De Vincentiis replica ad Albertazzi: «Il suo comportamento mi ha ferito»

Redazione Picenotime

27 Agosto 2013

Ha suscitato molto interesse a livello locale e nazionale l'intervista esclusiva che il 22enne discobolo ascolano Eduardo Albertazzi ha rilasciato a Picenotime.it dopo la rottura con il suo storico allenatore Armando De Vincentiis.

E proprio l'ex maestro, che da atleta ha partecipato a due edizioni dei Giochi Olimpici nel lancio del disco a Monaco 1972 e Montreal 1976, ha voluto rispondere ad Albertazzi in una lunga intervista esclusiva che fa ulteriore chiarezza su un caso che ha scosso l'Asa Ascoli e l'intero movimento dell'atletica leggera italiana.

Per massima chiarezza e trasparenza, al fine di regalare ai lettori un quadro il più completo possibile della vicenda, pubblichiamo la nota ufficiale inviataci da Eduardo Albertazzi in merito all'intervista che trovate di seguito:
Dopo aver letto l'intervista ad Armando de Vincentiis pubblicata da Picenotime.it nel giorno 27 agosto 2013, ho rilevato una serie di affermazioni non veritiere sulla mia persona, sulla mia famiglia e sullo svolgimento dei fatti inerenti la stagione agonistica del 2012/2013. Fermo restando il non aver MAI rivolto parole offensive, mi riservo l'esercizio del diritto di adire le vie legali.

Armando, allora non alleni più Eduardo?

Si è vero, non alleno più Albertazzi. Aveva 14 anni quando è venuto al campo e da 15 anni fino a 21 anni è sempre stato il numero uno in Italia, prima tra gli allievi, poi tra gli juniores, poi tra le promesse e infine campione italiano assoluto (estivo nel 2012, invernale nel 2013).

Stiamo parlando di un ottimo ragazzo e atleta.

Sì, Eduardo è un bravo ragazzo, a volte è effervescente e brillante, altre volte sembra essere affetto da “paturnie”, sulle quali fino a poco tempo fa io ho sempre sorvolato ripensando alle cavolate che tutti noi facevamo a vent’anni.

Perché il sodalizio si è rotto?

Nel Febbraio scorso, quando stavano iniziando le prime gare che precedono i campionati italiani invernali, quando l’allenamento diminuisce nella quantità e nel tempo di lavoro a favore della rapidità, le sue “paturnie” sono ricomparse con una certa insistenza, e io da casa, dopo l’allenamento, gli inviai la seguente e-mail il 19 Febbraio 2013: «Con me, Eduardo, non puoi comportanti come stai facendo. Sembra che sei incazzato con me e con il mondo intero e agisci con atteggiamento quasi ostile nei confronti di tutto l'ambiente. Con me devi parlare, spiegarti, evitando così di farmi pensare a cose spiacevoli e indurmi a reazioni che già conosci. In questo mondo ci sono anche persone corrette, leali  che si impegnano per il solo piacere di farlo, facendo anche del bene disinteressatamente. Se questo non viene riconosciuto e apprezzato arrivederci e tanti saluti».

Sì, ma poi ai primi di Marzo ad Ancona Eduardo non soltanto ha vinto gli Assoluti ma ha anche vinto brillantemente l’incontro internazionale Italia, Francia, Germania con 62,32 metri.

Proprio così, tutto sembrava risolto e abbiamo ripreso gli allenamenti con grande entusiasmo, attenendoci a quanto codificato dalla specifica metodologia dell’allenamento, cioè un periodo di ricarico per poter arrivare a Giugno nelle condizioni ottimali.

Invece cosa è successo?

E’ successo che le “paturnie” sono tornate. Non parlava e non mi guardava negli occhi. Non riuscivo a capire nè il motivo del suo status psichico nè il motivo del suo modo svogliato di lanciare. Ero perplesso e nel contempo cresceva la mia irritazione, non capivo perché nelle prove di forza, nei balzi e nella velocità andava bene, mente nei lanci era un disastro. Pensavo che un po' di stanchezza poteva esserci come spesso era accaduto, ma non si giustificava il suo lanciare a 40 metri da fermo e a 48 con il giro. Quando un discobolo del suo livello è molto stanco, lancia da fermo a 48 metri e con il giro a 54. Constatando il suo rifiuto a parlare gli ho detto di andarsene e ritornare soltanto quando gli tornava la voglia e soprattutto il sorriso. La cosa era già successa altre volte.

A Maggio sono arrivate le gare...

Sì, lui ha poi fatto qualche giorno di lavoro da solo ed è andato a gareggiare a Cassino (25 Maggio) per i Campionati italiani universitari dove è arrivato secondo con 56 metri. Un disastro. A quanti (atleti italiani, dirigenti nazionali, ecc.) mi hanno chiesto il perché di tale risultato ho dovuto per sommi capi spiegarne i motivi, dicendo anche che stando così le cose mi astenevo dall’allenarlo.

Poi il vostro rapporto si è definitivamente chiuso.

Sì, nei giorni seguenti ha continuato ad allenarsi da solo per poi decidere di andare a Tarquinia (5 Giugno). Nel pulmino dell’ASA c’era lui con altri ragazzi del gruppo lanci ed anche io. Altro disastro, con 55 metri e rotti. Tornati ad Ascoli Piceno io me ne sono andato senza salutare anche perché durante il viaggio di ritorno mi aveva infastidito il cantare gioioso di Eduardo, inoltre non capivo il motivo di tale risultato. In riscaldamento aveva lanciato da fermo a 52 metri dimostrando efficienza fisica mentre con il giro sembrava non voler volutamente lanciare bene (la tecnica di lancio non si dimentica perché resta scolpita nella corteccia cerebrale ). Lui deve aver capito l’antifona e prima di andare a casa ha chiesto consigli a Luigi De Santis, che nell’occasione aveva fatto l’autista accompagnatore (Gigi è uno dei miei primi allievi, campione italiano di lancio del peso che non è andato alle Olimpiadi di Mosca per il boicottaggio deciso dal governo italiano). Luigi ha consigliato ad Eduardo di parlarmi e chiarire il tutto. Il giorno dopo, davanti a tutti i ragazzi e i tecnici del gruppo lanci, a seguito di una mia battuta di approccio, Eduardo mi ha rivolto parole offensive.

E’ finita così...

Sì, prima però ho chiamato la madre di Eduardo chiedendogli cosa stava accadendo al ragazzo. Ha parlato solo lei. Mi ha chiesto di essere comprensivo perché il ragazzo sta vivendo una fase di vita difficile, <<è in un passaggio che lo porterà alla consapevolezza di essere uomo>>. Ha finito dicendomi di aspettarlo perché tornerà... All’incirca la stessa cosa mi ha ripetuto a Rieti in occasione dei Campionati Italiani Promesse in presenza di tutti.

Ora cosa succede? Eduardo è parso molto risentito nei tuoi confronti e dice che potrebbe avere difficoltà ad allenarsi ad Ascoli perché osteggiato dall’ASA.

Ammetto che il comportamento di Eduardo mi ha ferito. In certe circostanze un tecnico vede svilita la propria professionalità costruita da 40 anni di lavoro e di esperienze. Sentirsi dire da un ragazzo di 21 anni certe cose sembra impossibile. Ecco che allora metto in atto ciò che è prassi comune, quella cioè di considerare l’atleta Eduardo non più componente del gruppo da me allenato e del quale sono responsabile, con la conseguente perdita di tutti quei vantaggi e privilegi sino ad ora accessibili. Tutti quelli che divorziano non continuano a dormire nello stesso letto, nella migliore delle ipotesi si dorme in letti separati. Ciò significa che si dà al ragazzo la possibilità di continuare ad allenarsi adeguatamente ma in altre strutture presenti nel campo. 

Sei dispiaciuto?

Sì certo. Ma poi tutto passa, sai che certe cose accadono spesso nel mondo dello sport, panta rei... Ora mi auguro che Eduardo tragga da questa esperienza ulteriori motivazioni e gli insegnamenti per diventare un grande discobolo. L’ASA, alla quale lui e tutti noi dobbiamo infinita riconoscenza, è, come ho accennato, disponibile a farlo allenare, quindi ad utilizzare tutte le attrezzature, anche quelle che io personalmente ha donato con il cuore alla Società (bilancieri, panche, attrezzi).
 
Che c’è coach, sembri perplesso. Devi dire qualcosa d’altro in merito?

Ma sì la dico. Vedi Marco, nel ricostruire più volte la storia come ho fatto ora, molte cose non quadrano, non mi convincono. Tutto tornerebbe invece se partissimo dall’ipotesi che Eduardo volesse cambiare vita, cioè liberarsi dei vincoli che il vivere ed allenarsi ad Ascoli gli impongono. Vincoli che possono essere diversi, come il coach che rompe, la madre apprensiva, gli amici di campo che non condividono il suo agire e via dicendo. Tornerebbe anche il comportamento delle "paturnie" di Febbraio e di quelle di Aprile e Maggio, tornerebbero gli strani risultati di Maggio, Giugno e Luglio, tornerebbero i commenti dei suoi colleghi di campo («Coach, Eduardo deve decidere cosa vuole fare...»), tornerebbe il perché lui abbia deciso di smetter per quest’anno di gareggiare. Troverebbe giustificazione, quindi, anche l’overtraining, Tutto insomma avrebbe una sua logica Se così fosse l’anno prossimo riprenderà a lanciare subito oltre i 60 metri. Probabilmente farà anche il minimo per gli Europei di Zurigo. Poi arriverà il momento della verità. O assisteremo alla esplosione del campione oppure al ritorno delle “paturnie”.

Tu cosa farai ora?

Io continuerò ad allenare giovani. Lo farò però accogliendo il consiglio del nostro maestro Carlo Vittori: «Nei rapporti con i ragazzi di oggi dobbiamo ben distinguere il ruolo dell’educatore da quello dell’educando, evitando familiarizzazioni...».

Clicca qui per rileggere l'intervista esclusiva ad Eduardo Albertazzi

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