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Cgil Ascoli, nel Piceno vola la cassa integrazione nel primo trimestre 2026. "Situazione gravissima"

di Redazione Picenotime

Sono state rese note in questi giorni le elaborazioni dei dati della Cassa Integrazione dell’IRES Marche in riferimento ai dati INPS del 1 trimestre 2026. Le ore richieste ed autorizzate hanno subito nel Piceno un’impennata enorme, con un aumento del 491%. Siamo passati dalle 240mila ore del primo trimestre dello scorso anno, ad un milione e 420 mila ore nell’anno in corso, aumento che ha riguardato, in particolare, il settore metalmeccanico.



Leggiamo i dati e siamo profondamente preoccupati – commenta Daniele Lanni, segretario generale della Cgil Ascoli –. Il dato è davvero sconcertante, parliamo di un aumento di quasi 1 milione e 200 mila ore di cassa integrazione nella Provincia di Ascoli, in un solo trimestre. Conti alla mano, parliamo di un incremento di oltre 2 mila lavoratrici e lavoratori che sono in cassa integrazione rispetto all’anno passato. Chiediamo alle Istituzioni di convocare subito le parti sociali per avviare una riflessione profonda. Di fronte a dati del genere non è pensabile rimane fermi. Dietro questi numeri ci sono lavoratori e famiglie”.



Prosegue Lanni: “L’aumento delle ore è ascrivibile principalmente all’industria metalmeccanica, un settore già in forte difficoltà, che sconterà le conseguenze del complicato contesto internazionale. Si pensi agli effetti che produrranno il caro energia e il caro carburante che stanno già determinando enormi criticità anche in tutti gli altri settori, come denunciamo da settimane. Noi abbiamo già avanzato alcune proposte per alleviare la situazione, ma l’urgenza è altissima.. La situazione è davvero grave. Senza un cambio di rotta rispetto alle politiche industriali da parte del governo Meloni e della giunta regionale sarà davvero difficile, per le imprese del territorio, riuscire a risalire la china. E anche punto di vista territoriale non possiamo più attendere per aprire una discussione tra le Istituzioni e le parti sociali perché, senza coese politiche territoriali di sviluppo e in assenza di un coordinamento forte delle istituzioni, la situazione rischia di diventare ancora più drammatica.





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