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di Redazione Picenotime
Questa mattina, venerdì 20 febbraio, l’Amministrazione comunale e il Circolo dei Sambenedettesi hanno commemorato, in una sala convegno del Museo del Mare gremitissima, il 60esimo anniversario della tragedia del motopesca “Pinguino”.
Dopo i saluti istituzionali di Rita Stentella, Commissario straordinario del Comune, e di Giuseppe Quattrocchi, Comandante della Capitaneria di Porto, è intervenuto Gino Troli, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, che ha ricordato come occasioni come queste siano fondamentali per conservare e tramandare la memoria di fatti di mare che interessano tutta la città, nonostante l’importanza del porto sambenedettese a livello nazionale non sia più quella di alcuni decenni orsono.

Adalberto Palestini, figlio del comandante del “Pinguino”, ha parlato in rappresentanza dei familiari delle vittime ricordando i momenti difficili che si trovarono ad affrontare le famiglie colpite da questa sciagura. Molto accurata la ricostruzione storica compiuta dal giornalista Remo Croci che ha ripercorso i momenti salienti delle ricerche del relitto volte soprattutto a chiarire le reali dell’affondamento che inizialmente furono arbitrariamente attribuite ad una esplosione interna allo scafo dovute alla presenza di armi, fatto che gettò un ingiusto discredito sulle vittime. Solo di recente, anche grazie a confessioni postume, è stato possibile appurare che il “Pinguino” fu speronato da una nave corsara giapponese a cui, per depistare le indagini, fu persino cambiato il nome.
Quindi, sul muro paraonde del Molo nord “Rodi”, è stata deposta una corona sulla lapide che riporta i nomi delle vittime.