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Dino Ferrari al Forte Malatesta di Ascoli Piceno. Una mostra antologica ripercorre oltre settant’anni di pittura

di Redazione Picenotime


Dal 3 ottobre al 7 novembre 2026 il Forte Malatesta di Ascoli Piceno ospita una grande mostra antologica dedicata a Dino Ferrari (Ascoli Piceno, 1914–2000), pittore che ha attraversato gran parte del Novecento mantenendo un legame profondo con la città e sviluppando, nel corso di oltre settant’anni di attività, un linguaggio personale in costante evoluzione. La mostra sarà inaugurata sabato 3 ottobre alle ore 18.00.

Interverranno il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Sen. Guido Castelli; il Sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti; il Direttore dei Musei Civici di Ascoli Piceno, Stefano Papetti; il Responsabile dell’Archivio Dino Ferrari, Marco Ferrari; il Direttore artistico, Zeno Rossi; il Curatore della mostra, Carlo Bachetti Doria; il Presidente della BCC Banca del Piceno, Sandro Donati.

Curata da Carlo Bachetti Doria, con la direzione artistica di Zeno Rossi e con i materiali messi a disposizione dall’Archivio Dino Ferrari, l’esposizione ricostruisce l’intera vicenda umana e artistica del pittore: dagli anni della formazione alle opere della piena maturità, fino agli ultimi lavori realizzati alle soglie del XXI secolo.



Il percorso, articolato in dieci sezioni, presenta dipinti, ritratti, disegni, tecniche miste, opere grafiche e grandi composizioni di soggetto sacro, insieme a documenti, fotografie, filmati originali e oggetti appartenuti all’artista. Una selezione di materiali provenienti dal suo studio restituisce inoltre l’ambiente nel quale Ferrari lavorò per quarant’anni, trasformando la pratica quotidiana della pittura in una scelta di vita assoluta.

Nato nel 1914 nel quartiere ascolano di Santa Maria Inter Vineas, Dino Ferrari mostrò molto presto una particolare inclinazione per il disegno. A undici anni entrò nello studio di Egidio Coppola, pittore legato alla tradizione verista, dal quale apprese la centralità del mestiere, della pratica e della conoscenza dei materiali. Dopo la morte di Coppola proseguì la propria formazione frequentando il corso serale di disegno di Aldo Castelli e trascorrendo lunghe ore nelle sale della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, dove studiò direttamente le opere dei maestri del passato.

Tra il 1937 e il 1939 soggiornò a Roma, frequentando lo studio del ritrattista Sigismondo Meyer e confrontandosi con le esperienze della pittura italiana del Novecento. Tornato ad Ascoli, avviò una lunga stagione di attività segnata dalla ritrattistica, dai temi sociali, dalle commissioni religiose e da una continua ricerca formale.

Il percorso espositivo documenta questa evoluzione attraverso alcuni dei principali nuclei della sua produzione. I dipinti giovanili e le vedute della Pinacoteca testimoniano gli anni della formazione; i ritratti mostrano la progressiva trasformazione del suo linguaggio, dalla rigorosa osservazione naturalistica a una rappresentazione più libera ed espressiva; le opere degli anni Sessanta e Settanta raccontano il confronto con la modernità e la permanenza dei temi sociali; i lavori degli anni Ottanta e Novanta conducono agli esiti più riconoscibili della sua ricerca.

Particolare attenzione è riservata al cosiddetto “metallismo”, termine con il quale viene identificata la stagione in cui le figure di Ferrari assumono forme sintetiche, volumi compatti e superfici dall’apparenza metallica. Un linguaggio sospeso tra figurazione e astrazione, attraverso il quale l’artista affronta soggetti quotidiani, archetipi umani e temi religiosi con una forza plastica immediatamente riconoscibile.

Tra le opere e i documenti esposti emerge anche il rapporto di Dino Ferrari con Ascoli Piceno: la formazione nella Pinacoteca Civica, lo studio aperto nel 1960 a Palazzo Laudi Migliori in Piazza Sant’Agostino, la Scuola gratuita di disegno e pittura dal vero del Palazzetto Longobardo, le grandi commissioni pubbliche e religiose e il dialogo, spesso acceso e complesso ma mai interrotto, con la vita culturale cittadina.

La mostra dà spazio anche agli aspetti meno conosciuti della personalità dell’artista. Ne sono un esempio le cosiddette “Maledizioni”, disegni nei quali Ferrari rappresentava con segno rapido e caricaturale coloro che riteneva responsabili di torti o delusioni, accompagnandone le immagini con invettive, figure diaboliche e impiccati. Esposte sulla porta e lungo il corridoio del suo studio, queste opere rivelano un umorismo caustico e teatrale, nel quale rabbia, ironia e gusto della provocazione convivono.

Accanto alle opere, fotografie, testimonianze e filmati consentono di incontrare l’uomo oltre il pittore: il carattere intransigente, la generosità, il rapporto con gli allievi, la dedizione assoluta al lavoro e la volontà di continuare a dipingere fino all’ultimo giorno della sua vita.

La mostra al Forte Malatesta intende restituire al pubblico la complessità di questo percorso e riaprire il confronto critico con un artista profondamente legato ad Ascoli Piceno, ma capace di misurarsi con le trasformazioni e le inquietudini dell’intero Novecento.

L’iniziativa vede la partecipazione del Comune di Ascoli Piceno, dei Musei Civici di Ascoli Piceno, del Circolo Cittadino, di Frida Art Academy e dell’Archivio Dino Ferrari. La realizzazione della mostra è sostenuta da BCC Banca del Piceno, Felici Costruzioni e Restauri, Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, Confindustria Ascoli Piceno, Soltec e Sabelli. Si ringrazia inoltre Intesa Sanpaolo per il prezioso contributo; un ringraziamento va anche a Impresa Gaspari.

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