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Ascoli Piceno, Giorgia Fiori si racconta ai nostri microfoni: “Ecco ‘Spyne’, l’avvincente thriller tratto da una storia vera”

di Davide Ciampini

Giorgia Fiori

Giorgia Fiori

Giorgia Fiori

Segreti di stato, tensione, dinamiche familiari. Il nuovo thriller ‘Spyne’ possiede tutti gli elementi necessari per una pellicola di grande successo. Tratto da una storia vera, ha già attirato l’interesse del pubblico, riversatosi in massa presso le sale cinematografiche italiane. Tra gli elementi di maggiore interesse vi è naturalmente Isa, giovane donna dalla spiccata capacità introspettiva. La sua personalità è caratterizzata da una evidente ambivalenza, inframmezzata da paura che si alterna a momenti di grande coraggio. A dare vita al personaggio l’ascolana Giorgia Fiori, giunta a questa pellicola dopo un canovaccio di grandi successi cinematografici. ‘Un personaggio ricco di contraddizioni’, così lo definisce l’attrice stessa, raccontatasi ai nostri microfoni. Sensazioni, auspici e alcune anticipazioni in merito al suo ultimo film. Questo e molto altro nell’intervista che ha rilasciato a Picenotime.it.

 

‘Spyne’ si chiama così il tuo ultimo film diretto dalla regista Anna Antonelli: ce ne vuoi parlare?

 

“Spyne” è un thriller, ma, a mio avviso, è soprattutto un film che parla di quanto sia realmente fragile l’essere umano quando si trova schiacciato tra paura, verità e sopravvivenza. Ciò che mi ha colpita fin dall’inizio, è che dentro la tensione e il mistero ci sia qualcosa di molto reale: nessun personaggio è totalmente innocente o totalmente colpevole. Tutti cercano disperatamente di salvarsi, a modo loro.

E poi c’è un elemento fondamentale: nasce da una storia vera. Questo cambia completamente il peso emotivo di quello che racconti. Non stai solo interpretando una scena, stai entrando dentro qualcosa che, in qualche forma, qualcuno ha davvero vissuto e che ancora oggi ha l’opportunità di raccontare e condividere al mondo.

Ed è lì che il cinema smette di essere intrattenimento e diventa quasi una responsabilità”..

 

Una domanda va naturalmente rivolta ad Isa, il personaggio da te interpretato in questa pellicola: quali sono le sue principali peculiarità?

 

“Isa mi ha colpita perché è un personaggio pieno di contraddizioni. All’esterno sembra avere un certo controllo, ma dentro vive un conflitto continuo tra ciò che prova, ciò che nasconde e ciò che vorrebbe essere. Non è l’eroina perfetta che salva tutti. È una donna umana, e proprio per questo credo sia facile riconoscersi in lei. Ha fragilità, impulsi, momenti di paura, ma anche una forza silenziosa che emerge quando meno te lo aspetti. La cosa interessante è che Isa non comunica solo attraverso le parole: spesso dice di più con i silenzi, con gli sguardi, con quello che trattiene. Interpretarla è stato quasi un lavoro “sotterraneo”, molto interiore. Particolarmente emozionante è stata l’esperienza di interpretare un personaggio ancora in vita. Ho avuto l’opportunità di conoscere la vera moglie di Pierre e ne sono rimasta molto colpita. Mi sono sentita una doppia responsabilità come donna e come attrice nel riportare sullo schermo quanto di più realistico possibile nel suo rapporto col marito in una fase di vita tanto delicata, senza però virare sull’imitazione”.

 

 

Cosa devono aspettarsi gli spettatori che si recheranno al cinema? Qualche anticipazione?

 

“Possono aspettarsi un film che non dà tregua emotivamente, ma che allo stesso tempo non si limita al colpo di scena. “Spyne” usa il thriller per parlare anche di fiducia, manipolazione, identità e legami familiari. A mio avviso, la forza del film è proprio questa: mentre cerchi di capire cosa stia succedendo, inizi anche a chiederti quanto conosci davvero le persone che ami. Senza troppe anticipazioni, posso dire che molte certezze dello spettatore verranno ribaltate. E ci sono scene in cui la tensione nasce più da quello che non viene detto che dall’azione stessa. È un film che mi auguro resti addosso anche dopo i titoli di coda”..

 

Un auspicio per questo film?

 

"Mi auguro che “Spyne” riesca a coinvolgere il pubblico non solo come thriller, ma come esperienza emotiva. Viviamo in un momento in cui siamo abituati a consumare immagini velocemente; invece questo è uno di quei film che ti chiede di fermarti, ascoltare, osservare. E spero anche che possa dimostrare quanto il cinema italiano abbia ancora il coraggio di raccontare storie intense, contemporanee e cinematograficamente ambiziose. Soprattutto pensando al fatto che sia un’opera prima voluta fortemente da Anna Antonelli che trovo sia una donna molto in gamba oltre che un’amica che stimo e con cui ho condiviso momenti del film, durante e dopo le riprese, molto intensi. Vorrei che gli spettatori uscissero dalla sala con domande aperte, emozioni contrastanti, discutendo tra loro su chi avesse davvero ragione. Perché i film che restano sono quelli che continuano anche fuori dal cinema. La storia di Pierre è uno di questi”.









autore Davide Ciampini****

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