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''Faces'', la 27enne offidana Martina Di Paolo si racconta

di Redazione Picenotime

venerdì 05 agosto 2016

Non avrei potuto fare nulla di diverso da tutto ciò”, mi dice Martina di Paolo, ventisettenne offidana, quando ci incontriamo per parlare di “Faces”, la mostra che dal 21 Luglio al 7 Agosto si può ammirare presso il Polo Museale di Offida, in via Roma 17.

Martina mi racconta di essere nata disegnando e che, ripescando le foto di quando era bambina, la si può vedere sempre con una matita o un colore in mano. Nonostante il professore le consigliasse di propendere per un Liceo Artistico, dove avrebbe sicuramente primeggiato, sceglie un Liceo Classico perché da sempre rifiuta l’idea di essere artista e di voler fare qualcosa di fine a se stesso. Dopo le superiori frequenta una scuola privata di grafica pubblicitaria e poi l’Accademia di Belle Arti di Macerata, dirigendosi verso la grafica per l’illustrazione, ad oggi la sua più grande passione. 

L’illustrazione, mi spiega, è un settore ancora un po’ sconosciuto e che raccoglie tanti ambiti, sia a livello pubblicitario che editoriale. «Io mi sto rivolgendo ad una illustrazione per aziende di moda anche se ho sempre amato e continuo ad amare l’illustrazione per l’editoria, cioè quella che accompagna il testo nei libri per i ragazzi, e non solo», confessa. Martina vive e lavora tra Offida e Roma, dove collabora annualmente con Tricromia, galleria internazionale di disegnatori ed illustratori, e con diverse aziende di moda per le quali realizza illustrazioni per book, cartelline pubblicitarie e allestimenti. Il lavoro che svolge a Roma è quindi principalmente quello di grafico. «Oggi i compiti di quest’ultimo sono ben distinti da quelli dell’illustratore, mentre un tempo il grafico era colui che disegnava a mano – pensiamo ai manifesti degli anni trenta o cinquanta – e prima che grafici si era illustratori. Oggi, purtroppo o per fortuna, si tende a suddividere tutto in compartimenti stagni quando in realtà la linea è sottile», precisa Martina.

Vado la prima volta da sola a vedere “Faces”, per pensare e poi scrivere, per avere un pensiero mio. Ci sono due sale espositive. La prima, quella che ci riguarda, presenta allo spettatore undici volti, accompagnati da un supporto in plexiglass. La seconda, di cui non parlerò qui, contiene immagini varie riguardanti il circo, la letteratura ed altro.

Ho visto volti comuni, umani, ho scorto le espressioni e il vivere quotidiano. Martina ha ritratto minuziosamente tutto, comprese rughe o macchie della pelle, perché è quella la vera immagine di noi, quella con i difetti e con le imperfezioni, ma con sfumature e particolarità che ci rendono unici. Siamo umani e questa umanità esce prepotentemente fuori dai suoi lavori. Per ritrarre queste persone sono state fatte loro alcune foto a trecentosessanta gradi, realizzate da Gianmarco Simonetti, proprio per fare una panoramica del viso e il ritratto poi nasce da un mix di pezzi presi dalle foto scattate.

Non è la prima esposizione della giovane illustratrice, ma la prima in cui si «mette in gioco davvero» e che nasce come esigenza personale, un’esigenza un po’ più da artista che da illustratrice. «Prima lavorando come grafico, prestavo poca attenzione al lato artistico perché l’illustratore se ne discosta un po’. Per me non è un artista, anche se molti sostengono il contrario, poiché si tratta di un’arte per committenza. Non si fa nulla secondo il proprio intento, ma ci si relaziona sempre con un editore o un cliente», sono queste le parole di una ragazza energica e con i piedi per terra, che ha saputo fare della sua arte anche il proprio pane quotidiano.

“Faces” viaggia controcorrente, vuole “violentarci”. Martina, per scelta, ritrae solo il volto per costringerci a guardarci in faccia, a soffermarci su chi abbiamo costantemente davanti, ma non abbiamo mai guardato davvero.  

E chi sono questi undici volti? Mi spiega che «sono tutti di Offida, perché in base a dove viene fatta la mostra prenderò dei visi, questo per far sì che il luogo sia connesso con gli abitanti del territorio. Alcuni di loro li conosco di più, altri meno. Un giorno sono uscita e mi sono detta che era ora di iniziare a pensare seriamente alla mostra e che avrei ritratto le prime persone che mi fossero capitate proprio perché durante la giornata non siamo sempre noi a decidere chi incontrare. Ecco che scappa fuori la vicina, la barista, il cartolibraio, la fruttivendola, l’amica di mia madre…». Grazie a questo “gioco”, alcuni di loro, da semplici conoscenti sono diventati per Martina amici. 

La mostra sarà itinerante e la prossima tappa è già stata decisa: Ancona, da Zucchero a Velò. Qui verranno poi raccolte le adesioni per ritrarre gente del luogo. “Faces” vuole connetterci l’un l’altro, ma anche al nostro territorio e ad altri territori, in un’epoca in cui la sola connessione, incessante e patologica, è quella tecnologica. Questi undici ritratti ci invitano a staccare le spine, a prenderci una pausa e creare nuovi legami. 

Alcuni tocchi di colore si attaccano al viso ritratto e Martina mi spiega che servono per far immaginare un possibile corpo, ma che la sua volontà era quella di soffermarsi sul viso; sono come un inizio di quello che viene riportato sul plexiglass. Quest’ultimo è il mezzo attraverso il quale lo spettatore dovrebbe poi leggere la persona che ha di fronte e rappresenta metaforicamente il suo vissuto. Prima si guarda l’altro e poi lo si cerca di capire, seppur interpretando – il plexiglass è infatti un filtro a tutti gli effetti – e giocando un po’ con i nostri pensieri. Non bisogna dimenticare come si gioca. I bambini sanno farlo alla perfezione ed è per questo che guardano oltre. Martina mi ha raccontato di alcuni commenti che i più piccini hanno fatto giocando con il supporto, ad esempio “guarda questa qui ha la maschera” oppure “così ha più rughe”. Ecco che esce fuori anche il lato divertente della mostra.

Così poco tempo per guardarci in faccia, «eppure l’altro è uguale a noi, ha un cuore, un corpo, una storia che si cela dietro un viso», scrive l’autrice di “Faces” in un foglio lasciato al museo.

Avete ancora due giorni per poter vedere questi lavori ad Offida, altrimenti Martina vi aspetta prossimamente ad Ancona.


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