Atletico Ascoli
di Redazione Picenotime
L'allenatore dell'Atletico Ascoli Simone Seccardini ha presentato il match contro l'Angelana in programma domani alle ore 15:00 allo stadio "Mighaghelli" di Assisi per la prima giornata del girone F del campionato di Serie D.
Dopo la sconfitta ai rigori in Coppa con il Termoli, parte ufficialmente il campionato. Per la prima volta affronterete l’Angelana, squadra di cui sapete poco ma che rappresenta un’insidia importante soprattutto in trasferta?
"La gara di Termoli ci ha lasciato indicazioni positive e altre sulle quali continuare a lavorare. Siamo all’inizio della stagione ed è normale che una squadra nuova, pur mantenendo principi e identità consolidate, abbia bisogno di tempo per sviluppare nuove relazioni e trovare i propri equilibri.
L’Angelana rappresenta anche per questo un primo banco di prova interessante. È una realtà nuova per noi e, quando ci sono meno riferimenti, diventa ancora più importante concentrarsi su ciò che possiamo controllare: la nostra organizzazione, la capacità di leggere la partita e di adattarci alle situazioni che incontreremo.
La prima giornata porta sempre con sé entusiasmo e qualche incognita. Dovremo avere rispetto dell’avversario, ma soprattutto personalità e lucidità per iniziare il campionato nel modo giusto".
A livello personale festeggerai le 100 panchine con l’Atletico Ascoli. Cosa rappresenta per te questo traguardo e cosa senti in questo momento?
"Cento panchine con la stessa società rappresentano qualcosa di importante, soprattutto nel calcio di oggi. Più che il numero, però, mi rende orgoglioso tutto quello che c’è dentro queste cento partite.
Sono stati anni di lavoro, studio, responsabilità, errori, scelte e crescita continua. Sono arrivato alla guida della prima squadra dopo un percorso costruito nel settore giovanile e ho avuto la possibilità di crescere insieme all’Atletico, cercando ogni giorno di lasciare qualcosa alla società e, allo stesso tempo, imparando moltissimo dalle persone che ne fanno parte.
Se oggi raggiungo questo traguardo, il merito va condiviso con la famiglia Giordani, che mi ha dato fiducia e continuità, con tutte le persone degli staff che mi hanno accompagnato e soprattutto con i giocatori. Un allenatore può avere idee, metodo e competenze, ma sono sempre i calciatori a trasformare il lavoro quotidiano in qualcosa di concreto sul campo.
Per questo sento soprattutto gratitudine. E poi responsabilità, perché cento panchine non devono rappresentare un punto di arrivo, ma la conferma che per durare bisogna continuare a studiare, evolversi e mettere ogni giorno in discussione ciò che si pensa di sapere".
Il mercato negli ultimi giorni ha visto arrivare Caiazza e De Amicis, mentre Gafuri ha salutato con direzione La Spezia. Come valuti queste operazioni e come è andata la trasferta milanese del ds Marzetti e del dg Civita?
"Caiazza e De Amicis sono due operazioni che rispondono alle esigenze che avevamo individuato e aggiungono caratteristiche utili alla squadra. Adesso, come per tutti i nuovi arrivati, servirà il tempo necessario per conoscere i nostri principi, costruire relazioni con i compagni e inserirsi all’interno del gruppo.
La partenza di Gafuri verso La Spezia credo invece debba essere letta anche come un motivo di soddisfazione. Quando un giovane passa dall’Atletico Ascoli a una società professionistica significa che il lavoro svolto dal club, dallo staff e dal ragazzo stesso ha prodotto un’opportunità concreta di crescita. È una delle funzioni che una società come la nostra deve cercare di avere: essere competitiva nel presente e, contemporaneamente, creare valore.
La presenza di Mario Marzetti e Nicola Civita a Milano va nella stessa direzione. Non significa soltanto chiudere operazioni, ma costruire rapporti, conoscere situazioni e creare opportunità. In questi anni l’Atletico ha progressivamente ampliato la propria rete di relazioni e credo che questo sia un patrimonio importante per il presente e soprattutto per il futuro".
