Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
Si sono svolti, a Loreto, gli Stati Generali dell’Agricoltura delle Marche, promossi dalla Regione Marche, con l’obiettivo di avviare un confronto strutturato sul futuro del comparto, sulle strategie di sviluppo, sulla competitività delle imprese e sulla sostenibilità economica e ambientale del sistema agricolo regionale.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni professionali, del mondo produttivo e della ricerca, chiamati a condividere analisi e proposte in vista della nuova fase di programmazione delle politiche agricole. Al centro del dibattito sono emersi il tema del reddito delle imprese, il rafforzamento delle filiere, il ruolo delle aree interne e montane, l’innovazione e il ricambio generazionale come fattori decisivi per garantire continuità e sviluppo al settore.
Nel corso dei lavori, l’assessore e vicepresidente della Regione Marche Enrico Rossi ha ribadito l’importanza di una visione di lungo periodo, capace di andare oltre la gestione ordinaria degli strumenti di sostegno e di accompagnare le imprese in un percorso di crescita stabile e strutturata, valorizzando le produzioni locali e il presidio del territorio.
Nel suo intervento, il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei, ha ribadito la necessità di un cambio di passo nelle politiche agricole regionali. “Ci sono buoni spunti dall’Osservatorio per le Politiche Agricole e lo Sviluppo Rurale. È un primo confronto con l’assessore e il dirigente, abbiamo iniziato a parlare delle difficoltà che ci sono: aree interne, giovani, le politiche europee per il Pac, il Mercosur. Non va sottovalutata l’importanza della giornata odierna, speriamo di essere riusciti a trasmettere alle istituzioni politiche le nostre problematiche. Adesso saremo assidui nella presenza ai tavoli per lavorare sulle soluzioni perché spesso noi non vediamo opportunità concrete, a differenza di altri: prendiamo il Mercosur, che per le Marche non presenta tutti questi vantaggi, anzi l’apertura a una zootecnia intensiva come quella del Sud America potrebbe danneggiare le poche aziende marchigiane ancora sul territorio”.
Numerose altre le tematiche oggetto di riflessione da parte del Presidente Cia Marche: “Sulla PAC, abbiamo chiesto alla regione di rimanere in allerta come noi, perché se è vero che quest’anno resterà invariata, la nuova programmazione resta pur sempre fissata per il 2027 e lo scoglio della convergenza in un fondo unico resta reale. Ovviamente, abbiamo parlato di reddito, l’anno appena passato è stato difficile e nessun settore si è salvato, nemmeno quello vitivinicolo. Credo che la strada della collaborazione tra associazioni e istituzioni, nelle Marche, sia l’unico modo per tentare di salvare e, possibilmente, riattivare un comparto vitale come quello agricolo”.
Luca Bianchi, presidente di Agia Marche, ha sottolineato la centralità delle nuove generazioni e della redditività come condizioni indispensabili per costruire un’agricoltura moderna e competitiva. “L’agricoltura marchigiana non ha bisogno di misure tampone, ha bisogno di una visione strutturale. Il tema centrale è uno solo: il reddito. Senza redditività non c’è impresa, senza impresa non c’è ricambio generazionale, senza ricambio non c’è futuro per le aree interne e montane”.
"Le aree fragili", prosegue il vicepresidente di Agia-Cia Nazionale, “non sono un problema da assistere, sono un’infrastruttura strategica del Paese. Presidio ambientale, tutela del paesaggio, sicurezza idrogeologica, identità economica. Se si spopolano, perdiamo equilibrio territoriale, non solo aziende. Ho parlato di filiere, perché il valore deve restare nei territori e non disperdersi lungo la catena. Trasformazione, aggregazione, organizzazione sono le parole chiave se vogliamo rendere competitive le nostre imprese. Ho parlato di zootecnia, che nelle zone montane non rappresenta il passato ma una funzione economica e ambientale essenziale”.
Conclude Luca Bianchi: “Le difficoltà sono evidenti e non vanno nascoste. Costi crescenti, instabilità dei mercati, pressione normativa. Ma la risposta non può essere la rassegnazione. Serve una politica agricola che rimetta al centro chi produce, chi investe, chi decide di restare e costruire valore. L’agricoltura non è un comparto residuale. È una leva strategica per lo sviluppo delle Marche”.
Gli Stati Generali dell’Agricoltura delle Marche hanno dunque rappresentato un momento centrale di confronto e indirizzo, finalizzato a costruire una strategia condivisa capace di rafforzare la competitività delle imprese, valorizzare i territori e garantire prospettive concrete alle future generazioni di agricoltori.