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Covid, zona bianca vale 2,5 miliardi per vino italiano. Raccolta grano, prezzi in rialzo

di Redazione Picenotime

sabato 19 giugno 2021

Il ritorno di quasi tutta Italia in zona bianca dove salta il coprifuoco e si allungano le tavolate con un significativo incremento dell’ospitalità e degli incassi in tutti i ristoranti, bar e agriturismi vale 2,5 miliardi su base annuale per il vino italiano, il settore dell’agroalimentare Made in Italy più penalizzato dall’emergenza Covid.

E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti diffusa in occasione di Operawine promosso da Vinitaly che segna il ‘restart day’ del vino italiano.

Un appuntamento che coincide che il cambio di colore del Paese con il superamento di quasi tutti i limiti per il canale della ristorazione che – sottolinea la Coldiretti – rappresenta in valore il primo mercato di sbocco del vino italiano. Il via alla ripresa delle attività di ristoranti, bar e agriturismi ha dunque – continua la Coldiretti – un impatto rilevante dal punto di vista economico per il settore vitivinicolo poiché interessa soprattutto i prodotti a maggior valore aggiunto come i 526 vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, che rappresentano il 70% della produzione nazionale e che sono stati proprio i più penalizzati dalla pandemia. 

A causa dei lockdown e delle misure di restrizione disposte dai vari Dpcm, dall’inizio della pandemia più di 2 aziende vitivinicole su 3 hanno registrato una perdita di fatturato nel 2020, con punte superiori al 30% rispetto all’anno precedente, secondo stime della Coldiretti.

Un crollo che non è stato compensato dall’aumento dei consumi domestici che sono aumentati per il maggior tempo trascorso in cucina per la preparazione di pranzi, cene e apertivi. Il vino e gli spumanti sono stati molto apprezzati durante i vari lockdown, con una crescita degli acquisti rispettivamente dell’8,3% e del 7,5% nel 2020 rispetto all’anno precedente, stando a un’analisi Coldiretti su dati Ismea.

All’incremento delle vendite al supermercato si accompagna il vero e proprio boom registrato in quelle on line dell’e-commerce – continua Coldiretti – che sono più che raddoppiate nel 2020 (+105%), rispetto al 2019, sulla base di un’elaborazione Coldiretti su dati Wine Monitor Nomisma.

Con l’avanzare della campagna di vaccinazione a livello mondiale si punta ora all’export dopo che il primo trimestre ha fatto segnare anche nei confronti delle esportazioni che nel primo trimestre del 2021 ha fatto registrare un calo del 4% in valore in continuità con il trend dello scorso anno. L’Italia – conclude la Coldiretti – è il principale esportatore mondiale di bottiglie di vino nel mondo.

Con l’arrivo del caldo torrido inizia inoltre in Italia la raccolta del grano stimata in calo del 10% nonostante l’aumento delle superfici coltivate a causa del clima pazzo con una fredda primavera dopo un inverno mite ma anche sotto la spinta della domanda mondiale di pasta favorita dalla pandemia. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti che annuncia il via della trebbiatura nelle regioni del Mezzogiorno per poi proseguire verso nord.

Un segnale di ripartenza nelle campagne dove – sottolinea la Coldiretti – con l’emergenza Covid non si è fermato il ciclo naturale delle lavorazioni per garantire l’approvvigionamento alimentare delle produzioni in uno scenario segnato da speculazioni, accaparramenti e distorsioni del commercio a livello internazionale.

L’aumento della domanda di grano tricolore – sottolinea la Coldiretti – è spinto dal record storico messo a segno dalle esportazioni nazionali di pasta che hanno fatto registrare un balzo del 15% per un valore di 3,1 miliardi di euro nel 2020 ma ad aumentare nel corso dell’anno sono stati anche i consumi interni saliti dell’8,9 % per effetto dell’emergenza Covid che ha favorito il ritorno in cucina con il piatto più amato dalle famiglie.

Una situazione che insieme all’elevata qualità del grano nazionale e alle proiezioni di calo nelle rese porta le quotazioni a valori tra i 29 ai 30 centesimi al chilo, all’inizio della stagione di raccolta.

A colpire i campi nazionali sono stati in particolare i cambiamenti climatici che – evidenzia la Coldiretti – hanno provocato una riduzione delle rese con un raccolto che dovrebbe attestarsi attorno ai 6,5 miliardi di chili a livello nazionale su una superficie totale di 1,769 milioni di ettari coltivati fra grano duro per la pasta e grano tenero per pane e biscotti.

Si tratta della coltivazione piu’ diffusa nelle aziende agricole italiane con la Puglia che – spiega la Coldiretti – è  la regione della Penisola con la maggiore produzione grazie ad oltre 360mila ettari seguita dalla Sicilia con 264mila ettari, mentre nel resto della penisola le coltivazioni sono concentrate in Emilia Romagna con 193mila ettari, in Basilicata con 122mila ettari, nelle Marche con 114mila ettari, in Toscana con 83mila ettari in Piemonte con 62mila ettari e in Lombardia con 60 mila ettari.

Una trend spinto dalla crescente richiesta di prodotti 100% Made in Italy da parte dei consumatori. Infatti secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ l’82% degli italiani con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio. Una tendenza confermata dal successo della campagna #mangiaitaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia che ha coinvolto industrie e catene della grande distribuzione. Una svolta patriottica favorita anche dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta sotto il pressing delle battaglie degli agricoltori della Coldiretti.

Le industrie di trasformazione stanno quindi adeguando gli approvvigionamenti e le proprie linee di produzione anche attraverso accordi per aumentare le coltivazioni in Italia. In questo contesto – sottolinea la Coldiretti – un segnale importante viene dal moltiplicarsi di marchi di pasta che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, impensabile fino a pochi anni fa. Ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che – evidenzia la Coldiretti – valorizzino i primati del Made in Italy e assicurino la sostenibilità della produzione in Italia. Un impegno importante per garantire la sovranità alimentare del Paese e ridurre la dipendenza dall’estero in un momento in cui l’emergenza coronavirus ha evidenziato tutte le criticità del commercio internazionale.


“L’allarme globale provocato dal Covid ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre intervenire sulle fragilità presenti in Italia per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero in un momento di grandi tensioni internazionali”. Una situazione aggravata dalla concorrenza sleale delle importazioni – conclude la Coldiretti – soprattutto da quelle aree del pianeta che, come il Canada per il grano, non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese dove è vietato l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta.



 

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