Con una rete che supera i 300 punti vendita in 5 regioni (Marche, Abruzzo, Umbria, Molise e Lazio) grazie alle insegne Oasi, Tigre e Tigre Amico, Magazzini Gabrielli, realtà consolidata della GDO con sede principale ad Ascoli Piceno, ribadisce la centralità strategica della regione Marche all'interno del proprio modello di crescita. L'azienda, infatti, si attesta tra i principali operatori della regione, con una quota di mercato complessiva superiore all'11%. Una centralità che si traduce nel 26% del fatturato registrato dall'azienda nel 2025. Sono alcuni dei dati emersi in occasione della prima storica partecipazione dell'azienda alla presentazione del "Rapporto Economie regionali, L'economia delle Marche” di Banca d'Italia, organizzata oggi ad Ancona. Per Magazzini Gabrielli, rappresentato per l'occasione del Presidente, Laura Gabrielli, è stato il contesto per raccontare una prospettiva diretta sul consumo e sulla prossimità. Un punto di vista privilegiato in cui la spesa quotidiana diventa il termometro sociale più sincero delle famiglie marchigiane.
Nelle Marche, d'altronde, i dati riflettono un posizionamento consolidato (pari a una quota dell'11% del mercato della GDO nella regione) a cui contribuiscono in modo sinergico i superstore Oasi (con una quota del 6,5%) e la rete dei supermercati Tigre (3,6%) e Tigre Amico (1,11%). Il legame con il tessuto locale è testimoniato dalla risposta dei consumatori: nella regione, i clienti di Magazzini Gabrielli rappresentano il 46,3% del bacino d'utenza, con una spesa media annua di 1.195 euro per nucleo familiare. Questo radicamento si inserisce in un quadro di più ampio respiro che coinvolge le 5 regioni in cui l'azienda opera. Nel 2025, Magazzini Gabrielli ha registrato vendite lorde pari a 1,497 miliardi di euro (+6,63%), con ricavi in crescita del +5,9% e un EBITDA che ha raggiunto gli 87,2 milioni di euro, in incremento di circa 3,5 milioni rispetto al 2024. Un'evoluzione economica che genera ricadute dirette sul territorio: la regione ospita infatti più di un quarto della forza lavoro aziendale, con oltre 1.000 dipendenti sui circa 3.800 impiegati tra i punti vendita e la sede centrale.
"Partecipare a questa giornata come ospiti di Banca d'Italia ad Ancona è per noi un grande onore e un'opportunità di confronto straordinaria. Se il Report dell'Istituto restituisce la fotografia scientifica del nostro Paese, la nostra capillarità sul territorio ci permette di leggerne i bisogni in tempo reale. Nelle Marche, che per noi sono molto più di un mercato di riferimento, avvertiamo chiaramente la prudenza delle persone, ma anche un paradosso virtuoso: la ricerca consapevole di una qualità che tuteli il benessere. Di fronte a questa incertezza, il ruolo moderno della spesa di prossimità è diventare un punto di riferimento saldo. Lavoriamo ogni giorno per offrire risposte immediate e per costruire un valore sociale ed economico che rimanga sul territorio”, dichiara Laura Gabrielli, Presidente di Magazzini Gabrielli.
LA SPESA DEGLI ITALIANI TRA PRUDENZA E BENESSERE: IL PARADOSSO VIRTUOSO DEL 2026
Dietro i risultati ottenuti da Magazzini Gabrielli c'è l'analisi lucida dello scenario attuale portata dall'azienda al tavolo di Ancona organizzato da Banca d'Italia. Le famiglie marchigiane e italiane si trovano a dover affrontare un quadro complesso: il PIL nazionale cresce appena dello 0,4%, mentre i prezzi continuano a salire (+3%). Il vero problema è che tra il 2019 e il 2026 il costo della vita è aumentato di quasi il 20%, mentre gli stipendi sono cresciuti "solo” del 12,2%[1]. Questo divario di sette punti percentuali ha cambiato il modo di fare la spesa. Le famiglie sono diventate più prudenti e meno fedeli: il 39% ha cambiato il supermercato di fiducia negli ultimi mesi (prima della pandemia era solo il 18%)[2]. Si va in negozio più spesso (due volte e mezzo in più al mese rispetto al passato) ma si spende meno ogni volta, riducendo lo scontrino medio di 5 euro[3] per tenere sotto controllo le uscite immediate. Eppure, in questo scenario complesso, emerge un paradosso virtuoso: i consumatori non cercano solo il prezzo più basso a tutti i costi. Finita la fase del ripiegamento, le persone stanno riorganizzando la propria scala dei valori: risparmiano sui beni di prima necessità per concedersi prodotti di qualità superiore, legati alla salute, alla prevenzione e al benessere olistico, dato che il 96% degli italiani riconosce che la salute dipende in buona misura dall'alimentazione[4]. Il supermercato di fiducia mantiene così una forte centralità emotiva (dato in crescita del +1,7%)[5], premiando la prossimità e il rapporto umano rispetto ai grandi ipermercati e all'e-commerce.