Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
“Fa un certo effetto sentire Fabrizio Cesetti parlare di responsabilità istituzionale, vigilanza e ricostruzione. Proprio lui che, insieme a tutte le opposizioni, durante il Consiglio regionale a Muccia ha scelto di abbandonare l'aula, sottraendosi a un confronto che avrebbe meritato rispetto, attenzione e senso delle istituzioni. Sono giorni che sentiamo ripetere che Acquaroli deve riferire. Acquaroli ha riferito, Cesetti se n'era già andato. La ricostruzione non può diventare un argomento da tirare fuori all'occorrenza per confezionare titoli e attacchi politici. Lo dico da terremotata, prima ancora che da consigliere regionale. Le comunità colpite dal sisma non hanno bisogno di essere utilizzate come sfondo di una polemica, ma di istituzioni presenti, credibili e capaci di lavorare insieme. E questo vale per tutti, maggioranza e opposizione. A Cesetti, con il massimo rispetto, mi sento di dire che dovremmo tutti dimostrare responsabilità politica. Invocare un giudizio sommario prima di una sentenza non fa il bene delle istituzioni, ma le indebolisce”. Queste le dichiarazioni del consigliere regionale di Fratelli d'Italia e sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, in replica al consigliere del Pd Fabrizio Cesetti.
“Nessuno intende sottrarsi alla necessità di fare piena luce su quanto sta emergendo dall'inchiesta. Le responsabilità penali saranno accertate dalla magistratura, senza sconti per nessuno. Ma trasformare un'indagine in un processo politico al presidente della Regione è un'altra cosa e non aiuta né la ricostruzione né i marchigiani. La strumentalizzazione di Cesetti emerge anche da un altro passaggio della sua nota, quando richiama la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori. Evidentemente non sa che proprio in quelle ore, a Tolentino, alla Crucianelli, era in corso un incontro tra azienda e sindacati nel quale sono state date garanzie sul pagamento degli stipendi. Non solo, la Struttura commissariale ha chiesto immediatamente un incontro a Roma con Struttura di prevenzione antimafia del Ministero dell'Interno per tutelare la ricostruzione, i cantieri e i lavoratori Attribuire ad Acquaroli responsabilità su una vicenda senza conoscere nemmeno gli sviluppi del confronto significa fare affermazioni prive di fondamento. Voglio porre io una domanda al consigliere Cesetti: chi controlla le white list? E da chi riceve le informazioni la struttura commissariale, che lui stesso definisce “delegittimata”, per verificare che le imprese siano in regola con la normativa?
Se volessi trasformare questa vicenda in una polemica, potrei ricordare che Cesetti ha governato le Marche fino al 2020 e che, nei sei anni successivi al sisma, si sono avvicendati quattro commissari. Non può certo impartire lezioni di velocità a chi oggi sta lavorando per accelerare quei cantieri che fino ad un certo punto non partivano. Potrei ricordare anche il tempo perso nel primo anno dopo il terremoto, quando il Governo di allora introdusse le cosiddette schede FAST e Aedes giurate, impedendo di fatto ai tecnici locali di procedere senza una certificazione esterna del danno. Si perse un anno per una prima fase diagnostica che, inevitabilmente, avrebbe comunque dovuto essere approfondita in sede progettuale. E potrei parlare del Superbonus 110%, che ha drogato il mercato nazionale, reso difficilmente reperibili i materiali e contribuito a generare il problema dei cosiddetti accolli, oggi tra gli elementi che pesano sulla situazione della ricostruzione. Lo stesso Superbonus è anche uno degli elementi che ha contribuito a favorire concentrazioni di affidamenti privati nell’ambito della ricostruzione stessa per evitare proprio quegli accolli. E qui, lui lo sa, non c’entra la politica.
Se gli inquirenti, poi, verificheranno infiltrazioni della criminalità organizzata nell’ambito della ricostruzione privata, tutti gliene saremo grati. Ovviamente, considerata la sicurezza di Cesetti, mi attendo che possa riferire ciò che paventa di sapere, agli organi preposti. Le istituzioni, caro Cesetti, servono. Ma servono tutte, non soltanto quelle di parte. È troppo comodo invocarle quando conviene e sottrarsi al confronto quando sarebbe necessario. Personalmente, anche se avrei potuto, non ho mai accostato vicende giudiziarie in corso, addirittura con indagati politici ben individuati, proprio perché sono convinta che la popolazione non abbia bisogno dello scontro, ma semmai delle soluzioni.
Evidentemente, io intendo la politica come servizio e non come polemica strumentale. Sono disponibile, se lo ritiene, ad accompagnarlo nelle città e nei paesi interessati dalla ricostruzione, per fargli toccare con mano la situazione e per far raccontare da chi vive il terremoto cos’è stato il terremoto. Forse, invece di alimentare polemiche, presentare interrogazioni e abbandonare le aule per fare uno show, sarebbe più utile scendere sul territorio e affrontare concretamente i problemi”. Il mio impegno per tutti i cittadini è’ sempre stato questo e continuerà ad essere questo, per tutti i cittadini marchigiani”. conclude Luconi.