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Ascoli Calcio, Tomei: "Ripartiremo il 13 Luglio. In Serie B con un profilo basso, programmando un assestamento nella categoria"

di Redazione Picenotime

Francesco Tomei

Francesco Tomei

Francesco Tomei

L'allenatore dell'Ascoli Francesco Tomei, dopo aver rinnovato il proprio contratto fino al 30 Giugno 2029, si è raccontato nel corso di un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano Tuttosport.


"Abbiamo festeggiato il giusto, ripartiremo il 13 Luglio, mi godo un po' di riposo dopo un ultimo mese intenso. Siamo riusciti a conquistare un traguardo meritato che però non arrivava mai. A fare la differenza è stato il gruppo formatosi in una squadra ricostruita da zero la scorsa estate. C'è stata anche un briciolo di fortuna perché in questi casi devono incastrarsi diversi fattori tra cui l'aspetto umano. Durante l'anno non ci sono mai stati problemi pesanti e questo ci ha portati a lavorare con entusiasmo, per la voglia di stare insieme. La divisione tra giochisti e risolutivi non ha senso. Qualsiasi persona nel suo lavoro deve fare ciò che gli piace. A me piace un tipo di lavoro che mi renda soddisfatto, dando personalità alla squadra, occorre però avere la fortuna di trovare ragazzi disponibili e io li ho avuti. Ho chiesto di condividere il voler dominare le partite, di essere aggressivi e li ho visti divertirsi - ha dichiarato Tomei -. Prossima Serie B? Se hai un'identità di gioco, la mantieni in tutte le categorie. Se saremo bravi a replicare le forze e l'attenzione, sapendo che la B è un campionato molto duro, si può ripetere il nostro modo di giocare. Partiremo con un profilo basso, dobbiamo solo programmare un assestamento nella categoria. Ci vorrà molta umiltà. In B cambia soprattutto la fisicità, è un calcio più atletico. I miei modelli? Aver potuto vivere le epoche di Galeone e Zeman ha sicuramente tracciato una strada non solo a me, ma anche a Di Francesco, Grosso, D'Aversa. Se vedi un calcio propositivo e spumeggiante ti viene voglia di replicarlo. Come ero da calciatore? Può sembrare un paradosso, ma proprio perchè non mi sono mai divertito nel correre dietro agli altri, da allenatore chiedo ai miei di avere la palla, così è più bello. Ero di poche parole, nei viaggi e nei ritiri leggevo tanto soprattutto libri sugli indiani d'America. Ho avuto tanti infortuni: quattro crociati, menischi, tibia e perone. Per questo riesco a trasmettere ai miei giocatori l'importanza della resilienza. Il legame con Di Francesco? Sono stato molto contento della sua salvezza con il Lecce. Gli stavano mettendo un'etichetta che non meritava, di allenatore che retrocedeva. Ci si dimentica il lavoro col Sassuolo portato in Europa e quella semifinale di Champions con la Roma quando eliminammo il Barcellona nei quarti. Resta la notte più bella della mia vita anche perchè era il giorno del mio compleanno".



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