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Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga: presentato a Roma report dell'Osservatorio di prossimità. Una fotografia partecipata del territorio

di Alessandro Pedicelli


Dare voce alle comunità dei residenti, trasformare le necessità quotidiane in dati concreti per lo sviluppo e ripartire dal valore umano e culturale. Con questi presupposti è stato presentato ieri a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana, "L'Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga".

L'iniziativa, nata in seno alle apprezzate edizioni del "Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga", ha come obiettivo quello di rilevare nel tempo l'evoluzione di 110 piccoli insediamenti rurali d'epoca medievale ubicati in un vasto territorio montano amministrato da diciassette Comuni di tre diverse Regioni (Abruzzo, Lazio e Marche), fortemente condizionati dallo spopolamento demografico e l'abbandono. L'Osservatorio si propone, nel delicato periodo della ricostruzione, di convertire i dati grezzi in conoscenza operativa, supportando decisioni politiche ed economiche più consapevoli, facendo leva sulla ricostruzione e su uno spazio permanente di dialogo tra istituzioni, associazioni e cittadini, attraverso la co-creazione di una "mappa partecipata" in grado di far emergere criticità, ma anche le possibili opportunità offerte dallo straordinario patrimonio immateriale esistente.


“Questo lavoro è stato pensato un anno e mezzo fa per avere una fotografia del nostro territorio, non solo nei comuni principali come Amatrice o Accumoli dove sapevamo che la ricostruzione prima o poi li avrebbe interessati – ha dichiarato a Picenotime Roberto Gualandri, presidente di Borghi e Sentieri della Laga ODV -.Volevamo sapere se esiste un progetto per le tantissime piccole frazioni dei vari comuni e sopratutto se gli amministratori hanno una visione per salvaguardarle. L'osservatorio serve a riportare queste realtà che ormai erano scomparse per lo spopolamento delle aree interne, per il terremoto e poi per la pandemia. Vogliamo riportarle al centro dell'attenzione dell'Italia. La ricerca ci offre la visione dettagliata di ciò che erano prima, quello che sono oggi e sopratutto ciò che potranno essere e rappresentare nel futuro. Lo possiamo fare grazie alla rete territoriale e alla presenza capillare nei singoli territori e frazioni. Questo ci ha permesso di raccogliere informazioni molto dettagliate. Importantissima per noi è stata la collaborazione con il professor Claudio Cerreti, presidente della Società Geografica Italiana che ci ha messo a disposizione quattro validissime ricercatrici insieme alle quali siamo riusciti a portare avanti questo lavoro. Il risultato è uno strumento che possiamo dare alle varie amministrazioni locali dalle quali ci aspettiamo un percorso di prossimità ed interazione con le popolazioni altrimenti con il solo assistenzialismo la situazione non potrà migliorare”.


La Società Geografica Italiana ha assunto così un ruolo attivo di supporto scientifico, culturale e sociale per le comunità coinvolte nei terremoti del Centro Italia, concentrandosi soprattutto sulla salvaguardia dell'identità territoriale. Il coordinamento scientifico e la stesura dei report sono stati affidati a un team di ricercatrici composto da Annalisa Spalazzi, Sara Carallo, Francesca Impei e Francesca Sabatini.


“Dai dati più significativi della ricerca – ha dichiarato a Picenotime Annalisa Spalazzi, ricercatrice del Gran Sasso Science Institute – emerge il discorso sui servizi. I dati raccolti ci evidenziano che siamo allineati purtroppo con tutta una serie di disservizi caratteristici delle aree interne e montane presenti in Italia, ma è interessante constatare il livello di consapevolezza e le azioni di autorganizzazione delle diverse comunità. Basti pensare che nonostante il sisma del 2016 e le relative problematiche che ne sono seguite, nel 47% delle frazioni ci sono stati nuovi arrivi di persone che hanno intenzione di vivere in quei territorio portando così nuove progettualità. Per quanto riguarda il futuro – ha concluso la ricercatrice - i tanti progetti sviluppati nei territori (come il saltarello, l'apertura del circolo a San Martino o la conoscenza dei paesaggi e dei boschi dedicati ai bambini e giovani) hanno fatto sì che in tanti si sono avvicinati es hanno riscoperto queste zone e queste frazioni che hanno dimostrato di essere presidi vivi e vitali. Si riparte dall'amore per i luoghi, dalla capacità di immaginare e di mettere insieme varie forme di culture... il resto si genera”.



autore Alessandro Pedicelli****

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