Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
Cia Marche è presente con tutti i suoi rappresentanti regionali e provinciali alla IX Assemblea Nazionale elettiva Cia-Agricoltori Italiani, “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, riunita a Roma all’Auditorium Antonianum. L’Assemblea ha confermato all’unanimità quale presidente Cristiano Fini, alla guida dell’organizzazione dal 2022, dopo essere stato presidente regionale di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena. Numerosi gli spunti emersi in questi giorni, che evidenziano l’importanza del settore primario nella vita del Paese: il 91% degli italiani, secondo l’indagine Cia Trend “Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro”, è preoccupato per frane, alluvioni e dissesto idrogeologico ma confida nell’azione “protettiva” di chi coltiva e conosce il territorio, gli agricoltori. E, per la stessa fiducia che ripone nell’agricoltura, il 51% dei connazionali compra solo Made in Italy, ma ha un prezzo che sempre più persone faticano a sostenere.
“Abbiamo ascoltato le problematiche di tutti i delegati ed esposto le nostre – ha dichiarato il presidente Cia Marche Alessandro Taddei – e capita a volte che un nostro problema sia diventata un’opportunità in altre regioni, dunque l’Assemblea Nazionale di fatto è il momento ideale per confrontarsi tra realtà regionali”.
Le Marche “hanno parlato molto, in questa Assemblea, di tutelare le aree interne. Purtroppo, veniamo da anni segnati da terremoti e alluvioni e assistiamo a un continuo spopolamento di questi territori. Possiamo dire di avere un primato negativo, essendo tra le regioni maggiormente colpite dal fenomeno dello spopolamento. Per questo stiamo cercando di mettere in campo iniziative e di sollecitare sia il governo nazionale sia la politica regionale”. C’è una significativa apertura delle istituzioni verso questa problematica e “infatti, negli ultimi anni, devo dire, c’è stata molta attenzione su questo tema e si sta cercando di portare avanti insieme una serie di soluzioni. Abbiamo proposto anche una defiscalizzazione per le attività presenti nelle aree interne, con l’obiettivo di dare un segnale concreto e favorire il ritorno delle aziende agricole, ma anche dei servizi, in questi territori”. I problemi, purtroppo, non si limitano alle aree interne, “perché conosciamo la situazione internazionale e il danno che gli agricoltori, come tutti in Italia, subiscono in termini di costo del carburante e, per noi, anche di difficoltà nel reperire i concimi, a prezzi altissimi. Nemmeno la Commissione Unica Nazionale del grano ci soddisfa. Le Marche sono la terza regione cerealicola d’Italia e purtroppo quello che era l’obiettivo della CUN — cioè garantire un prezzo minimo che coprisse almeno i costi di produzione — non è stato ancora raggiunto. Si tratta di un tavolo molto complesso, dove siedono anche rappresentanti dell’agroindustria, e l’obiettivo iniziale è stato in parte distorto. Noi chiediamo ai nostri rappresentanti all’interno della CUN di riportare al centro il vero obiettivo: creare un prezzo minimo che consenta almeno di coprire le spese di produzione, perché oggi il prezzo del grano è insufficiente”.