Comunicati Stampa
di Redazione Picenotime
Il 24 agosto 2016 la prima devastante
scossa apriva una ferita che avrebbe cambiato il volto dell’Appennino
centrale e, nelle Marche, soprattutto delle province di Ascoli
Piceno, Fermo e Macerata. Nel Decennale delle scosse, la
ricostruzione materiale è finalmente avanzata, ma per la Uil Marche
la vera sfida è quella di ricostruire il tessuto sociale ed
economico delle aree interne. Molti degli immobili recuperati sono
seconde case e questo, pur rappresentando un risultato importante,
non significa automaticamente restituire abitanti ai territori. Nel
frattempo un’intera generazione è cresciuta da sfollata, spesso
sulla costa, costruendo altrove relazioni, percorsi di studio e
opportunità di lavoro.
“Pensare che torni semplicemente
perché le case sono state ricostruite sarebbe un errore – avverte
la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli – La
ricostruzione deve quindi diventare una politica di sviluppo e
ripopolamento e il primo pilastro deve essere il lavoro stabile e di
qualità. Agricoltura e allevamenti sono l’emblema
dell’enogastronomia di qualità e del turismo, soprattutto quello
esperienziale fatto di cammini e di cicloturismo, ma non possono
sostituire in toto l’economia territoriale che invece va costruita
dialogando con l’industria locale della trasformazione, costruendo
filiere corte e sostenibili capaci di trattenere valore e
occupazione. Servono incentivi e una fiscalità regionale e comunale
favorevole, ma vincolati alla creazione di lavoro stabile e alla
permanenza delle imprese. Smart working e turismo rappresentano
opportunità, ma non bastano se i borghi tornano a vivere soltanto
nei weekend o durante alcuni mesi dell’anno”.
Una
ricostruzione, definita a ragione “il più grande cantiere
d’Europa” dove Durc di congruità e badge di cantiere, richiesti
dai sindacati, sono strumenti importanti a garanzia di sicurezza e
legalità anche se resta aperto il problema abitativo degli stessi
lavoratori. Sul punto la Uil Marche continua a chiedere campi base
organizzati, valutando anche l’utilizzo delle Sae disponibili, per
garantire sistemazioni dignitose, prevenire fenomeni di caporalato e
non scaricare sulle strutture ricettive una domanda destinata a
scomparire alla chiusura dei cantieri.
“Anche il prosieguo
della ricostruzione – prosegue la segretaria Mazzucchelli – che
andrà avanti per altri 7/8 anni può rappresentare un’occasione di
ripopolamento, incentivando chi lavora nel cratere a trasferirvisi
stabilmente ma servono servizi e infrastrutture. Dobbiamo superare la
contrapposizione tra costa ed entroterra attraverso trasporti,
infrastrutture digitali, sanità, scuola, servizi e presidi bancari,
contrastando una desertificazione che non è soltanto demografica ma
anche economica e sociale”.
Per la Uil Marche, a dieci anni dal sisma, la questione è dunque quale Appennino si vuole lasciare alle prossime generazioni. Non ci si può accontentare di borghi ricostruiti e lasciarli allo spopolamento che li vedeva vuotarsi anche prima delle scosse, ma occorre creare luoghi nei quali tornare a vivere, lavorare, crescere figli e costruire futuro. Alla ricostruzione fisica va urgentemente affiancata la ricostruzione delle comunità, ridando dignità e valore a luoghi bellissimi che vanno vissuti e non “consumati”.