Zona Franca, intervista a Luca Fratini dell’Associazione Babazuf

Martina Fabiani

25 Agosto 2015

Luca Fratini presidente dell’Associazione Babazuf
Durante Zona Franca 2015 abbiamo fatto due chiacchiere con Luca Fratini che da qualche anno è presidente dell’Associazione culturale Babazuf di Castel di Lama. Ci racconta un po’ la storia dell’associazione e quella del festival e, per l’occasione, ci apre le porte della sede che si trova a ridosso di Piazza della Libertà, ai piani alti di un edificio completamente ricoperto da eccezionali lavori di pittura murale. 

Ciao Luca, sappiamo che dietro l’iniziativa Zona Franca c’è Babazuf, puoi spiegarmi in breve quando è nata e chi ne fa parte attualmente?

È nata nel 2001 da un gruppo di amici affiatati e volenterosi ed è l’unico circolo Arci nel Piceno. Io attualmente ne sono il presidente, ma non faccio parte del nucleo fondante; entro in un secondo momento quando c’è stato un cambio generazionale, diciamo. Siamo all’incirca 150 tesserati, mentre il direttivo è composto da cinque persone: un presidente, un tesoriere…insomma come una normale associazione. Gli operativi al 100% saranno una decina.

Immagino organizziate altre iniziative oltre a questo festival, quali sono e dove si svolgono?

Sì, dal 2001 siamo attivi sul territorio organizzando corsi di fotografia, pittura, teatro, ma anche cineforum, mostre, presentazioni di libri e attività ludiche. Loro e anche io da quando ne faccio parte, abbiamo sempre cercato di abbracciare diversi ambiti. Durante gli anni ci siamo anche impegnati socialmente, ricordiamo, ad esempio, la cena con gli immigrati. Facciamo praticamente tutto qui in sede tranne la ZF che si svolge all’aperto.

Veniamo ora a Zona Franca. Siamo già arrivati all’ottava edizione, hai visto sviluppi rispetto alle prime edizioni, cosa è o non è cambiato?

Allora se vogliamo essere pignoli, i fondatori di questo festival siamo io ed ad altri due ragazzi. Avevamo un serbatoio di idee e non volevamo che andasse sprecato. Volevamo fare una festa come piaceva a noi, per ascoltare musica e stare insieme, senza dargli il taglio di sagra o di evento mondano, senza biglietto e con prezzi popolari. Nasce così la prima edizione di ZF nel 2007, patrocinata da Filippo, il gestore del bar della Bocciofila.

E come andò?

Il primo anno ottenemmo un riscontro incredibile, che non ci aspettavamo assolutamente e, sulla scia di questo, siamo andati avanti per tutti questi anni. Poi per motivi lavorativi e familiari, due del terzetto iniziale si sono allontanati e la terza edizione fu rimediata all’ultimo momento. Quell’anno c’è stata la fusione in toto con l’Associazione Babazuf (che comunque ci aveva sempre dato una mano, dobbiamo riconoscerlo). Dobbiamo ringraziarla perché non so se la festa sarebbe andata avanti senza il suo aiuto. Possiamo dire che, musicalmente parlando, è uno dei festival più validi in zona.

La line up che proponete è sempre poco mainstream, deduco che l’aspetto commerciale della musica vi interessi poco. Seguite esclusivamente i vostri gusti nella scelta delle band?

Esatto. Il direttivo si consulta e sceglie a seconda dei propri gusti, ma anche della disponibilità dei gruppi. Ovviamente abbiamo un nostro immaginario, seguiamo poco le mode e di questo ci assumiamo tutti i rischi. Ad esempio i Jennifer Gentle sono anni che li seguiamo, così come i Julie’s Haircut lo scorso anno.

Ultima domanda. Avete mai pensato di ampliarvi e farlo diventare un festival di due giorni inserendo, ad esempio, altre forme d’arte?

Beh i primi anni, ad esempio, c’erano esposizioni di pittura e scultura. Abbiamo anche dato la possibilità ad artisti quotati di riempire i blocchi di cemento qui intorno con murales. E per rispondere alla tua domanda, certo che ci piacerebbe ingrandirci, ma non basta lo sforzo del singolo, ci vogliono più risorse, sponsor e più coinvolgimento da parte delle amministrazioni. È pur vero che il comune ci fornisce le strutture, ma servirebbe più partecipazione. Ora come ora con il ricavato del festival si fa pari e quello che si guadagna serve per l’anno successivo. Non abbiamo scopi di lucro, ci sono degli aspetti fondanti che vogliamo rimangano. Abbiamo delle idee per il prossimo anno, staremo a vedere.
PTIME

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