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Accelera la ricostruzione delle chiese nell’arcidiocesi di Fermo. A dieci anni dal sisma l’arcivescovo Pennacchio fa il punto della situazione

di Redazione Picenotime


A dieci anni dal sisma del 2016 abbastanza è stato fatto ma c’è ancora molto da portare avanti nella sistemazione delle chiese lesionate nel territorio dell’Arcidiocesi di Fermo. Sono infatti ben 96 i luoghi di culto che hanno subito danni, più o meno gravi, dal terremoto. Molte di queste cheise, e probabilmente anche con problemi strutturali più importanti, sono concentrate nell’area montana dei Sibillini, visto che questa zona è stata la più vicina all’epicentro. Da ricordare, infatti, che l’arcidiocesi di Fermo è la più grande delle Marche, conta 123 parrocchie, e si estende per tutta la provincia Fermana, ma anche in quella di Ascoli e Macerata per alcune chiese specialmente dell’area montana o dell’entroterra. C’è comunque attualmente uno stato dinamico nella ricostruzione, tra lavori terminati, in corso e all’inizio, in fase di progettazione e così via. A fare le considerazioni sulla situazione è l’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio, in visita a Montefalcone Appennino, dove ha celebrato la s. messa nel Centro di Soggiorno per Anziani residenza protetta di eccellenza “Marziali Cruciani”, con il parroco don Alessandro Bartolini.

Presenti alla celebrazione, oltre agli ospiti e al personale di assistenza e di varie mansioni, il sindaco di Montefalcone Cesare Milani e il vice Giuseppe Marziali, il sindaco di Smerillo Tonino Severini, il presidente della “Fondazione Marziali Cruciani” Ettore Petracci, il direttore della struttura Francesco Gramegna. “Con la riapertura delle chiese le comunità ritrovano la loro identità religiosa ma anche civile. La religiosità della nostra gente - dice l’arcivescovo - è molto radicata e vede nella chiesa un segno di identificazione che unisce aspetti religiosi, sociali e culturali. Con l’ultima ordinanza si stanno sbloccando tutte le pratiche per la ricostruzione, che sono complesse. Coinvolgono infatti più soggetti: la struttura commissariale governativa, per la quale è da sottolineare che il commissario Guido Castelli ha dato una svolta e un’accelerazione a tante procedure, per cui si arriva alla riapertura di una chiesa più rapidamente che in passato. Poi ci sono altri soggetti che intervengono come la Sovrintendenza alle Belle Arti e l’Arcidiocesi che, già dalla prima ordinanza, è stata individuata come stazione appaltante. Con gli attuali finanziamenti però, – specifica mons. Pennacchio - non potremo completare tutte le chiese, perché le risorse sono inferiori al fabbisogno. Quindi stiamo rinviando per ultime quelle che si ritengono meno importanti. Confidiamo comunque che la struttura commissariale possa erogare ulteriori finanziamenti per i lavori”.

Per ora in tutta l’arcidiocesi sono 15 le chiese i cui lavori sono stati terminati, di cui 2 ad Amandola, come l’Abbazia di S. Ruffino e S. Maria della Meta, a Montefortino quella di S. Michele Arcangelo. In altre 14 la ricostruzione è in corso e in alcune quasi alla fine, come quella dei S.S. Pietro e Paolo di Smerillo. In questa chiesa sono stati riparati anche gli impianti per le campane, che possono tornare a suonare dopo un silenzio di 10 anni. Ciò grazie ai fondi dell’8 per mille alla chiesa cattolica, a dimostrazione che vengono impiegati per interventi utili alle comunità. Riapertura prevista a fine estate. Verso la conclusione anche la sistemazione della chiesa di S. Pietro in Penne a Montefalcone, della quale le prime notizie storiche risalgono al 1343. In altre chiese i lavori sono alle fasi iniziali, tra cui, sempre nell’area montana, la collegiata parrocchiale patronale di S. Vittoria in Matenano, una delle più grandi di tutta l’arcidiocesi, che conserva nella cripta l'arca marmorea che contiene i resti della santa. L'edificio risale al XVIII secolo. Inoltre sono 16 i progetti affidati, 6 quelli esecutivi approvati, 10 depositati all’USR. Per le altre è stato nominato il progettista o l’impresa. Ma l’arcivescovo Pennacchio non si sottrae alla questione della scarsità dei sacerdoti e avverte. “Visto il numero limitato a disposizione, fenomeno che dura da tempo e probabilmente si protrarrà ancora – conclude l’arcivescovo - bisognerà procedere ad una essenzializzazione delle celebrazioni delle messe, come ormai sta avvenendo un po’ in varie parti d’Italia. Già ci sono situazioni in cui un sacerdote segue più parrocchie. Riaprire le chiese non potrà significare moltiplicare le messe. Ci sono già delle parrocchie dove la messa si celebra a domeniche alterne, a rotazione con altre vicine, come, ad esempio, a Montefalcone ed a Smerillo. Inoltre più vengono coinvolti i laici e meglio si porta avanti la vita della comunità”.

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