Eventi e Cultura
di Redazione Picenotime
Questa mattina, al largo Martiri delle Foibe a Monticelli, si è svolta la commemorazione delle vittime in occasione del "Giorno del ricordo" alla presenza delle autorità cittadine e dei rappresentanti delle Associazioni combattentistiche. Una cerimonia voluta per commemorare gli esuli italiani di Istria e Dalmazia e le vittime dell'eccidio delle foibe, che si aperta con la deposizione di una corona di fiori, alla presenza degli alunni dell'Isc don Giussani - Monticelli, ed è proseguita con il contributo della Fanfara dei Bersaglieri di Ascoli Piceno. Il "Giorno del ricordo" è stato istituito con legge nel 2004 per tenere vivo il ricordo delle vittime delle Foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e per la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. "Conoscere la storia - ha detto il sindaco Marco Fioravanti - è il primo tassello per non commettere di nuovo gli errori del passato. Quanto accaduto a istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra rappresenta una pagina buia per il nostro Paese, che è importante ricordare e commemorare". Nel pomeriggio, alla sala Vittori della biblioteca comunale alle ore 17.30, si svolgerà anche la presentazione del libro "Rose per l'Istria, Fiume e la Dalmazia", di Maria Antonietta Marocchi.
“Il Giorno del Ricordo chiama la coscienza nazionale a un atto di verità e di giustizia. È il momento in cui l’Italia si ferma per rendere omaggio alle vittime delle foibe e per riconoscere la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata, una ferita profonda della nostra storia troppo a lungo negata o minimizzata”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, dopo aver partecipato alla commemorazione presso la Camera dei deputati. “È una storia - continua - che appartiene all’Italia intera ma che per me assume un significato profondamente personale. Mio padre, Giovanni Battista Albano, fu tra le centinaia di migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia costretti ad abbandonare le proprie case per difendere ciò che avevano di più prezioso: la cittadinanza e l’identità italiana. Così giunsero nelle Marche, a Fermo, portando con sé il peso dell’esilio e la dignità di una scelta orgogliosa e consapevole”. “La storia della mia famiglia è stata da lui affidata a un libro, scritto per consegnarla ai figli e ai nipoti, affinché non si perdesse la memoria di quanto accaduto lungo il confine orientale italiano, a causa delle forze jugoslave. Ricordare significa assumersi la responsabilità della memoria, per guardare al futuro senza ambiguità e senza cedimenti a letture negazioniste o riduttive”, conclude.