Jackson Pollock: quando l'energia viene resa visibile...

Martina Fabiani

14 Ottobre 2015

Picenotime non si ferma, ma si muove, viaggia, scopre ed esplora. 

Si va infatti in trasferta a Venezia, una delle più belle cornici del nord Italia, ricca di arte e cultura. È proprio l’arte la protagonista di questo viaggio e di questo articolo.

Il motivo che ci ha portati fin lì è la presentazione della prima biografia dell’artista statunitense, Jackson Pollock, a firma di B.H. Friedman che si è tenuta presso il museo Peggy Guggenheim. A parlarne sono Angela Vettese, storica dell’arte italiana, docente e curatrice e Philip Rylands, direttore della collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Con sicurezza, preparazione ed interesse verso l’argomento trattato, i due passandosi diverse volte la parola, ci presentano la figura turbolenta e caotica dell’artista Jackson Pollock, fornendoci al contempo notizie biografiche ed artistiche che, in Pollock, potrebbero essere considerate un tutt’uno. 

È il più piccolo di cinque fratelli, predisposizione per l’arte mostrata sin da piccolo.

Personalità selvaggia e a tratti violenta, probabilmente il risultato di un’educazione coercitiva, e che esplode come una bomba nei suoi quadri. In essi si libera della corazza, dà sfogo ai suoi impulsi e, paradossalmente, trova un ordine al suo caos interiore.

Pollock rivoluziona la pittura e si inscrive all’interno dell’Impressionismo astratto. 

Sono infatti le sue impressioni ed emozioni a parlare nelle sue tele, ma con i tratti tipici dell’astrattismo, inaugurato da Wassilly Kandinsky.

La tela di Pollock si svincola perfino dalla convenzionalità del formato. Viene collocata a terra, senza cavalletto; egli la circonda, la pesta, getta su di essa il colore senza che il pennello tocchi la superficie. 

Pollock dipinge in armonia o disarmonia con la sua psiche. I margini non esistono, non bastano. Così come non basta il colore; lascia infatti cadere sulla tela anche sabbia, polvere o mozziconi.

Questo fatto potrebbe avere rimandi con la cultura degli indiani nativi, con i quali entrò in contatto grazie al lavoro del padre, agrimensore. Secondo la loro tradizione, all’avvicinarsi del solstizio d’inverno, venivano creati disegni con polveri colorate, sabbie e carbone per rendere propizia la caduta della pioggia, fondamentale per l’agricoltura. 

Chissà che anche Pollock volesse propiziare se stesso e la sua arte!

Il primo evento del booktour si svolge nel contesto della mostra Jackson Pollock, Murale. Energia resa visibile, presentata a Venezia dal 23 Aprile al 16 Novembre 2015, a cura di David Anfam, Senior Consulting Curator del Clyfford Still Museum di Denver. 

C’è ancora tempo per osservare la maestosità del Murale che venne commissionato a Jackson Pollock direttamente da Peggy Guggenheim per il suo appartamento newyorkese nel 1943 e che, per la prima volta, arriva in Italia.

È l’opera più grande che sia mai stata realizzata dall’artista e l’impatto visivo è incredibile, così come incredibile è il modo in cui riesce a combinare l’unità compositiva con un senso di ampia scala; il tutto coronato da una vivacità ed esplosione cromatica. 

La mostra comprende anche l’opera Alchimia, recentemente sottoposta ad un intervento di conservazione all’Opificio delle pietre Dure di Firenze, così come esempi di fotografia d’azione, praticata da alcuni fotografi come Herbert Matter, Aaron Siskind e Gjon Mili e messi in relazione con l’arte di Pollock.

C’è tempo fino al 16 Novembre per vedere questi straordinari pezzi d’arte che sicuramente ripagheranno qualche ora di treno. 

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