• / Picenotime
  • / News
  • / Rapporto Sisma 2016: accelera la ricostruzione e riparte l'economia. Il Laboratorio Appennino centrale a favore delle aree interne

News

Rapporto Sisma 2016: accelera la ricostruzione e riparte l'economia. Il Laboratorio Appennino centrale a favore delle aree interne

di Redazione Picenotime

Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento
.
È quanto emerge dal Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi, il Questore della Camera Paolo Trancassini e il sottosegretario al Ministero dell’Economia Lucia Albano.

Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro.
Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.

I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, il commissario straordinario Castelli ha approvato un'Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri.
La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022.

Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati.
Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.

Il Commissario Straordinario Guido Castelli: “I dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente. Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare. I segnali che arrivano dall’occupazione, dagli investimenti, dalla tenuta demografica e dalla vitalità delle imprese dimostrano che la rinascita dell’Appennino centrale è concreta. Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria sinergia istituzionale e a una piena unità d’intenti tra Governo, Regioni, Comuni, strutture tecniche e territori, che hanno saputo lavorare insieme condividendo obiettivi e responsabilità”.

Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto: “L’esperienza della ricostruzione nell’Appennino centrale rappresenta un modello di grande valore per l’Italia e per l’Europa. Il lavoro svolto dalla Struttura commissariale, guidata da Guido Castelli, ha dimostrato come sia possibile mettere in sinergia risorse, strumenti e livelli istituzionali diversi, garantendo al tempo stesso semplificazione, capacità di spesa e attenzione concreta ai bisogni dei territori".

Nel percorso della ricostruzione si sono intrecciati fondi europei, Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piano complementare e politica di coesione. Questa integrazione ha consentito di costruire una risposta efficace, capace non solo di riparare i danni del sisma, ma anche di indicare una prospettiva di sviluppo per le aree interne. È proprio questa la sfida dei prossimi anni: trasformare gli interventi straordinari in politiche strutturali, in grado di garantire servizi, infrastrutture, opportunità e condizioni reali perché le comunità possano esercitare pienamente il proprio diritto a restare.
Il diritto a restare non è uno slogan, ma una scelta politica concreta: significa mettere le persone nelle condizioni di vivere, lavorare, costruire una famiglia e immaginare il proprio futuro nei territori in cui sono nate o che hanno scelto. Per renderlo possibile servono politiche integrate, capaci di unire ricostruzione, sviluppo, servizi essenziali, mobilità, innovazione, turismo, agricoltura e coesione territoriale. Il futuro bilancio europeo e la programmazione 2028-2034 dovranno muoversi lungo due direttrici fondamentali: maggiore flessibilità e maggiore semplificazione. Serve una governance capace di leggere i bisogni specifici dei territori e di integrare politiche diverse, dalla coesione ai trasporti, dall’agricoltura al turismo, fino alle politiche per le aree interne, le isole e le zone rurali.
Il lavoro presentato oggi conferma che la ricostruzione può diventare una buona pratica anche a livello europeo. Non può esserci competitività europea se dimentichiamo milioni di cittadini che vivono nelle aree interne e nei territori più fragili. Per questo il modello del cratere sisma 2016 offre un contributo importante: dimostra che, con metodo, coordinamento e qualità della spesa, è possibile costruire sviluppo, rafforzare la coesione territoriale e dare alle nuove generazioni il diritto concreto di restare”.

Il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio: “Il Rapporto conferma che la ricostruzione sta entrando in una fase di piena maturità, nella quale alla riparazione dei danni si affianca una strategia di sviluppo duratura per le aree interne. Come Regione Abruzzo abbiamo lavorato con determinazione per accelerare le procedure, sostenere i territori e garantire che ogni intervento fosse orientato non solo alla sicurezza, ma anche alla qualità della vita e alle opportunità per cittadini e imprese
I risultati raggiunti, in termini di cantieri conclusi, risorse erogate e rilancio economico, dimostrano che la collaborazione tra istituzioni è stata decisiva. Ora la sfida è consolidare questo percorso, rafforzando infrastrutture, servizi e attrattività, affinché i nostri territori possano tornare a essere competitivi e contrastare in modo strutturale lo spopolamento. L’Appennino centrale può e deve diventare un modello nazionale di rinascita e coesione territoriale”.


Il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: "Il lavoro svolto fin qui è enorme: siamo davanti al cantiere più grande d’Europa. A dieci anni dal sisma del 2016, grazie all’impegno del Governo che ha sostenuto la ricostruzione fin dall’inizio, del Commissario, delle Regioni, dell’Ufficio Speciale e dei Comuni, siamo di fronte a un cambio di passo concreto e sotto gli occhi di tutti. La ricostruzione privata viaggia ormai su cifre importantissime, ampiamente superiori al miliardo di euro, e quest'anno potrebbe addirittura avvicinarsi ai 2 miliardi. Parallelamente, anche quella pubblica ha intrapreso un percorso ormai ben avviato. Siamo lieti di vedere che il nostro meraviglioso entroterra anche in questa fase di ricostruzione stia diventando sempre più attrattivo. Il nostro obiettivo non è solo la ricostruzione materiale, ma la rigenerazione economica e sociale di un territorio che oggi torna a essere più sicuro, attrattivo e capace di offrire nuove opportunità di sviluppo e di futuro, anche per i più giovani”.


La Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti: “La presentazione del Rapporto annuale 2026 sulla ricostruzione del Centro Italia post sisma 2016 rappresenta un passaggio di responsabilità e visione. È fondamentale per leggere il lavoro compiuto e indicare con chiarezza la strada dei prossimi anni. La ricostruzione è una politica pubblica di sicurezza, coesione, legalità e sviluppo. Riguarda le case, le scuole, le infrastrutture, gli ospedali, i luoghi della vita civile e religiosa. Riguarda, soprattutto, il futuro delle comunità che abitano l’Appennino. Ricostruire è anche prevenire. Significa mettere in sicurezza il territorio, ridurre i rischi, rafforzare edifici e infrastrutture, migliorare la qualità tecnica delle opere, proteggere le comunità e rendere l’Umbria più resiliente. La prevenzione è parte della ricostruzione. È la condizione per garantire sicurezza, continuità dei servizi, presidio del territorio e capacità di risposta davanti agli eventi estremi. L’esperienza del sisma 2016 consegna al Paese un laboratorio nazionale: la ricostruzione diventa efficace quando unisce rapidità, qualità, legalità, controllo della spesa, competenza tecnica e ascolto dei territori”.


L’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi: “I risultati del rapporto confermano gli effetti concreti della ricostruzione nel Lazio. L’accelerazione dei cantieri e gli investimenti per lo sviluppo economico rappresentano un segnale di fiducia per le comunità colpite dai sismi. La strada tracciata è quella giusta da seguire, sarò nostro compito continuare a lavorare in piena sinergia con il Governo, il Commissario, i Sindaci e tutti i cittadini. La rinascita dell’Appennino laziale, giorno dopo giorno, si traduce in nuove opportunità, servizi e qualità della vita per chi ha scelto di restare e chi potrà tornare in questi meravigliosi borghi”.

Ampio spazio nel Rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al PNRR che integra ricostruzione e sviluppo economico. La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati.
Segnali incoraggianti arrivano anche sul piano demografico. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi.
Il Rapporto, infine, sottolinea come il modello di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica nazionale già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale e il “diritto a restare” nelle aree interne.

Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che ha illustrato i dati di una ricerca direttamente con “Le voci dal cratere”; Fabio Renzi, di Symbola, con un focus su “La riparazione inizia dalle filiere corte”; Pierciro Galeone, direttore IFEL, intervenuto sul tema “Aree interne, tra SNAI e NextAppennino”; Gaetano Quagliariello, Dean Luiss School of Government, che ha approfondito il “Modello di governance, con vista sull’Europa”; Gian Luca Gregori, presidente Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha affrontato il tema “L’impatto socio-economico della rinascita”; Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, intervenuto su “Sicurezza, trasparenza, legalità”.



La ricostruzione post sisma nelle Marche conferma un quadro di forte avanzamento, sia sul versante privato sia su quello pubblico. Dai dati complessivi regionali del Rapporto sulla ricostruzione 2026, emergono 20.429 richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata, di cui 14.844 approvate, con un importo richiesto pari a circa 11,79 miliardi di euro e un importo concesso che supera gli 8,76 miliardi di euro. Le somme già liquidate ammontano a oltre 5,72 miliardi di euro. Questo ciò che è emerso alla presentazione del Rapporto sisma, al quale hanno partecipato anche il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il sottosegretario al Mef Lucia Albano.
Il quadro dei cantieri restituisce la dimensione concreta del processo in corso: nelle Marche risultano 5.526 cantieri in corso e 8.644 cantieri chiusi, per un totale di oltre 14 mila interventi attivati o conclusi. Il tasso di approvazione delle richieste presentate si attesta intorno al 72,7%, mentre le somme liquidate rappresentano circa il 65,3% degli importi concessi.

Sul piano territoriale, la provincia di Macerata concentra la quota più significativa della ricostruzione privata, con 12.955 richieste presentate, 9.281 approvate, oltre 5,74 miliardi di euro concessi e più di 3,61 miliardi liquidati. Seguono Ascoli Piceno, con 4.734 richieste presentate, 3.610 approvate, quasi 2 miliardi concessi e oltre 1,44 miliardi liquidati; Fermo, con 1.908 richieste presentate e oltre 673 milioni concessi; Ancona, con più di 321 milioni concessi; e Pesaro e Urbino, con oltre 21 milioni concessi.

Rilevante anche il quadro della ricostruzione pubblica: nelle Marche risultano 1.872 interventi programmati, distribuiti in 157 comuni interessati, per un importo complessivo superiore a 2,51 miliardi di euro. Anche in questo caso la provincia di Macerata rappresenta la quota principale, con 1.048 interventi e oltre 1,46 miliardi di euro programmati. Seguono Ascoli Piceno, con 476 interventi e oltre 591 milioni, Fermo con 265 interventi e oltre 320 milioni, Ancona con 72 interventi e oltre 115 milioni, e Pesaro e Urbino con 8 interventi e oltre 18 milioni.
Tra i Comuni maggiormente interessati dalla ricostruzione privata figurano Tolentino, Camerino, San Severino Marche, Ussita, Arquata del Tronto, Pieve Torina, San Ginesio e Acquasanta Terme, territori nei quali si concentra una parte consistente delle risorse concesse e liquidate. Sul fronte delle opere pubbliche, tra i Comuni con gli importi programmati più elevati emergono Arquata del Tronto, Macerata, Ascoli Piceno, Camerino, Castelsantangelo sul Nera, Tolentino, Ussita e Visso.

Questi numeri confermano l’intensità del lavoro in corso e la dimensione straordinaria della ricostruzione nelle Marche”, dichiara il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli. “La ricostruzione privata ha ormai assunto un ritmo importante, con migliaia di cantieri conclusi e altrettanti in corso, mentre sul fronte pubblico il volume degli interventi programmati testimonia la volontà di restituire ai territori non solo edifici, ma servizi, luoghi di comunità, scuole, infrastrutture e spazi di vita collettiva. Il nostro obiettivo resta quello di accompagnare questa fase con determinazione, semplificazione e responsabilità istituzionale”, prosegue Castelli. “Le Marche rappresentano una parte fondamentale del cratere sisma 2016 e il lavoro con la Regione e il presidente Francesco Acquaroli, gli Uffici speciali, i Comuni, i tecnici e le imprese è decisivo per trasformare le risorse disponibili in cantieri, opere concluse e ritorno alla normalità. La ricostruzione non è solo riparazione del danno: è la condizione per garantire futuro, sicurezza e nuove opportunità all’Appennino centrale”.

Il dato complessivo conferma dunque l’avanzamento di una ricostruzione che, nelle Marche, coinvolge 180 comuni per la parte privata e 157 comuni per la parte pubblica, con risorse complessive tra importi concessi e programmati che superano gli 11,2 miliardi di euro.

Prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, le Marche restano la regione con il maggior numero di assistenze abitative ancora attive, ma registrano anche la riduzione più significativa in termini assoluti. Le dichiarazioni passano infatti da 6.150 a 5.368, con 782 posizioni in meno, pari a una contrazione del 12,7%. Nello stesso periodo il numero dei beneficiari del CDA scende da 4.256 a 3.847, mentre le SAE passano da 1.411 a 1.147. Il calo più rilevante si registra in provincia di Macerata, la provincia tra l’altro più colpita dal sisma di tutto il cratere, con 53 comuni coinvolti, che passa da 4.298 a 3.770 assistenze (-528, pari al 12,3%), confermandosi comunque il territorio con il maggior numero di nuclei ancora assistiti. Nella provincia di Ascoli Piceno le dichiarazioni scendono da 1.343 a 1.137 (-206, -15,3%), mentre in quella di Fermo passano da 337 a 284 (-53, -15,7%). La provincia di Ancona registra invece un lieve incremento, passando da 170 a 175 dichiarazioni (+2,9%): in questo caso si tratta di richieste legate a lavori di riparazione dell’abitazione lesionata in corso, mentre la provincia di Pesaro Urbino resta stabile con due sole posizioni attive.



Riproduzione riservata

Commenti