Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
La transizione energetica rappresenta una delle grandi sfide dei prossimi anni e l'agricoltura può esserne protagonista. È questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani con il progetto "Rinnovabile è Agricoltura", presentato a Roma, alla Camera dei deputati: un sistema integrato di strumenti, servizi e competenze per accompagnare le imprese agricole nella produzione e condivisione di energia rinnovabile, senza rinunciare alla loro funzione primaria, produrre cibo e tutelare il territorio. Tra gli strumenti presentati figura la Fondazione EnerCia, Comunità Energetica Rinnovabile nazionale promossa da Cia, nata per sostenere la nascita di configurazioni territoriali efficienti, semplificando gli aspetti organizzativi e gestionali che spesso rallentano lo sviluppo delle CER. Accanto a questa realtà operano ESCo Agroenergetica, per accompagnare le aziende negli investimenti energetici, e il progetto Heliogea, dedicato allo sviluppo di soluzioni di agrivoltaico sostenibile che consentano di integrare produzione agricola e produzione di energia, salvaguardando la fertilità dei terreni e il ruolo dell'imprenditore agricolo.
“Facciamo i conti con una realtà in cui il lavoro agricolo è in crisi per scarsa redditualità – ricorda il presidente Cia Marche Alessandro Taddei – e, proprio perché i problemi non dipendono dalla qualità, che resta alta, delle produzioni nazionali, è abbastanza logico che l’arrivo di qualche investitore in grado di garantire alle aziende agricole un ritorno dall’installazione di pannelli solari in alternativa alle coltivazioni sia un pericolo reale per tutto il settore primario. Cia-Agricoltori Italiani ha così presentato al Governo un progetto che fa i conti con la situazione attuale e propone la difesa dei terreni ma anche la possibilità che gli agricoltori investano in energie rinnovabili. Come spesso è accaduto nella storia del nostro Paese, anche la transizione energetica può e deve partire dagli agricoltori”. “La proposta di Cia – sottolinea il direttore di Cia Marche, Massimo Sandroni – nasce per abbattere le principali barriere economiche, tecniche e burocratiche che ancora oggi frenano gli investimenti delle aziende agricole nelle energie rinnovabili. Il modello che proponiamo punta su impianti agrivoltaici di dimensioni contenute, progettati per produrre 100 kW di potenza reale, con un investimento indicativo di circa 80 mila euro e un'occupazione di suolo inferiore ai 3.000 metri quadrati, garantendo la piena continuità delle coltivazioni. Le strutture sono completamente reversibili, con pali in acciaio infissi nel terreno senza ricorrere al cemento, mentre un servizio "chiavi in mano" accompagna l'imprenditore in tutte le fasi, dalle autorizzazioni alla manutenzione ordinaria e straordinaria, offrendo certezze anche sui costi di gestione nel lungo periodo. È un modello che mette davvero l'agricoltore al centro della transizione energetica: non servono grandi impianti industriali, ma una rete diffusa di aziende agricole protagoniste. Basti pensare che, se 10 mila imprese adottassero questo modulo standard, si potrebbe arrivare a generare 1 Gigawatt di potenza complessiva, con benefici per il reddito delle aziende, per la sicurezza energetica del Paese e per la tutela del paesaggio rurale”. Per Cia Marche la sostenibilità ambientale ed economica devono procedere insieme, valorizzando modelli che integrino produzione agricola, innovazione e tutela del territorio. “Il progetto – evidenzia il vicepresidente di Cia Marche e Presidente Cia Ancona, Franco Gianangeli – va inteso come un compendio alla normale attività agricola e, in tal senso, è veramente innovativo e alternativo al semplice sacrificio di ettari di terreno al solo fotovoltaico. In questo modo, le imprese agricole diventano protagoniste della transizione energetica nazionale, il primo passo è creare una comunità energetica per far sì che ci sia un autoconsumo diffuso, poi bisogna integrare il sistema con questo nuovo tipo di pannello fotovoltaico rialzabile, che permette la coltivazione e il passaggio di macchinari. Non ultima la questione economica, è importante che le imprese agricole interessate facciano un business plan”. “La transizione energetica – aggiunge la presidente Cia Pesaro-Urbino Sabina Pesci - rappresenta una grande opportunità per il nostro sistema agricolo, ma deve essere governata con equilibrio e visione. Guardiamo avanti: le aziende agricole possono diventare protagoniste della produzione di energia da fonti rinnovabili, creando nuove opportunità di reddito senza sottrarre terreno fertile alla produzione agricola.La nostra posizione è chiara: sì alle energie rinnovabili, ma senza consumo di suolo agricolo, privilegiando soluzioni integrate con le aziende e nel pieno rispetto dell'ambiente, della tutela del paesaggio e della vocazione produttiva dei nostri territori. L'agricoltura deve continuare a produrre cibo di qualità e, allo stesso tempo, contribuire agli obiettivi di sostenibilità, rafforzando la competitività delle imprese e l'autonomia energetica del Paese.” L'iniziativa nazionale ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell'energia e delle principali organizzazioni impegnate nella transizione energetica, con la partecipazione, tra gli altri, del ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, del presidente nazionale di Cia Cristiano Fini, dei vertici di ARERA, GSE, Legambiente e degli organismi tecnici coinvolti nello sviluppo delle energie rinnovabili. Per Cia Marche il percorso avviato rappresenta un'opportunità concreta per favorire la crescita di un'agricoltura sempre più sostenibile, innovativa e capace di contribuire alla sicurezza energetica del Paese senza perdere la propria identità produttiva.