Eventi e Cultura
di Redazione Picenotime
Ad Ascoli Piceno il terzo workshop del Master in Ecodesign ed Ecoinnovazione trasforma un elemento invisibile in una sfida concreta di innovazione e sostenibilità. Come si progetta qualcosa che non si vede? È da questa domanda che è partito PROGETTARE L’ARIA, il terzo workshop progettuale del Master di I livello in Ecodesign ed Ecoinnovazione della Scuola di Architettura e Design, realizzato in collaborazione con FABER e guidato dal designer Zakaria Khalfaoui.
Per due settimane, gli studenti hanno lavorato su una sfida tanto semplice quanto ambiziosa: ripensare il rapporto tra persone, tecnologia e qualità dell’aria attraverso prodotti più efficienti, sostenibili e capaci di migliorare il benessere quotidiano.
L’aria è molto più di ciò che respiriamo: trasporta energia, calore, suoni, odori e vita. Per questo progettare l’aria significa affrontare temi cruciali come la salute, il comfort domestico, la riduzione dell’inquinamento e l’uso responsabile delle risorse.
«L’impegno e i risultati raggiunti oggi da questo gruppo di studenti mi ha emozionato», ha dichiarato Lucia Pietroni, Direttrice del Master. «Per questo voglio ringraziare tutti i docenti, i partner e le imprese che ci hanno accompagnato in questo percorso interessante e innovativo».
Durante la presentazione finale, i concept sviluppati hanno dimostrato come l’ecodesign non sia soltanto una metodologia progettuale, ma un vero e proprio approccio culturale capace di coniugare innovazione, funzionalità e sostenibilità. I progetti hanno esplorato temi come la personalizzazione dei prodotti, l’efficienza dei sistemi di aspirazione, la qualità dell’aria interna e la semplificazione dell’esperienza d’uso, senza mai perdere di vista principi fondamentali quali riparabilità, modularità, aggiornabilità e utilizzo di materiali riciclabili.
Chiara, Elena e Sofia hanno sviluppato una proposta focalizzata sulla personalizzazione della cappa e sulla gestione intelligente dei flussi d’aria. Il loro lavoro ha individuato soluzioni pensate per utenti diversi, combinando dimensioni compatte, silenziosità, facilità di pulizia e prestazioni elevate, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla qualità dell’aria grazie a sistemi avanzati di aspirazione e filtraggio.
Ludovica e Claudia hanno invece approfondito il tema dell’aspirazione spot, progettando sistemi capaci di catturare fumi e odori direttamente alla fonte. La loro ricerca ha analizzato sostenibilità dei filtri, manutenzione, gestione della condensa e adattabilità degli elementi, immaginando soluzioni integrate che potrebbero trovare applicazione anche oltre il contesto della cucina.
Giovanni e Alba hanno esplorato nuove possibilità per una cappa personalizzabile e modulare, capace di uscire dal ruolo tradizionale di semplice elettrodomestico. Attraverso strategie di ecodesign come disassemblabilità, manutenzione semplificata e intensificazione d’uso, hanno immaginato prodotti in grado di dialogare con gli spazi domestici e con le nuove forme di convivialità, mettendo al centro l’esperienza dell’utente.
Le proposte presentate hanno colpito positivamente il designer Zakaria Khalfaoui, che ha evidenziato come gli studenti abbiano applicato in modo rigoroso i principi dell’ecodesign lungo l’intero processo progettuale. «Non si sono limitati a ripensare la forma o la funzione del prodotto, ma hanno affrontato il progetto con una visione sistemica, considerando l’intero ciclo di vita: dalla scelta dei materiali alla disassemblabilità, dalla riparabilità alla manutenzione, fino alla durabilità e all’adattabilità nel tempo. L’aria è stata utilizzata come chiave di lettura per sviluppare soluzioni capaci di generare valore ambientale, sociale e funzionale: l’ecodesign non è stato un vincolo, ma uno strumento di innovazione in grado di migliorare le prestazioni del prodotto riducendone al contempo l’impatto ambientale».
Generoso Parmegiani e Maria Grazia Fioravanti - docenti guida dei precedenti due workshop con Pusterla e TREELLE - hanno fatto i loro complimenti ai ragazzi per la qualità dei progetti: «PROGETTARE L’ARIA ha dimostrato che innovare non significa soltanto creare nuovi oggetti, ma immaginare soluzioni che migliorino la vita delle persone e contribuiscano a costruire un futuro più sostenibile».
Un ringraziamento speciale a Pierluigi Antonini, tecnico del laboratorio dell’Università, dove i ragazzi hanno potuto sperimentare la realizzazione di modelli architettonici e prodotti, la valutazione dei diversi metodi, le tecniche di stampa, anche alternative generative, la stampa 3d su stoffa, i gel, e molti altri materiali.