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Cna Ascoli: aspettative delle imprese picene nel 2020, buoni segnali per l'alimentare

di Redazione Picenotime

giovedì 20 febbraio 2020

Anche se con grande fatica che imprese del Piceno tornano a investire e a programmare di investire nel 2020. Lo rileva un sondaggio commissionato dalla Cna di Ascoli al Centro studi della Cna regionale delle Marche. Nei primi 6 mesi dell’anno in corso il 22 per cento delle aziende metteranno a bilancio spese per ammodernamento, innovazione, nuove figure professionali. “Una percentuale ancora sicuramente bassa – spiega il direttore della Cna, Francesco Balloni – ma che incoraggia a proseguire nel nostro lavoro. Soprattutto in quello di informare le imprese sulle opportunità di sostegno agli investimenti. Fra aprile e marzo abbiamo in programma una serie di appuntamenti su tutto il territorio proprio per dare indicazioni precise e dettagliate agli imprenditori. Incontri programmati sia nelle nostre sedi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, come nella zona montana e nella vallata”.

L’impulso agli investimenti – è la valutazione della Cna Picena – è fondamentale e da sviluppare in tempi rapidissimi. Il 22 per cento delle aziende che hanno programmato investimenti da qui all’estate sono – sempre in base ai dati storici elaborati dalla Cna – quasi il doppio di quelle che hanno investito fra il 2018 e il 2019, ovvero poco più del 14 per cento delle imprese. A questo si aggiunge che settori come la meccanica (più 47%) e l’alimentare (più 63%) raddoppiano o addirittura triplicano questa propensione a investire. Segnano invece il passo settori come moda, abbigliamento e servizi che – nelle intenzioni espresse rispondendo al sondaggio della Cna – non pensano di effettuare alcun investimento, almeno per questo primo semestre dell’anno.

Altro dato significativo, raccolto da Cna intervistando oltre 60 imprese picene del settore manifatturiero, è che un terzo di queste hanno dichiarato di aver chiuso il 2019 in crescita e solo il 18 per cento con attività in calo. “Nel complesso di tutte le imprese medie e piccole artigiane a commerciali – precisa Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli – il 70 per cento ha dichiarato un fatturato stabile. E’ come vedere un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Ma è dalla stabilità che si può sperare di passare alla crescita. Dopo anni di segni negativi su quasi tutti gli indicatori economici territoriali”.

Da monitorare con attenzione – secondo Cna – i fatto che imprese come quelle del tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero che nel 2019 avevano fatto registrare un’impennata di fatturato e investimenti, per il 2020 non prevedono assolutamente di continuare su questa strada positiva. E certamente in questi specifici settori le congiunture internazionali, dai dazi agli embarghi, per arrivare alle psicosi di pandemie, incidono fortemente soprattutto sui vitalissimi mercati dell’est e orientali. 

“Misure di sostegno ne sono in atto molte per questo 2020 – conclude Massimo Capriotti, direttore provinciale di Ascoli Piceno di Unico – e lo stesso discorso si può fare per la possibilità di agganciare finanziamenti a tassi indubbiamente agevolati. Proprio per non lasciare indietro nessuno abbiamo deciso di attivare un vero e proprio tour porta a porta per le aziende, per informarle e farle riprendere un cammino virtuoso già intrapreso ma che, almeno nelle aspettative di molti  titolari, in questo 2020 sembra non proseguibile. La sfida è che in questo contesto dinamico, fatto di trasformazioni ma anche di problematiche, per chi opera nel credito è sempre più difficile fornire supporto e sostegno alle imprese. Da qui la missione di Unico, volta sia ad  agevolare e ben indirizzare gli investimenti, sia a contrastare le tante difficoltà che l’impresa trova sul proprio cammino”.

La congiuntura della micro e piccola impresa nella provincia di Ascoli Piceno.

Come è terminato il 2019 e cosa si prevede per la prima parte del 2020

Secondo la Cna della provincia di Ascoli Piceno, che ha condotto una verifica sul territorio interpellando una sessantina di imprese artigiane, il 2019 si è chiuso in positivo per le manifatture (32% con attività in aumento, 18% con attività in calo) e orientato alla stabilità (70% delle imprese) per i servizi. Per il complesso delle imprese prevalgono seppur di poco i casi imprese con attività in crescita rispetto a quelli in diminuzione (22% contro 17%).

La congiuntura della seconda parte del 2019 è stata favorevole per le produzioni alimentari, per il tessile abbigliamento e la meccanica delle lavorazioni metalliche e dei prodotti in metallo; è stata stagnante per le calzature e pelletterie; negativa per le altre manifatture. 

La congiuntura dei servizi è risultata orientata in negativo soprattutto per le riparazioni veicoli  (33% delle imprese con livello di attività in calo) e degli altri servizi (che sono le attività di servizio alle imprese: 25% di imprese con attività in calo). 

Le imprese artigiane che hanno investito sono state il 22%. Tale quota aumenta fino al 67% per le altre manifatture e al 43 per le trasformazioni alimentari. Cala a zero per le attività del sistema moda e per i servizi alle imprese.    

Per il semestre in corso le imprese prevedono un miglioramento della congiuntura: sarà orientata per i due terzi dei casi alla stabilità ma vedrà prevalere la quota delle imprese con attività in crescita rispetto alla quota delle imprese con attività in calo. Ciò sarà più evidente per le imprese manifatturiere. 

Le previsioni di investimento degli artigiani sono normalmente improntate a grande cautela; così sono previste investimenti nella prima metà del 2020 solo dal 10% delle imprese. E’ importante tuttavia rilevare che settori come altre manifatture, legno mobile e ristorazione prevedono una diffusa attività di investimento.   


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