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Grande successo per la prima edizione di “Parole di Paglia” a Maltignano: tre giorni di teatro, circo, musica e cultura rurale

di Redazione Picenotime

Il festival, promosso da Compagnia dei Folli e Comune di Maltignano nell’ambito del progetto M3 – Musei, Mete e Made in Piceno si è tenuto dal 18 al 20 settembre 2026 a Caselle di Maltignano. Un fine settimana dedicato alla valorizzazione della cultura rurale attraverso teatro di strada, circo contemporaneo, musica, laboratori per bambini, land art e incontri: una formula vincente per la prima edizione di “Parole di Paglia”. Il festival, creato dalla collaborazione tra la Compagnia dei Folli e il Comune di Maltignano è nato con una sfida: realizzare un piccolo anfiteatro temporaneo fatto di balle di paglia, di libera fruizione per il pubblico, dove poter vivere un’esperienza culturale immersiva che fosse il giusto connubio tra le tradizioni popolari e le arti performative contemporanee. Il filo rosso (o giallo, in questo caso) del programma? La paglia, un materiale semplice e profondamente legato alla terra, un simbolo della memoria contadina che in questo caso si è trasformato in elemento scenografico, laboratoriale e artistico. 

Come amministrazione comunale siamo grati al Bim, al presidente Contisciani e alla Compagnia dei Folli che hanno creduto in questo progetto. Una prima edizione che ha visto la partecipazione di molte persone, nonostante il meteo poco clemente. Una manifestazione che racconta il nostro territorio, non dimentichiamo, infatti, che le prime abitazioni della frazione Caselle, chiamate “pincerite”, erano costruite con paglia e fango”. Queste le parole del sindaco Federica Filiaggi che dichiara anche: “Ci piacerebbe che Teatri di Paglia diventasse, nel tempo, l'evento caratteristico del nostro territorio, come piaceva anche al Sindaco Claudio Flamini, che, purtroppo, di questo evento ne ha solo sentito parlare. Un momento in cui comunità, cultura, natura e tradizioni si incontrano e danno vita ad un territorio. Non soltanto un festival, ma una vera esperienza territoriale.L'ambizione è quindi quella di far crescere Parole di Paglia edizione dopo edizione, fino a renderlo un appuntamento distintivo e riconoscibile del nostro comune”.

Il programma del festival è stato pensato con attività rivolte a pubblici diversi. Nel pomeriggio si sono svolti laboratori per bambini (con favole riguardanti il grano e il pane, disegni e la realizzazione di piccoli spaventapasseri e streghe fatti con paglia e materiali di recupero), poi ogni sera a partire dalle 21:00 il pubblico è stato accolto nell’anfiteatro da uno spaventapasseri sui trampoli della Compagnia dei Folli come introduzione al vasto programma di ogni serata. Fondamentali sono stati gli incontri culturali del festival: Daniele Ciabattoni di “Grano Società Agricola”, oltre a svolgere un laboratorio con i bambini presenti sabato, ha emozionato il pubblico raccontando la sua esperienza con il pane, le farine e le produzioni artigianali. Il pane è apparso per ciò che realmente rappresenta: non soltanto un alimento, ma il risultato di una lunga storia fatta di semi, attese, mani, conoscenze tramandate e relazioni. In un teatro costruito con ciò che resta del grano dopo la mietitura, parlare di pane ha assunto un significato ancora più forte. Lo scrittore e direttore di Cronache Picene Luca Capponi ha invece presentato il suo libro “Gli alberi non scappano”: attraverso il racconto degli alberi, delle radici e del rapporto con i luoghi, l’autore ha invitato ad osservare ciò che rimane, a riconoscere il valore della memoria e ad ascoltare le storie custodite dal paesaggio. Numerosi sono poi gli artisti che si sono alternati nel programma delle tre serate: il Circo Diatonico ha creato un’esibizione che ha miscelato circo, jazz e sonorità balcaniche regalando al pubblico un concerto poetico, sospeso tra musica, narrazione e immaginazione. La Microband con virtuosismo, comicità e invenzione scenica, ha dimostrato come un concerto possa trasformarsi in teatro e come la musica possa sorprendere anche quando nasce da strumenti, gesti e situazioni apparentemente familiari. Con gli A Randerchitte, invece, l’ascolto si è trasformato in festa. Il ritmo del saltarello ha coinvolto il pubblico, facendo incontrare generazioni diverse nella danza. La musica popolare ha ritrovato così la sua funzione più profonda: non essere semplicemente eseguita, ma vissuta insieme. Ogni serata si è conclusa con le performance della Compagnia dei Folli, tra suggestive scene sui trampoli e con lo spettacolo di pali oscillanti “Sway Love”: gli attori hanno trasformato il movimento in danza e il cielo in spazio scenico. I corpi, spinti lontano da terra e poi riportati dolcemente verso il centro, hanno raccontato l’incontro, la distanza, la fiducia e il desiderio di ritrovarsi. È stata un’immagine capace di racchiudere lo spirito del festival: avere radici nella terra senza rinunciare alla possibilità di guardare verso l’alto. Durante il festival è stato inoltre realizzato un intervento di Land Art a cura della Frida Art Academy diretta da Zeno Rossi. Un’operazione site-specific in dialogo con il paesaggio, la paglia e l’identità rurale del territorio. Le opere, inserite nello spazio del festival, non hanno occupato il paesaggio, ma lo hanno ascoltato e reinterpretato, mostrando come la creatività possa nascere dai materiali naturali e trasformare temporaneamente un luogo senza cancellarne l’identità. L’iniziativa “Parole di Paglia” si è svolta all’interno del progetto M3 – Musei, Mete e Made in Piceno, realizzato con il co-finanziamento della Regione Marche a valere sul bando “Avviso per la selezione di progetti integrati volti alla riqualificazione e valorizzazione dei borghi storici presentati dai Comuni iscritti all’elenco di cui all’art. 3 della L.R. 29/2021”. Il progetto vede inoltre il coinvolgimento del BIM Tronto, nell’ambito delle azioni di valorizzazione del territorio, dei borghi e delle comunità locali.

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