Cronaca
di Redazione Picenotime
''La tragica notizia odierna sconvolge profondamente me e colpisce con dolore l’intera città. In momenti come questo, dinanzi a tanta sofferenza e sgomento, le parole faticano a trovare spazio. A nome dell'intera comunità ascolana, esprimo le più sentite condoglianze alle famiglie delle due vittime e ai loro cari''. A dichiararlo in una nota ufficiale è stato il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti dopo che ieri una donna incinta di 32 anni in avanzato stato di gravidanza e un ragazzo di 29 anni sono stati ritrovati morti all'interno di una tenda posizionata lungo il fiume Tronto, sotto il ponte della circonvallazione in via San Serafino da Montegranaro, la via che conduce al cimitero di Borgo Solestà. Sul posto, una volta dato l'allarme, erano intervenuti i Vigili del fuoco, i sanitari del 118, Carabinieri e agenti di Polizia ma non c'è stato nulla da fare. E' stato necessario transennare e chiudere la strada al traffico per effettuare le operazioni necessarie.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori ci sarebbe una possibile intossicazione da monossido di carbonio sprigionato da una piccola stufa utilizzata all'interno della tenda per riscaldarsi durante la notte. La Procura di Ascoli Piceno ha aperto un fascicolo e sono previsti ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni, fondamentale sarà l'autopsia per stabilire le cause del decesso. Ci si chiede come mai la coppia avesse deciso di vivere in un una tenda, la loro situazione era ben nota ai servizi sociali del Comune di Ascoli Piceno. Considerando la gravidanza della ragazza, era stato anche assegnato dall'ufficio competente un alloggio in cui però i due giovani avevano deciso di non abitare.
Nel corso della giornata l'Arengo ha voluto fare chiarezza spiegando: ''In data 31 ottobre 2025, si presentava allo sportello dei servizi sociali la signora A.N., accompagnata dal sig. E.M. L’assistente sociale, dopo aver preso atto dello stato di gravidanza della signora e delle richieste della medesima e del sig. E.M., stabiliva nell’immediatezza di reperire una stanza di albergo o b&b per la signora A.N., stante la condizione di fragilità della stessa. Dopo un iniziale rifiuto dei medesimi, gli stessi accettavano la sistemazione della signora A.N. presso un b&b della zona, reperito dopo una ricerca effettuata dall’assistente sociale. Il sig. E.M., dichiarandosi il padre del bambino, comunicava all’assistente sociale che avrebbe provveduto autonomamente alla sua sistemazione. Nello stesso giorno la signora A.N. veniva accompagnata da due assistenti sociali e da una pattuglia della Polizia Locale presso un b&b resosi disponibile nell’immediatezza. La signora A.N. ha beneficiato di pernotti presso b&b e strutture ricettive fino al 5/12/2025, data in cui veniva accolta dal Centro accoglienza vita (Cav) di Ascoli Piceno presso il villaggio Santa Marta. In data 10/2/2026 la signora A.N. si recava presso i servizi sociali, insieme alla presidente del Centro accoglienza vita, per rinnovare la permanenza gratuita presso l’alloggio messo a disposizione dal Cav. Per tutto il periodo, la signora A.N. ha mantenuto un costante rapporto con le assistenti sociali, sia in occasione di visite presso il Cav, sia in occasione dei colloqui concordati ed espletati presso i servizi sociali comunali. Riguardo al sig. E.M., lo stesso dopo aver comunicato inizialmente che avrebbe trovato sistemazione in autonomia, non ha fatto più accessi presso i servizi sociali e, su riferimento dalla signora A.N., si apprendeva che il medesimo era ospite presso l’abitazione di un loro amico comune, ospitalità in più circostanze riscontrata dal servizio sociale''.
Il vescovo Gianpiero Palmieri, di fronte alla tragica notizia che ha scosso tutta la comunità della morte di due giovani ragazzi e della loro creatura non ancora nata, esprime "la necessità di rispettare nel silenzio e nella preghiera il dolore delle famiglie e di tutti coloro che hanno conosciuto questi ragazzi e che sono stati loro vicini, per i quali non erano degli "invisibili". Tutto fa pensare che si tratti di una disgrazia però questa tragica storia ci invita ad allargare lo sguardo e porci alcune domande essenziali su come, in generale, noi guardiamo gli altri e su come ci interpellano certe situazioni e certe notizie. Siamo invitati tutti a guardare con amore i volti delle persone che ci passano accanto, senza giudicare, nella consapevolezza che affrontare il disagio, le debolezze e le fragilità degli altri chiede di essere un comunità solidale, capace di compagnia attenta verso tutti, in particolare quelli più bisognosi di vicinanza".