Eventi e Cultura

Forte Malatesta, inaugurata l'antologica su Dino Ferrari: un viaggio nell'arte del maestro ascolano

di Davide Ciampini

​Le mura rinascimentali del Forte Malatesta si aprono all'arte contemporanea per rendere omaggio a uno dei maestri più significativi e poliedrici del territorio. È stata inaugurata la mostra antologica dedicata a Dino Ferrari, un evento espositivo di prim'ordine che ripercorre l'intensa traiettoria artistica del pittore e scultore ascolano. L'allestimento, ospitato nella suggestiva cornice della fortezza sul fiume Castellano, raccoglie una ricca selezione di opere tra dipinti, sculture e bozzetti, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nella ricerca formale ed espressiva di Ferrari. Dalle inquietudini figurative degli esordi fino alle maturazioni plastiche e cromatiche della piena maturità, il percorso espositivo dialoga con le architetture storiche del Forte, restituendo la statura artistica di un autore capace di interpretare le tensioni del suo tempo con profonda sensibilità e rigorosa tecnica. ​Promossa dalle istituzioni locali e curata nei minimi dettagli per valorizzare il patrimonio artistico piceno, l'esposizione rappresenta un atto di doveroso omaggio alla memoria di Dino Ferrari e una preziosa occasione di riscoperta culturale per cittadini, visitatori e appassionati d'arte.

​«La storia di una città - ha dichiarato il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti - passa per i suoi protagonisti, che non lasciano solo opere ma vere e proprie testimonianze. Dino Ferrari è uno dei figli più eminenti di Ascoli e questa mostra ci consentirà di far conoscere il suo lavoro. Abbiamo voluto curare con attenzione non solo la sostenibilità economica, ma anche ogni dettaglio: Marco Ferrari ha voluto infatti onorare suo nonno. Al di là dell'aspetto culturale, c'è una componente narrativa ed esperienziale di un'epoca che ha segnato l'Italia intera. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l'encomiabile lavoro del professor Papetti, che ha dato un'impronta di grande esclusività rispetto ai progetti presentati nella "Città delle Cento Torri. Se Ascoli sta crescendo a livello culturale e artistico, è certamente grazie alla partecipazione del pubblico, prerogativa fondamentale per raggiungere questo obiettivo», 

​«È grazie alla famiglia Ferrari - ha affermato il Commissario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli - che abbiamo organizzato questa mostra, una famiglia particolarmente caparbia e pervicace. La nostra città ha avuto un ruolo da protagonista nel Novecento per quanto riguarda il valore dei suoi artisti. È evidente che oggi l'attenzione sia tutta per Dino Ferrari, attorno al quale c'è stato un grande interesse. Dico questo con il tipico orgoglio che ci contraddistingue e che ci rende fieri di questa giornata. Vi auguro pertanto una buona visione della mostra". 

​«Quando sono arrivato ad Ascoli - ha spiegato il Direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno Stefano Papetti -mi sono imbattuto in una serie di dipinti di Dino Ferrari che fanno parte del patrimonio culturale della città. L'allora direttore mi fissò un appuntamento con l'artista: era molto aperto a parlare delle sue opere e disquisimmo sulle nostre visioni del mondo dell'arte. Vedrete all'inizio della mostra un quadro di fiori e i primi esperimenti di un Dino Ferrari che firmava le sue opere persino alla stregua di Coppola; successivamente la sua firma diventerà in stampatello e particolarmente riconoscibile. È stato un artista che riteneva la vita di provincia un limite. Da giovane aveva tentato di emulare Coppola, come tutti i giovani, ma contestualmente acquisì un suo stile personale, mantenendo sempre i suoi maestri come punto di riferimento».

​«Non è stato semplice - ha concluso Carlo Bachetti Doria, curatore della mostra - lavorare su una figura così complessa come quella di Ferrari. Abbiamo creato un percorso di senso aiutati dalla fisionomia del luogo, che ci ha permesso di individuare dieci sezioni. In questo itinerario possiamo notare la sua grande capacità pittorica e l'evoluzione dei suoi stili nel tempo: il ritratto ci aiuta a comprendere il filo conduttore della mostra, ovvero l'attenzione all'essere umano. Da qui si passa alle sezioni cronologiche, che ospitano quadri provenienti dalla Pinacoteca civica dai quali si evince la sua indole alla sperimentazione. La sezione successiva abbraccia gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, periodo in cui la ricerca espressiva si fa più intensa, avvicinandosi all'espressionismo tedesco e anticipando alcune correnti poi sorte negli anni Ottanta, con uno stile sempre più riconoscibile. Passando infine alle sezioni dedicate ai disegni, possiamo cogliere la sua capacità di essere lieve e di sintetizzare le forme in modo del tutto personale. Per Ferrari la pittura è un modo di vivere e di fare esperienza della vita stessa".




autore Davide Ciampini****

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