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Caldo e import, apicoltura marchigiana in difficoltà. Luca Bianchi, presidente Agia Cia Marche: ''Costi di produzione sono il vero problema''

di Redazione Picenotime

Luca Bianchi Cia Marche

Luca Bianchi Cia Marche

Luca Bianchi Cia Marche

Il 2026 è ufficialmente l’estate più calda, in Italia, dal 1950 e la crisi climatica sta mostrando i suoi effetti sulla produzione italiana di miele, sebbene la situazione non sia ovunque uniforme. La produzione di miele nelle Marche è pari a 694 tonnellate, che corrispondono al 3% della produzione nazionale, secondo un'elaborazione condotta dalla CIA – Agricoltori Italiani delle Marche su dati Ismea dell'Osservatorio Nazionale Miele. Sul territorio marchigiani ci sono 61 mila alveari che hanno un'incidenza del 5% sul totale nazionale. Cresce costantemente il numero degli apicoltori; in Italia, nel 2023, ne risultano registrati in "BDN Apicoltura" oltre 75mila, il 37% in più rispetto al 2019. Gli alveari presenti sul territorio nazionale nel 2023 sono oltre 1,53 milioni (-2% vs 2022 e +20% rispetto al 2018), di cui l'82% con una produzione destinata alla commercializzazione. La produzione nazionale di miele nel 2023 è "stimata" in circa 22.000 tonnellate, in flessione del 12% rispetto a quella rivista a consuntivo del 2022. Proprio l’Osservatorio Nazionale Miele, nel suo report sulla stagione 2025, descrive una forte variabilità produttiva tra regioni e persino tra areali molto vicini. Dopo un avvio favorevole, con temperature miti e buona disponibilità di fioriture spontanee, dalla fine di aprile e soprattutto nel mese di maggio la situazione meteorologica è diventata più instabile, tra piogge, vento e forti sbalzi termici. Con l'arrivo dell'estate, invece, in diverse zone del Paese le temperature elevate e la siccità hanno compromesso le fioriture estive, determinando una riduzione delle rese. 

Il Presidente Agia Cia Marche e apicoltore, Luca Bianchi, non ritiene che nelle Marche il caldo abbia avuto effetti così decisivi: “La produzione nelle Marche non è stata così negativa rispetto alle aspettative. Il caldo intenso e prolungato, la siccità e una serie di altri eventi lasciavano presagire, sulla carta, una situazione molto difficile. Nonostante questo, la produzione non è andata così male. Il vero problema che deve emergere riguarda invece i costi di produzione. Noi produciamo prodotti di qualità, a prescindere dal fatto che siano biologici o meno, sostenendo però costi molto elevati”.

Sul mercato nazionale “arrivano prodotti dall'estero a prezzi nettamente inferiori e, di conseguenza, anche il prezzo finale che il consumatore trova sullo scaffale è molto più basso rispetto a quello che deriva dai nostri costi di produzione. Quindi, se da una parte possiamo dire che nelle Marche la produzione non è crollata, a differenza di quanto accaduto in altre regioni dove la situazione è stata decisamente peggiore, dall'altra rimane una problematica molto seria. E non riguarda la singola produzione o la singola annata, ma l'intero comparto”.

Produrre un chilogrammo di miele in Italia costa, infatti, mediamente 9,70 euro, la cifra è frutto del rapporto "Honey Cost" del CREA, la prima indagine europea che ha quantificato i costi reali sostenuti dalle aziende apistiche, considerando costi variabili, costi fissi e il valore del lavoro familiare. Il solo costo operativo supera i 6,40 euro al chilogrammo e i costi variabili incidono per circa 3,60 euro, mentre la resa media nazionale si attesta intorno ai 19 chilogrammi di miele per alveare. Numeri che testimoniano una redditività sempre più fragile, aggravata dall'aumento dei costi energetici, degli imballaggi e dei trasporti.

Il nostro lavoro – ricorda Pier Luigi Remoli, vicepresidente Cia Ascoli-Fermo-Macerata e presidente del Consorzio Apistico APIF, Apicoltori Piceni e Fermani – è anche quello di migliorare il censimento in banca dati nazionale degli apicoltori e degli apiari, in parte ancora sommersi. Questo perché è necessario fare “massa critica” nei confronti del prodotto straniero extra-Ue importato a basso costo, che è la prima causa dell’aumento negli stoccaggi di merce invenduta, Molti produttori devono ancora consegnare e vendere le produzioni, seppur esigue, delle annate 2024 e 2025. Le importazioni a basso costo sono molto più minacciose del clima al momento”.

Cia Marche e Agia Cia Marche ritengono che questo sia un effetto di accordi come il Mercosur e chiedono gli stessi controlli e lo stesso rigore normativo, per le aziende extra-Ue, di quello riservato ai produttori italiani. Nel mercato del miele, la tutela della qualità del prodotto italiano ha anche altri tipi di implicazioni, perché gli apicoltori sono i custodi della biodiversità curando le api, che sono le responsabili dell'impollinazione di circa l'80% delle piante selvatiche e delle colture alimentari a livello mondiale.

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