive della Rai erano quasi un appuntamento fisso. Tutti i giornalisti, a partire dal grande Gianni Brera, erano in competizione per ottenere una sua intervista, la sua franchezza e l'innata simpatia avevano conquistato il mondo dei mass media.

Stimava i giornalisti?

La stima e il rispetto reciproco erano alla base del suo rapporto con la realtà giornalistica, ma il suo carattere vulcanico lo portava spesso ad avere screzi e violente liti con i cronisti dell'epoca. Quando la mattina leggeva una critica o un appunto nei confronti del suo amato Ascoli andava su tutte le furie e non esitava a telefonare ad ogni singolo giornalista per ribattere alla sua maniera, a volte anche minacciando querele e "ritorsioni". Anche il sottoscritto è stato spesso testimone di queste colorite discussioni e sono state parecchie le volte in cui mi sono "beccato" molti insulti da parte del compianto Costantino. Ma proprio quando sembrava che stava superando ogni limite, veniva fuori il vero carattere e l'immensa bontà del personaggio Rozzi. Faceva passare qualche minuto per smaltire la rabbia, ti richiamava gentilmente per scusarsi e magari ti invitava a cena per chiarire definitivamente il diverbio. Sono moltissimi i giornalisti che hanno pranzato nei suoi ristoranti o nella sua fantastica cantina di Villa Pigna, anche durante gli intervalli delle partite non esitava a far portare in tribuna stampa dello stadio "Del Duca" delle squisite olive all'ascolana tutte da gustare. Da persona molto intelligente quale era voleva curare in maniera molto meticolosa il suo rapporto con i mezzi di informazione e, nonostante la sua indole lo portava spesso a comportarsi in modo alquanto colorito, aveva un radicato rispetto dei ruoli e della nostra professionalità.

Come mai è stato per anni una colonna portante di un programma televisivo nazional-popolare come "Il Processo del Lunedì"?

Innanzitutto bisogna sottolineare in questo caso la furbizia e l'intuito del conduttore della trasmissione Aldo Biscardi, che ha subito apprezzato le doti umane ed espressive di Rozzi facendone un cardine ed una vera e propria icona del suo programma. Fin dalla sua prima apparizione in video Rozzi ha mostrato al pubblico  genuinità e "faccia tosta", non avendo paura di affermare ciò che pensava e non intimorendosi neanche di fronte ai potenti dell'epoca, quali potevano essere Ferlaino, Boniperti, Viola, Pellegrini e Berlusconi. Lo stesso Biscardi ha ammesso in una recente intervista che le prime edizioni del suo Processo le ha tenute in auge grazie soprattutto al presidente dell'Ascoli, rendendolo un ospite fisso che ad ogni apparizione in studio faceva salire vertiginosamente i picchi dell'Auditel. Nonostante fosse l'ultimo arrivato nel grande calcio e rappresentasse una normale città di provincia, era diventato il difensore delle piccole squadre dell'epoca come Catanzaro, Como, Pisa, Empoli, Avellino e tante altre ancora, difendendo strenuamente i loro diritti e non esitando a scagliarsi anche violentemente contro il cosiddetto "palazzo". Non amava le ingiustizie e i privilegi delle grandi squadre e, anche se a volte si esprimeva con battute dialettali che suscitavano l'ilarità di tutti, diceva cose fondate e anticipò problematiche che al giorno d'oggi sono terribilmente attuali. Sembrava quasi avere una capacità profetica quando si parlava di ingaggi troppo elevati dei calciatori, di spese eccessive delle società, di elevato numero di giocatori stranieri nel nostro campionato, di non perfetta trasparenza nelle designazioni arbitrali e dell'invasione delle televisioni nel mondo del calcio. Aveva intuito prima di tutti che lo sport più amato dagli italiani stava prendendo una strada senza ritorno, cercava di contenere le spese e calmierare il mercato, ma da solo contro i potenti poteva fare ben poco se non lanciare il suo grido d'allarme. Invocò per primo il sorteggio integrale degli arbitri onde evitare i continui errori regolamentari a cui era sottoposta quasi ogni Domenica la sua squadra, cercava assiduamente di difendere i diritti e la sopravvivenza delle piccole compagini tant'è che divenne celebre una sua simpatica battuta: "Ma se non c'è l'Ascoli, contro chi vince il Milan 3-0...?".

In un tuo articolo hai definito Rozzi un "punto di riferimento" per voi giornalisti del Piceno. Che intendevi dire con questa affermazione?

Nel Piceno, grazie ai suoi innumerevoli successi non solo in campo sportivo, ha fatto compiere un salto di qualità a molti, in particolar modo a tutti noi giornalisti. Chi, come me, ha avuto l'opportunità di seguire l'epopea del suo Ascoli fin dagli esordi, sa benissimo che se non ci fosse stato il doppio salto dalla Serie C alla A in soli tre anni sarebbe stato molto difficile poter seguire dal vivo la grande ribalta del calcio italiano. Il mondo dell'informazione ascolana sarà sempre legata a Costantino proprio per questo motivo, tutti sono stati favoriti e hanno giovato dell'incredibile ed entusiasmante scalata dell'Ascoli targato Rozzi. Personalmente ho notato un accrescimento professionale di qualità, mi è stata data l'opportunità di vivere in presa diretta i grandi avvenimenti sportivi nei più importanti stadi, con l'indimenticabile "ciliegina" dell'arrivo nel mitico impianto di Wembley per la finale di Coppa Anglo-Italiana. Rozzi voleva identificare i successi della sua squadra con la città, tant'è che già al secondo anno di presidenza fece cambiare il nome della società da Del Duca ad Ascoli Calcio. Il capoluogo piceno ha avuto una promozione eccezionale grazie ai successi e alla verve di Rozzi, anche da un punto di vista turistico e di immagine. Prima di lui Ascoli era meno nota sia di San Benedetto del Tronto che di Ascoli Satriano in provincia di Foggia. A questo proposito è da ricordare l'incredibile gaffe di un giornalista della Gazzetta dello Sport che nel presentare un Ascoli-Milan scrisse: "La compagine rossonera andrà a giocare nella cittadina abruzzese...".



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