01 INTESTAZIONE - TURLA COSTRUZIONI

Offida, Sergio Tapia Radic in mostra con la sua ''Deposizione''

di Redazione Picenotime

venerdì 10 dicembre 2021

Sergio Tapia Radic sceglie Offida per la presentazione ufficiale della sua “Deposizione”, appena uscita dalle fonderie. L’opera, in bronzo dalla matrice originale in gesso del 2004 sarà esposta presso la Chiesa Collegiata di Offida dall’11 dicembre al 31 gennaio.

Vado dove mi ricevono e mi accolgono” commenta il Maestro, che considera Offida una terra da sempre accogliente. “Padre Sebastian e l’Assessore Cristina Capriotti – continua -  hanno immediatamente sposato questa mio desiderio. Sono riconoscente altresì alla guida turistica Sara Giorgi per essere stata il tramite con Offida e per aver portato tanti visitatori a conoscere le mie opere a Ripatransone”.

Sergio Tapia Radic è un uomo di altri tempi che saluta col baciamano e, che proprio nelle mani, vede scritta tutta la sua storia. La voce pacata, lo sguardo limpido: è un artista e un uomo che ha molto da insegnare. Figlio di un ex pugile ufficiale dell’esercito, con la passione per il disegno, e di una pianista, sin da piccolo dimostra una profonda sensibilità e una grande capacità creativa.  È ancora un bambino quando comincia a prendere la terra tra le mani, a toccarla, modellarla e poi nasconderla sotto il cuscino, convinto che ne sarebbero uscite forme d’arte.  In Cile Tapia Radic completa la sua formazione e lavora con artisti di fama mondiale. All’età di ventinove anni finalmente realizza il sogno di venire in Italia e dopo varie permanenze, scopre le Marche, sua terra di adozione dove tutt’oggi risiede a San Marcello di Ancona con la moglie Loredana.

Non deve turbare la nostra sensibilità la nascita di Gesù che ci apprestiamo a vivere e la sua morte – spiega l’assessore Cristina Capriotti -. L’Evangelista Luca fa comprendere questo legame attraverso un gioco verbale: narrando sia la nascita di Gesù con Maria che lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, sia la deposizione di Gesù dalla croce con Giuseppe di Arimatea che lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Con questa sequenza verbale, silenziosamente, si rimanda la nascita di Gesù alla sua deposizione dalla croce”.

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