Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
Non è mai
troppo tardi, ma oggi la sfida è diversa rispetto ai tempi del
Maestro Manzi. Tra i banchi dell'IIS "Guastaferro" di San Benedetto del Tronto, al
calar del sole, non si impara solo a leggere e scrivere: si
progettano nuove carriere, si riscattano sogni interrotti e si
affrontano i cambiamenti di un mercato del lavoro sempre più
esigente. La dirigente scolastica, Marina Marziale, spiega come
l’istruzione degli adulti stia diventando un pilastro fondamentale
per il territorio piceno.
Dirigente Marziale, il corso serale
del Guastaferro festeggia sette anni di attività. Qual è il
bilancio di questo percorso?
«Il bilancio è estremamente
positivo. Siamo partiti nel 2018 con una fase preparatoria, attivando
un indirizzo fortemente richiesto dalle nostre aziende: Manutenzione
e Assistenza Tecnica; poi, a partire dall’anno 2021, è stato
avviato anche il percorso Socio-Sanitario. Grazie a un accordo di
rete con il CPIA (Centro
Provinciale per l'Istruzione degli Adulti)
di Ascoli Piceno, abbiamo creato
un'identità definita che oggi ci permette di offrire un servizio di
qualità a chiunque voglia rimettersi in gioco. Il successo di questa
crescita è merito di un lavoro di squadra che ha visto nella
prof.ssa Elvira Scarpati una figura chiave per il coordinamento e
l'attenzione costante alle esigenze dei corsisti».
Chi sono gli
studenti che scelgono di tornare tra i banchi in età adulta?
«L’utenza è straordinariamente eterogenea: dal ragazzo appena
maggiorenne che vuole recuperare il tempo perso alla casalinga che
desidera reinventarsi, fino all'operaio o al lavoratore autonomo che
necessitano del diploma per far crescere la propria attività.
Abbiamo avuto casi emblematici: un docente di ruolo di filosofia di
37 anni tornato studente e, recentemente, un pensionato di 70 anni
che ha voluto chiudere un cerchio lasciato aperto decenni fa per
motivi economici. In generale, si tratta di studenti-lavoratori tra i
35 e i 50 anni, persone motivate, determinate e consapevoli dei
sacrifici che questo percorso richiede».
Nonostante
l'entusiasmo, conciliare vita privata e studio resta complesso. Come
gestite il rischio di abbandono?
«È una sfida quotidiana.
Spesso iniziamo l'anno con classi numerose, anche di 30 alunni, ma le
difficoltà nel gestire famiglia, lavoro e studio portano circa la
metà degli iscritti a fermarsi lungo il cammino. Per combattere
questa "dispersione di ritorno", puntiamo su una didattica
fortemente individualizzata e sulla collaborazione con le aziende,
che mettono i corsisti in contatto diretto con le realtà
professionali. Il corpo docente è formato per supportare queste
fatiche, garantendo la flessibilità necessaria senza intaccare il
valore formativo».
Guardando al futuro, quali innovazioni
potrebbero rendere questo servizio ancora più accessibile?
«Sposando
la prospettiva dei nostri studenti, credo che aumentare la quota di
didattica a distanza (DaD) sarebbe un aiuto concreto. Attualmente
siamo al 20%, ma portare le lezioni non laboratoriali — come
italiano o storia — online per almeno due giorni a settimana
ridurrebbe costi e tempi di spostamento per chi lavora. L'obiettivo è
continuare ad ampliare l'offerta formativa e ottenere risorse per
promuovere queste opportunità a un pubblico sempre più vasto».
Un'ultima riflessione: cosa prova nel consegnare il diploma a chi
ha aspettato una vita intera?
«È un'emozione impagabile
vedere la gioia negli occhi di chi ha trasformato un sacrificio in un
traguardo che sembrava ormai irraggiungibile. In quel momento
scompare la fatica e resta solo la consapevolezza che non è mai
troppo tardi per crescere e riprendersi il proprio futuro».