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Ascoli, "Le ragioni del sì": al Polo Sant'Agostino si ragiona sull'imminente referendum sulla giustizia

di Davide Ciampini

Le ragioni del sì al referendum del 21 e 22 Marzo sono state il tema fondate su cui si è svolta una tavola rotonda presso il Polo Sant'Agostino di Ascoli Piceno. L'evento, cui hanno partecipato volti noti della politica italiana, ha richiamato a sé una folta affluenza di pubblico, segno evidente dell'importanza del tema per i cittadini. Questi ultimi saranno chiamati infatti a pronunciarsi in merito ad una riforma storica, che potrebbe rappresentare una scolta storica per il Paese. Stop all'impunità per i magistrati rei di avere comminato pene ingiuste, no alle correnti ed una maggiore imparzialità. Queste le tematiche precipue del referendum proposto dall'attuale Esecutivo.



"Quella che stiamo vivendo - ha esordito il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti - è una campagna elettorale, alla stregua delle elezioni comunali. Invito pertanto ai presenti di far conoscere la tematica, sensibilizzando così le persone a loro vicine. Infatti, attraverso il si possiamo raccontare una Paese diverso. Molti imprenditori investono una nazione allorquando vige una giustizia più equa e giusta, segno che l'esito della riforma avrebbe degli esiti non solo politica, ma anche economici".



"Siamo all'ultimo giorno prima della pronuncia su questa riforma - ha detto l'onorevole Lucia Albano -. Riforma coraggiosa, voluta con convinzione dal governo Meloni. Sappiamo bene che essa sia stata sovente strumentalizzata, dunque e nostro dovere confutare tutte le falsità e le speculazioni veicolate in questi giorni". 



"La questione referendaria - ha precisato il commissario alla ricostruzione post sisma 2016 Guido Castelli - è ostica per antonomasia: nessuno vuole manomettere la Costituzione; il nostro intento, infatti, è quello di completarla. L'articolo 111 sostanzia perfettamente le mire della riforma: in ogni processo penale, ogni giudice deve porsi in modo terzo, ossia distinto e distante. Dobbiamo organizzare la carriera dei magistrati, così che non frequentino i medesimi corsi. Vogliamo altresì liberare la magistratura dal condizionamento delle correnti, così che il giudice sia libero dalle mire di chi potrebbe essere decisivo per il suo avvenire".



"Dicono che la verità renda liberi - ha sostenuto la senatrice Elena Leonardi -. Ecco, gli incontri sin qui svolti nascono dalla necessità di rendere edotti i cittadini circa il vero contenuto del siffatto referendum. Se andassimo nel merito della riforma, noi non troveremo una reale ragione per votare "no". La ragione che spinge i promotori del no, è la volontà di fare opposizione al governo. Non esiste infatti controindicazione alcuna per i cittadini, anzi: essi ne trarranno vantaggio. Negli ultimi anni, circa 7000 persone sono state indennizzate dallo Stato - dunque dai contribuenti - per via di una ingiusta detenzione. Quel tipo di ingiustizia cui sono sottoposti questi cittadini potrebbe capitare a ciascuno di noi, nessuno escluso. Nel merito dei provvedimenti disciplinari per i magistrati, vediamo che sono stati comminati meno di un centinaio nei loro confronti. E quelli che hanno avuto effetto, invece, si contano sulle dita della mano, riducendo i suddetti errori a una mera reprimenda". 



"Le storie di chi ha subìto una ingiusta detenzione - ha proseguito il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli - ci invitano a una riflessione, in quanto esse lasciato degli strascichi indelebili sulla propria storia personale. È necessario creare un ambiente che causi meno incidenti come questi: è infatti inaccettabile, in un Paese civile, che ancora oggi accadano questi avvenimenti. Pensiamo che siano vicende lontane, che non potranno mai scadere a noi. Ma le cose non stanno affatto così. Il governo l'ha ideata esclusivamente per creare un nuovo asse della nostra Costituzione. Possiamo dunque confermare una riforma già presente nel programma del centrodestra del 2022".



"Dopo la guerra - ha concluso il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida -, vigeva un grande clima di confusione: l'assemblea costituente si riunì per un anno in quanto le opinioni dei partecipanti erano assai divergenti. La Costituzione si può cambiare previa procedura rafforzata, con un ampio coinvolgimento del popolo o eventualmente con un referendum confermato dalla maggioranza di chi vi vorrà partecipare. Palamara ha sostanziato perfettamente la struttura della magistratura, esponendo in modo circostanziato il modus operandi delle correnti. Dobbiamo pertanto liberare i magistrati da questo vincolo. La riforma non sarà una panacea di tutti i mali, ma migliorerà certamente le cose".




autore Davide Ciampini****

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