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Ascoli città dei giovani 2026, Dominici (Ascolto e partecipazione): "Si pensava ad un pesce d'Aprile ma invece pare che la notizia sia vera"

di Redazione Picenotime


Dopo la proclamazione di ieri a Roma, dove ad Ascoli Piceno è stato assegnato il titolo di 'Città Italiana dei Giovani 2026', attraverso una nota è intervenuto in merito il consigliere comunale Andrea Dominici.


Questa vittoria appare del tutto scollegata dalla condizione reale delle nuove generazioni nel nostro territorio.Parlare di "modello", oggi, significa ignorare problemi strutturali che da anni producono un’emorragia costante di ragazze e ragazzi costretti a lasciare la città per studiare, lavorare o semplicemente trovare opportunità che qui non esistono – ha dichiarato il Il capogruppo di Ascolto e partecipazione. - Ascoli continua a perdere popolazione giovane a ritmi preoccupanti. Non è un’opinione: è un dato demografico evidente. Chi resta spesso vive una condizione di isolamento sociale, aggravata dall’assenza di spazi gratuiti e accessibili dove incontrarsi, creare, crescere. Gli episodi di violenza giovanile e i casi di autolesionismo che emergono con sempre maggiore frequenza non sono “incidenti isolati”, ma segnali di un disagio profondo. Un disagio che non si affronta con slogan, ma con politiche serie di prevenzione, ascolto e sostegno psicologico. Ascoli - prosegue Andrea Dominici - non offre spazi pubblici realmente aperti, gratuiti e pensati per i giovani. Le poche iniziative esistenti sono frammentate, occasionali o affidate alle solite associazioni giovanili vicene al sondaco. Una città che vuole definirsi “dei giovani” deve garantire luoghi dove i giovani possano essere protagonisti, non ospiti temporanei e soprattutto luoghi liberi e non mediati dalla politica.

La mancanza di opportunità lavorative qualificate continua a spingere fuori dal territorio intere generazioni. Senza un piano serio per l’occupazione giovanile, ogni etichetta celebrativa rischia di essere solo un esercizio di comunicazione. Infine – ha concluso Dominici - il sindaco in un video, dopo essersi paragonato a San Francesco, rivendica un presunto “modello” basato sulle associazioni giovanili.

 Ma la realtà è che vengono riconosciute e valorizzate solo quelle vicine all’amministrazione. Le altre, quelle autonome, indipendenti, non allineate, semplicemente non esistono agli occhi del Comune. L’associazionismo giovanile, per sua natura, deve essere libero, plurale, indipendente dalla politica. Non può diventare un’estensione della comunicazione istituzionale né uno strumento di consenso. Ascoli ha bisogno di politiche vere, non di sloga, ha bisogno di ascoltare i giovani, non di usarli.Ha bisogno di spazi, lavoro, opportunità, libertà. Solo allora potremo parlare seriamente di una città che mette davvero al centro le nuove generazioni".



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