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di Davide Ciampini
Ottantuno anni. E’ quanto trascorso dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Di lì a poco, l’Italia conobbe un vero e proprio periodo di rinascita, segnato da conquiste e diritti sociali: il suffragio universale, la nascita della Repubblica, la Costituzione. La storia della Liberazione non fu tuttavia un percorso lineare, ma irto di difficoltà e segnato da eventi infausti. Numerosi sono stati infatti gli episodi che hanno segnato una ferita profonda, quasi insanabile, nella coscienza collettiva. Le testimonianze concernenti lotte fratricide sono molteplici e circostanziate: rappresaglie, esecuzioni sommarie, famiglie divise per motivi ideologici. La celebrazione di oggi si intreccia in una tradizione rafforzatasi nel corso degli anni, che funge da monito rispetto ad un periodo convulso quale quello attuale. Mai come oggi, dopo la fine della seconda guerra mondiale, i venti di guerra tornano a lambire i cittadini europei e del mondo tutto. Il linguaggio bellico è divenuto ormai la consuetudine e molte nazioni, spesso guidate da leader carismatici, non mostrano mistero della è propria volontà di potenza. Le istituzioni presenti hanno pertanto lanciato un monito, rivolto in particolare alle nuove generazioni presenti per l’occasione. Una occasione in cui si è ricordato fra le altre, Luciano Carosi, l’ultimo partigiano recentemente scomparso.
Le celebrazioni sono iniziate con la
consueta deposizione della corona in Piazza Simonetti, proseguita presso il
Monumento dei Caduti a Piazza Roma, conclusasi al Sacrario dei Caduti per la
Resistenza a Colle San Marco. Contestualmente alle siffatte commemorazioni, si
è poi svolta la messa presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri.
"Anche
quest'anno – ha
esordito il viceprefetto vicario Gianluca Braga - ricordiamo
quel giorno di ottantuno anni fa in cui l'Italia fu finalmente libera dal
fascismo. Quel giorno segna l'epilogo di una lotta di liberazione fatta di
grandi valori, di coraggio, di eroismo. Da lì rinacque la patria, spesso citata
nelle lettere dei condannati a morte che indicavano in essa le ragioni di
questa resistenza. Onoriamo pertanto tutti coloro che hanno offerto il loro
contributo, garantendo un futuro di pace e libertà per il Paese. Essa rappresenta
il riscatto civile di un popolo che espresse valori di pace e di democrazia”.
"La
nostra libertà – ha
proseguito il presidente della Provincia Fabio Salvi - è un albero
dalle radici assai profonde: essa ha unito uomini e donne di ogni ceto, colore
politico ed ideale. Uniti dal coraggio e da un afflato verso la libertà, la
Resistenza riuscì ad affermare la volontà popolare. La libertà non è un testo
da scrivere sui libri ma un impegno concreto, da rinnovare ogni giorno. Non
possiamo, a tal proposito, chiudere gli occhi davanti al presente: rivolgo
dunque un appello alla pace de alla non violenza. Non dobbiamo lessere
indifferenti, ma costruttori di pace: la libertà ha avuto un prezzo enorme,
dunque invito tutti a restare fedeli alla nostra storia. Una storia fatto di orgoglio:
di essere ascolani ed italiani”.
"Sono
particolarmente onorata – ha puntualizzato l’assessore all’istruzione Donatella Ferretti
- di celebrare assieme a voi una giornata fondativa della Repubblica e della
libertà fondamentale della nostra patria. L’8 settembre, giorno
dell’armistizio, ha avuto una ferita profonda: lì avvenne la morte della patria
poi risorta nel 25 aprile. La storia della nostra provincia storia ci vede
protagonisti della reazione al tentativo nazista di occupare la città. Nel
monumento testé onorato vi sono in effige i nomi di due ragazzi che hanno dato
la vita in quel momento, ovvero quello in cui si è formata la banda San Marco,
il gruppo partigiano ritiratosi in questo colle. Siamo stati, per questo,
insigniti di una importante medaglia mediante il contributo fattivo dei
partigiani locali. Affermiamo pertanto i
valori di cui è foriero il 25 aprile: finisce il fascismo, finisce la guerra,
inizia un nuovo capitolo. Dopo la seconda Guerra mondiale, la pace è stata un
faro, obiettivo di tutti gli Stati: europei e mondiali. I venti di guerra
scuotono il mondo, una guerra tornata strumento di forza fra popoli. Il momento
ci chiede di prendere una posizione chiara, netta, perfettamente simpatetica
con la nostra Costituzione: ovvero il ripudio totale della guerra”.
"Onoriamo la memoria dei caduti, che con tenacia e umanità hanno dato linfa ai valori democratici – ha infine concluso la segretaria nazionale A.N.P.I. Tamara Ferretti -. Valori di libertà, su cui si fonda la nostra Costituzione, antesignana della riconquista dei nostri diritti. Viviamo in un tempo non facile: le trasformazioni non sono solo quelle tecnologiche, ma investono fenomeni antropologici e geopolitici. Fatichiamo infatti a comprenderle, perché più rapide dei nostri tempi di adattamento. Un contesto non facile, inquinato da instabilità internazionale, conflitti e guerre: segnati da ferocia inaudita. La via maestra è il ripristino del diritto internazionale”.
autore Davide Ciampini****