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di Redazione Picenotime
Gli scenari geopolitici degli ultimi anni, uniti alle difficoltà di mercati storicamente centrali per l’export italiano e marchigiano come Stati Uniti, Russia e parte dell’Europa, stanno ridefinendo le direttrici del commercio internazionale. In questo contesto il Medio Oriente si conferma un’area sempre più strategica per il sistema produttivo delle Marche e per il tessuto manifatturiero delle province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, territori nei quali il Made in Italy continua a trovare spazio soprattutto nei comparti della moda, della meccanica e della chimica.
Secondo uno studio di Confartigianato sui dati 2025, la provincia di Macerata ha raggiunto esportazioni verso il Medio Oriente per 143,9 milioni di euro, in aumento del 3,4% rispetto al 2024, con una crescita assoluta di oltre 4,7 milioni di euro. Un risultato che conferma la capacità delle imprese maceratesi di consolidare la propria presenza in un’area oggi strategica. A trainare l’export provinciale sono soprattutto i macchinari e le apparecchiature, le apparecchiature elettriche, cresciute del 27,6%, i prodotti chimici e il comparto degli articoli in pelle e calzature, che pur in flessione continua a rappresentare una componente fondamentale dell’export provinciale. Positivo anche il dato del mobile.
Anche la provincia di Fermo mostra un andamento positivo e superiore alla media regionale, con esportazioni verso il Medio Oriente pari a 40,5 milioni di euro e una crescita del 7,1% rispetto al 2024. Il dato conferma il forte legame tra il territorio fermano e i mercati mediorientali, soprattutto grazie alla filiera della moda e della pelletteria. Gli articoli in pelle rappresentano infatti il comparto dominante dell’export provinciale con oltre 31 milioni di euro e una quota superiore al 78% del totale esportato nell’area. Crescono inoltre i macchinari e i prodotti in metallo, mentre risultano in difficoltà l’abbigliamento e le apparecchiature elettriche.
Situazione differente per la provincia di Ascoli Piceno, che nel 2025 registra esportazioni verso il Medio Oriente pari a 52,1 milioni di euro, in calo dell’8,7% rispetto al 2024. Ascoli rappresenta infatti l’unica provincia marchigiana a chiudere l’anno in territorio negativo. Nonostante il rallentamento, alcuni comparti mostrano segnali di vitalità, come il tessile, in forte crescita. Restano inoltre rilevanti gli articoli in pelle e il settore chimico, mentre pesa fortemente il calo della farmaceutica, che perde quasi il 75%. Un dato che evidenzia una fase di transizione nella quale alcuni comparti tradizionali rallentano mentre nuove specializzazioni industriali iniziano a rafforzarsi anche nei mercati mediorientali.
Sul fronte delle importazioni dal Medio Oriente, invece, il 2025 evidenzia un ridimensionamento generalizzato. Macerata registra un calo del 34,6%, Ascoli Piceno del 32% e Fermo del 41,7%, seguendo una dinamica negativa che interessa l’intera regione Marche (che registra un calo del -31,2%) e più in generale tutto il sistema nazionale (-17,8%).
Commenta Enzo Mengoni, Presidente territoriale Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo: “Con l’allentamento delle esportazioni verso Paesi che fino a pochi anni fa erano considerati strategici e con alcune economie europee in rallentamento, il Medio Oriente assume oggi un ruolo centrale per il futuro del nostro export. Per questo motivo è fondamentale che aree strategiche come lo Stretto di Hormuz restino aperte e che si possa tornare quanto prima ad una situazione di normalità e stabilità internazionale. Il conflitto mette a rischio le vendite del made in Italy nell’area, con le esportazioni nell’area che presentano una forte concentrazione in primari distretti manifatturieri. Dove c’è guerra non c’è commercio. Siamo consapevoli che gli equilibri geopolitici sono molto più grandi di noi, ma proprio per questo riteniamo necessario intensificare i rapporti economici e commerciali con questi Stati, anche perché il Made in Italy continua ad essere fortemente apprezzato per qualità, affidabilità e capacità manifatturiera. Oggi diversificare i mercati non è più una scelta ma una necessità. Il punto non è sostituire un mercato con un altro, ma costruire una presenza internazionale più equilibrata e meno esposta agli shock globali. Per le nostre imprese il Medio Oriente rappresenta una direttrice concreta di crescita, perché in quei Paesi qualità, affidabilità e capacità manifatturiera italiana sono riconosciute e richieste. Per cogliere queste opportunità servono però stabilità geopolitica, collegamenti commerciali sicuri e strumenti concreti che accompagnino soprattutto le PMI nei percorsi di internazionalizzazione e nel presidio di mercati ad alto potenziale”.