Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
«Quando un malato oncologico si sente dire che la sua terapia salta perché sono finiti i soldi per gli straordinari del personale, siamo di fronte a un collasso generale che impatta sulla vita quotidiana delle persone». A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, che ha depositato, in vista della discussione sul Rendiconto di martedì prossimo, un’interpellanza alla giunta regionale per chiedere lo stanziamento immediato di risorse straordinarie agli Enti del Servizio Sanitario Regionale.
«I dati e i fatti dell'ultimo mese raccontano un'emergenza non più tollerabile – spiega Cesetti –. All’Ospedale Torrette di Ancona il taglio delle prestazioni aggiuntive ha colpito persino il funzionamento del macchinario di Tomoterapia nella fascia mattutina, penalizzando i pazienti più fragili, compresi quelli in età pediatrica e chi arriva da fuori provincia. Ridurre l'operatività di una tecnologia unica nelle Marche mentre si sbandierano provvedimenti per abbattere le liste d'attesa è una contraddizione che lascia sconcertati».
Il problema non risparmia alcun territorio della regione. «In alcuni territori compaiono i cartelli 'fine budget' nei laboratori – prosegue il consigliere –, mentre in altri ci sono cittadini con invalidità costretti a pagare 85 euro in farmacia per un Holter o pazienti che devono rinunciare a interventi oculistici urgenti perché nel pubblico ci sono anni di attesa e il privato chiede 6 mila euro. E altre segnalazioni raccontano di persone in attesa da sette mesi per un'endoscopia con l'impegnativa ormai scaduta. E pensare che mentre il Cup di Torrette rimane in silenzio, nel privato vengono chiesti 250 euro per la stessa prestazione».
«Questi casi – afferma Cesetti - dimostrano dove ci sta portando questa gestione politica: viviamo ormai in una regione in cui il ricorso al settore privato è cresciuto in modo incontrollato, dove chi ha le possibilità economiche si cura a pagamento, mentre un marchigiano su dieci è costretto a rinunciare del tutto a diagnosi e terapie perché non può permettersi i costi della sanità privata. È la disgregazione stessa del servizio pubblico. Sono passati tre anni da quando gli organi di controllo sui conti regionali evidenziavano come la nostra sanità stesse diventando un servizio non più universale, ma riservato a pochi privilegiati facoltosi o raccomandati. Da allora nulla è cambiato e quel giudizio, giorno dopo giorno, trova drammatica conferma nei fatti».
Per Cesetti le delibere approvate nei mesi scorsi dalla giunta sono inefficaci senza le dovute coperture finanziarie, tanto che si sono scontrate con la dura realtà dei numeri: «Gli annunci sulle aperture nei fine settimana o le convenzioni non reggono se non si coprono i costi del personale necessario a far funzionare i reparti. Sapevano, o dovevano sapere, che i tetti di spesa previsti erano del tutto insufficienti rispetto ai bisogni storici e reali dei nostri ospedali. Il risultato è che le Aziende sanitarie sono state costrette a chiudere i rubinetti già a settembre, vanificando il lavoro dei medici e lasciando i cittadini senza tutele. Non si può gestire la sanità pubblica tagliando l'operatività dei servizi essenziali per far quadrare i conti a fine estate – conclude Fabrizio Cesetti –: con questa interpellanza sollecito il presidente Acquaroli, primo responsabile della politica sanitaria regionale, a dare direttive chiare e immediate agli assessori al Bilancio e alla Sanità. Servono risorse straordinarie, anche a carico del bilancio regionale, per ripristinare da subito le prestazioni, abbattere le liste di attesa e garantire ai marchigiani il diritto di curarsi nei tempi previsti dalla legge».