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Legacoop Marche: l’economia sociale motore di sviluppo. Alleruzzo: "La cooperazione riveste un ruolo fondamentale"

di Redazione Picenotime


Si è svolta ieri a San Benedetto del Tronto la seconda tappa di COOPEVOLUTION, promossa da Legacoop Marche e dedicata al tema "Economia sociale e coesione". L'incontro ha registrato una sala gremita e una partecipazione particolarmente qualificata, a conferma dell'interesse suscitato da un tema di grande attualità, anche alla luce dell'approvazione del nuovo Piano nazionale per l'economia sociale da parte del Governo.

Cambio di paradigma epocale: lo sviluppo non si misura più solo in numeri, ma in benessere, coesione e qualità della vita delle comunità. A segnare questa svolta è il nuovo Piano nazionale per l’economia sociale, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che mette al centro persone, territori e beni comuni. Su questa rotta convergono il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, e il sottosegretario al MEF, on. Lucia Albano, intervenuti alla seconda tappa di COOPEVOLUTION, promossa da Legacoop Marche e dedicata a “Economia sociale e coesione”. 

Per Gianfranco Alleruzzo, presidente di Legacoop Marche, il Piano «segna un passaggio chiave perché consente finalmente di riconoscere l’economia sociale come ambito economico e sociale centrale per la nostra comunità e non come settore residuale del welfare». In questo quadro «la cooperazione riveste un ruolo fondamentale», perché eroga più lavoro e più produzione sul versante dell’economia sociale e contribuisce in modo rilevante al PIL nazionale. 

Gamberini ha ricordato che il solo sistema Legacoop vale quasi il 4% del PIL, con 2,5 milioni di soci, quasi 1 milione di lavoratori e 10mila cooperative, e che il mondo cooperativo rappresenta fino all’80% del valore della produzione dell’economia sociale. «Siamo parte integrante dell’economia sociale e motore del Paese – afferma – perché produciamo valore aggiunto e condiviso per le comunità, mettendo al centro le persone e un modello di governo democratico, oggi riconosciuto anche dal Piano nazionale». Il valore del Piano, sottolinea, è assumere l’economia sociale come vera politica industriale e pilastro della competitività dei territori, con l’attesa ora dei decreti attuativi «che creino non solo risorse, ma soprattutto condizioni favorevoli per facilitare e promuovere l’economia sociale, in particolare la cooperazione». 

Alleruzzo ha ribadito che la cooperazione è «parte costitutiva dell’economia sociale perché in qualsiasi attività riproduce beni comuni e fonda la coesione su partecipazione ed esperienze condivise», invitando a usare il Piano come leva per costruire progetti capaci di intercettare le risorse e trasformare spopolamento, fragilità dei servizi locali e crisi dei modelli industriali tradizionali in cantieri di innovazione economica e sociale. 

«Il Piano approvato ieri dal Governo guarda all’economia con l’aggettivo “sociale” – commenta l’on. Albano – ed è il frutto di anni di lavoro che ha coinvolto più amministrazioni, esperti e, in prima linea, Legacoop». Riconosce la centralità delle persone e risponde ai bisogni di cittadini e imprese costruendo una “sussidiarietà circolare” tra Stato, Pubblica Amministrazione, cooperazione, Terzo settore e imprese responsabili. «L’economia sociale – aggiunge – viene così riconosciuta come uno dei fattori in grado di sostenere, a livello nazionale e internazionale, il sistema economico e produttivo, rafforzando competitività, produzione e crescita». 

Ad aprire il confronto tecnico sono stati Gabriele Sepio, avvocato esperto di Terzo settore, e Giovanna Barni, presidente di CulTurMedia, che hanno richiamato tre nodi decisivi: qualità di formazione e competenze, ruolo della cultura e della responsabilità, protagonismo delle cooperative nei territori.

Nel quadro tracciato da Albano, le Marche sono indicate come “modello e avanguardia” per normativa su coprogettazione e coprogrammazione e per le esperienze sul territorio. Un ruolo confermato dall’assessore regionale al Bilancio, Francesca Pantaloni, che ha ricordato i 12 milioni di euro già destinati a progetti di inclusione e coesione sociale e il lavoro per ampliare le risorse: la cooperazione sociale ha «un valore strategico e fondamentale» nelle politiche di sviluppo regionali e il Piano offre «linee guida chiare» per rafforzare una filiera capace di trasformare bisogni complessi in progetti bancabili. 

In controluce emerge una visione condivisa: l’economia sociale come infrastruttura di sviluppo, fatta di reti – le “infrastrutture di comunità” – che tengono vivi e competitivi i territori, soprattutto quelli marginali. Dove l’impresa tradizionale arretra, l’economia sociale può presidiare servizi, cultura, mobilità, cura dei beni comuni, costruendo alleanze durature con il settore pubblico. «La sfida ora – conclude Alleruzzo – è sull’attuazione: decreti, strumenti operativi, capacità progettuale». 

Dopo i saluti del Sindaco di San Benedetto del Tronto Nicola Mozzoni, al confronto hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore regionale all’Economia sociale Tiziano Consoli, la presidente di SVEM Marche Monica Mancini Cilla, il segretario generale di Fondazione Symbola Fabio Renzi, il presidente di CIIP SpA Marco Perosa, l’assessora alle Politiche sociali di San Benedetto del Tronto Simona Alfonsi, il presidente di Legacoopsociali Marche Diego Mancinelli e la coordinatrice dell’ATS 21 Maria Simona Marconi.


L’incontro fa parte di COOPEVOLUTION che, nelle Marche, da quest’anno è diventato un ciclo di tre tappe. La prima si è svolta lo scorso mese a Cantiano ed era dedicata a democrazia e sostenibilità, la seconda si è svolta oggi a San Benedetto del Tronto, per discutere di economia sociale e coesione, innovazione; la terza si svolgerò il 18 settembre a Fiastra sul’ intelligenza artificiale, per tenere insieme visione strategica e progettazione concreta. 

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