Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
A dieci anni dalle prime scosse del 2016, nelle campagne marchigiane i segni del terremoto non appartengono ancora soltanto alla memoria. Per centinaia di aziende agricole e zootecniche delle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno il sisma ha rappresentato una cesura profonda, mettendo a rischio non solo stalle, fienili e abitazioni, ma la stessa permanenza degli agricoltori nelle aree interne.
Ma allevatori e agricoltori non hanno mollato. Nell’immediato furono allestiti 126 Mapre, i moduli abitativi rurali emergenziali che consentivano agli allevatori di continuare a vivere accanto agli animali, insieme a 304 moduli stalla. A questi si aggiunsero 90 stalle realizzate direttamente dagli allevatori e 253 fienili. Strutture che hanno garantito continuità. Oggi, a 10 anni di distanza sono 357 le aziende che hanno ancora a disposizione queste strutture che sono risultate essenziali come le dotazioni precedenti al sisma.
Il mondo agricolo arranca ancora nel suo rilancio, infatti i numeri sono pressoché inalterati: 234 fienili, 196 stalle per bovini da carne, 22 per bovini da latte, 146 per pecore e capre. Proprio per questo Coldiretti Marche, in un incontro con il commissario Guido Castelli, al quale va riconosciuto il lavoro importante e proficuo svolto in questi anni, ha chiesto di poterle mantenere permettendo alle imprese la possibilità di riscattarle. La stessa Coldiretti aveva in precedenza chiesto e ottenuto proroghe per il loro impiego.
“Nate come temporanee – spiegano da Coldiretti - in molti casi, sono diventate indispensabili per garantire alle attività, la permanenza nelle proprie aree e ad oggi rappresentano un modo per rilanciare le imprese nel post emergenza, guardando al futuro perché la ricostruzione delle Marche interne, non può infatti essere misurata soltanto attraverso gli edifici ricostruiti. Mantenere un allevatore, un agricoltore e una famiglia in montagna significa conservare attività economiche, comunità e servizi, ma anche assicurare la manutenzione quotidiana di territori fragili”.