Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
Il caro carburante pesa sempre di più sui conti delle aziende agricole marchigiane. Secondo i "Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche" rilevati dalla Camera di Commercio delle Marche, nell'ultima rilevazione disponibile il gasolio agricolo, prendendo come riferimento le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, ha raggiunto nelle Marche il prezzo di 1,282 euro al litro, al netto dell'Iva.
Un livello di prezzo tale incide direttamente sui costi di produzione delle imprese agricole, in una fase dell'anno nella quale l'utilizzo dei mezzi e delle attrezzature agricole resta particolarmente intenso.
“Forse non è chiaro che qui è in gioco il destino dell’agricoltura nazionale, non solo marchigiana – dichiara il Presidente Cia Marche Alessandro Taddei – e la curva del costo del carburante, purtroppo, sta confermando le ipotesi più pessimistiche: siamo a 1,50 Iva compresa e molti riflettono sul proprio futuro”.
In questo periodo, un anno fa, il gasolio agricolo si attestava intorno a 80, 90 centesimi Iva compresa, dunque siamo a un prezzo doppio “che non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto. Se un anno fa un’impresa agricola lavorava praticamente “alla pari”, oggi quegli 80 centesimi in più li mette di tasca propria”.
Europa e Governo italiano “cercano di mitigare le nostre difficoltà, ma sono palliativi” e dunque si apre il problema irrisolto degli squilibri nelle filiere “perché siamo gli unici che, nonostante gli aumenti di gasolio, elettricità, concimi, sementi, non possiamo permetterci di chiedere un aumento del prezzo della materia prima che produciamo. Viene spontaneo pensare al prezzo del grano, tutti in filiera possono adeguare i prezzi tranne gli agricoltori e nonostante questo, non possiamo nemmeno dire di fare un sacrificio per i consumatori, perché i prezzi agli scaffali aumentano, anche se non a nostro vantaggio”.
I settori agricoli che vanno bene, nelle Marche “sono pochissimi e riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi. La nostra paura è che parecchi agricoltori quest'anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per fare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati”.
Il caro carburante non risparmia neppure la pesca. A fotografare l'impennata dei costi è EUMOFA, l'Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura della Commissione europea, che monitora anche l'andamento del prezzo del carburante marino nei principali Paesi europei.
Secondo i dati dell'Osservatorio, a marzo 2026 il prezzo del gasolio marittimo in Italia ha raggiunto 0,99 euro al litro, con un incremento di circa il 55% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando il prezzo si attestava intorno a 0,64 euro al litro.
Una corsa che è proseguita nelle settimane successive. A metà maggio EUMOFA rilevava nei principali Paesi europei monitorati prezzi compresi tra 0,97 e 1,14 euro al litro, con un aumento medio dell'83,8% rispetto a maggio 2025. Una dinamica che in pochi mesi ha quindi determinato un fortissimo aggravio dei costi a carico della flotta peschereccia italiana e, in particolare, delle marinerie dell'Adriatico.
“La tendenza all’aumento è evidente – ha dichiarato l’armatore sambenedettese Pietro Ricci – perché un mese fa il prezzo del carburante era di un euro, oggi siamo già a 1,25 al porto di San Benedetto, a Chioggia a 1,30”.
L’aumento del 25% in un solo mese “E’ un dato preoccupante che, purtroppo, non ci sorprende – aggiunge Massimo Sandroni, Direttore Cia Marche e della sezione PescAgri – perché si tratta dell’effetto congiunto di fattori interni ed esterni. Se non possiamo fare nulla sul fronte delle vicende internazionali che, indirettamente, stanno mettendo in ginocchio agricoltura e pesca, possiamo però organizzare strumenti economici e politici che non siano emergenziali ma strutturali”.