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"Benedetto Brodetto": l'importante contributo di Acliterra per la pesca e le filiere ittiche dell'Adriatico

di Redazione Picenotime

Nel cuore della manifestazione Benedetto Brodetto, appena conclusasi, si è svolto un convegno che ha segnato un passaggio decisivo nel dibattito nazionale sulla pesca e sulle filiere ittiche. Non un semplice incontro, ma un cambio di prospettiva: per la prima volta, in Italia, gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati analizzati non soltanto nel settore della pesca, ma lungo l’intera filiera ittica, dalle marinerie ai mercati, dalle infrastrutture portuali ai sistemi di trasformazione. Una visione più ampia, necessaria, che restituisce complessità a un comparto troppo spesso raccontato in modo frammentato.


A promuovere l’iniziativa è stato Alberto Felici, presidente regionale Acliterra, che ha portato nel territorio sambenedettese un confronto capace di unire competenze e sensibilità diverse. Felici ha evidenziato il ruolo delle associazioni di categoria come snodo essenziale per raccogliere le istanze del settore e costruire una visione d’insieme, indispensabile per affrontare una crisi climatica che sta modificando il mare Adriatico, le sue stagioni, le sue specie, le sue economie. Ha richiamato l’attenzione anche sulle azioni di contrasto alle specie aliene, un fenomeno ormai evidente e destinato a incidere sugli equilibri biologici e commerciali del comparto.

Il convegno ha potuto contare sul sostegno diretto della presidenza nazionale Acliterra, guidata da Nicola Tavoletta, che ha sostenuto l’iniziativa fin dalle sue fasi preparatorie, riconoscendone il valore strategico per il settore. Grazie al suo impulso, alcuni componenti del Comitato Scientifico Acliterra hanno raggiunto San Benedetto del Tronto da fuori regione, contribuendo con competenze tecniche e visioni di sistema che hanno arricchito ulteriormente il dibattito. La presenza del Comitato Scientifico ha dato al convegno una dimensione nazionale, confermando la volontà dell’associazione di accompagnare la filiera verso una resilienza reale e misurabile.

Accanto a questo contributo, la voce delle marinerie è arrivata attraverso Pietro Ricci, presidente dell’Associazione Pescatori di San Benedetto del Tronto, che ha illustrato le difficoltà quotidiane del settore e la necessità di un sostegno più strutturato, richiamando l’urgenza di una maggiore fruizione delle aree portuali, oggi spesso insufficienti o non adeguate alle esigenze operative.

I direttori dei due GAL della pesca, Uriano Meconi (Marche) e Donatella D’Andrea (Abruzzo), hanno presentato le azioni già avviate per rilanciare il comparto, mostrando come la programmazione territoriale possa diventare uno strumento concreto per accompagnare la transizione ecologica e la resilienza delle comunità costiere.

Un contributo significativo è arrivato anche da Valentino Ferrante, presidente dell’Ente Porto di Giulianova, che ha illustrato le iniziative messe in campo per sostenere i pescatori e rilanciare le filiere ittiche in ambito portuale. Ferrante ha mostrato i risultati positivi ottenuti negli ultimi anni, segno che una gestione portuale moderna e integrata può diventare un motore di sviluppo.

L’amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto, presente in apertura e chiusura dei lavori con l’assessore al commercio Luigi Anelli, ha confermato la centralità strategica della pesca per lo sviluppo della città, illustrando le azioni in corso e quelle programmate, ribadendo la volontà di sostenere un comparto che non è solo economia, ma identità, storia e futuro della comunità sambenedettese.

Il convegno ha dimostrato che il futuro della pesca in Adriatico non può essere affrontato con strumenti del passato. Serve una visione integrata, capace di unire territori, istituzioni, associazioni e operatori. Serve una filiera che sappia leggere i cambiamenti del mare e trasformarli in nuove opportunità. Serve, soprattutto, una comunità che continui a credere nel proprio mare come risorsa viva, fragile e preziosa.

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