Eventi e Cultura
di Redazione Picenotime
Portare all’attenzione del pubblico internazionale la ricchezza, la complessità e l’identità culturale dei territori dei Sibillini e delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, attraverso alcune delle più significative testimonianze della loro storia artistica e religiosa. È questo l’obiettivo di “SOS – SAVE OUR SOULS. Arte, fede e identità tra i Sibillini e l’Adriatico”, la mostra che sarà ospitata dal 18 ottobre 2026 al 31 marzo 2027 al Diözesanmuseum di Freising, nell’area di Monaco di Baviera.
L’esposizione nasce da un progetto promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e dal Diözesanmuseum di Freising (Germania) nell’ambito delle iniziative finalizzate alla valorizzazione e alla promozione all’estero del patrimonio culturale italiano. Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura attraverso il “Fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero – annualità 2025-2027”. L'iniziativa testimonia il ruolo della Soprintendenza non soltanto nell'attività di tutela e conservazione, ma anche nella costruzione di occasioni di conoscenza, ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale, attraverso la collaborazione con istituzioni culturali italiane e internazionali. La Soprintendenza ABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e il Diözesanmuseum di Freising, titolari della responsabilità scientifica, culturale e istituzionale del progetto hanno sviluppato l’iniziativa in collaborazione con il commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post sisma 2016, il BIM Tronto, Il Pio Sodalizio dei Piceni di Roma e con il patrocinio della Regione Marche. Una sinergia che consente di portare all’attenzione internazionale un patrimonio strettamente legato alla storia e all’identità delle comunità dei Piceno, rafforzando il rapporto tra tutela, cultura, ricostruzione e valorizzazione del territorio.
La mostra propone una lettura interdisciplinare del patrimonio artistico, storico e antropologico dell’area compresa tra i Sibillini e l’Adriatico, territorio caratterizzato da una straordinaria stratificazione culturale e da un forte rapporto tra paesaggio, spiritualità, tradizioni e produzione artistica. Per secoli i Sibillini sono stati attraversati da religiosi, mercanti, pellegrini, viaggiatori e migranti, favorendo la formazione di percorsi devozionali, tradizioni spirituali e leggende che hanno profondamente caratterizzato l’identità delle comunità locali. Abbazie, pievi, chiese, conventi, castelli e borghi costituiscono ancora oggi le testimonianze materiali di questa storia. La mostra intende quindi offrire al pubblico internazionale l'opportunità di conoscere un patrimonio diffuso che, pur avendo un valore artistico e storico di assoluto rilievo, è spesso rimasto al di fuori dei principali circuiti della conoscenza e della promozione culturale. Particolare significato assume, in questo contesto, la presenza di opere appartenenti a territori profondamente segnati dagli eventi sismici del 2016. Alcune delle opere selezionate sono state recuperate proprio in seguito al sisma e successivamente restaurate, tornando a costituire per le comunità di appartenenza non soltanto preziose testimonianze storico-artistiche, ma anche simboli di identità e di appartenenza.
“SOS – SAVE OUR SOULS. Arte, fede e identità tra i Sibillini e l’Adriatico” nasce dunque dalla volontà di trasformare una mostra d’arte in un'occasione di racconto più ampia: il racconto di un territorio, delle sue comunità, delle sue tradizioni e del patrimonio che ne costituisce la memoria. Attraverso le opere di grandi maestri e di artisti legati alla cultura figurativa dell'area, il pubblico internazionale potrà conoscere una parte significativa del patrimonio delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, comprendendo come, nei secoli, il territorio dei Sibillini sia stato luogo di incontro tra culture, linguaggi artistici, percorsi spirituali e tradizioni. Una storia che il sisma del 2016 ha profondamente segnato, ma che proprio attraverso la tutela, il restauro e la progressiva restituzione delle opere alle comunità, continua a essere custodita e trasmessa. «Questa mostra, come altre iniziative di valorizzazione realizzate negli ultimi anni dal nostro Istituto, nasce dall’incontro con le opere, i luoghi e le comunità che custodiscono il patrimonio artistico dei territori tra i Sibillini e l’Adriatico: un incontro maturato nel lavoro quotidiano di tutela svolto dalla Soprintendenza», sottolinea l’architetto Giovanni Issini, Soprintendente SABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. «Un’esperienza professionale e umana che, nel contesto della ricostruzione post-sisma, ha fatto riscoprire la profondità e l’attualità dei valori espressi dal nostro patrimonio storico-artistico. Questi valori si sono confermati riferimenti condivisi di appartenenza e identità collettiva nella complessa fase di ricostruzione, in particolare nelle aree del cratere sismico. Per dimensioni e intensità, questo processo ha un significato che va oltre i confini regionali e nazionali e merita di essere conosciuto e discusso anche a livello europeo. La mostra al Diözesanmuseum di Freising racconterà dunque a un pubblico più ampio e differenziato un’importante fase della storia e dell’arte del nostro Paese, insieme al percorso di recupero e rinascita avviato dopo il sisma del 2016».
“Questa mostra rappresenta per il nostro Museo molto più dell’opportunità di presentare capolavori di straordinaria qualità, provenienti da uno dei territori artisticamente e culturalmente più ricchi d’Italia.” Dichiara Dr. Christoph Kürzeder - Direttore del Diözesanmuseum Freising” Le opere salvate dal terremoto ci pongono di fronte a una domanda fondamentale: perché l’arte è tanto importante per noi da spingerci a proteggerla dalla distruzione, persino nelle circostanze più drammatiche? La risposta risiede nel legame profondo che unisce le opere alle persone, alla loro storia, alla fede e alla memoria collettiva. Salvare un’opera d’arte significa preservare una parte essenziale dell’identità di una comunità. Durante i nostri incontri nelle Marche siamo rimasti profondamente colpiti dalla bellezza di questa terra e, soprattutto, dalla straordinaria dedizione delle persone che continuano a impegnarsi per la sua rinascita. Nel decennale del terremoto, S.O.S. – Save Our Souls vuole essere anche una testimonianza di solidarietà e un riconoscimento del loro lavoro. Il titolo della mostra esprime il significato più profondo della nostra iniziativa: salvare l’arte significa anche salvaguardare ciò che ci unisce, ciò che dà continuità alla nostra storia e ciò che costituisce, nel profondo, la nostra umanità.”
«“SOS – Save Our Souls” porta a Freising non solo opere d’arte, ma la storia e la forza di una comunità che, dopo il terremoto, ha scelto di trasformare una ferita in un percorso di rinascita» dichiara Guido Castelli, Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016. «Le opere esposte raccontano un patrimonio fatto di arte, fede, tradizioni e territori, e diventano oggi vere e proprie ambasciatrici dei “Cammini della Rinascita”: un progetto che unisce borghi, paesaggi, luoghi della cultura e comunità, trasformando il patrimonio diffuso in una leva per il futuro. Alcune di queste opere sono state recuperate e restaurate dopo il sisma. La loro presenza in Germania dimostra che ricostruire non significa soltanto restituire ciò che è stato perduto, ma creare nuove connessioni, rafforzare l’identità dei territori e aprirli a nuove opportunità. Portare questo patrimonio in Europa significa raccontare un Appennino che non vuole essere ricordato per la ferita del terremoto, ma per la capacità di rialzarsi, ricostruire e tornare a vivere. È questa la forza della cultura: custodire la memoria e, allo stesso tempo, costruire futuro».
«È davvero una bella opportunità quella offerta dall’esposizione “SOS – SAVE OUR SOULS. Arte, fede e identità tra i Sibillini e l’Adriatico”, che permette di far conoscere al pubblico internazionale il ricco patrimonio culturale, artistico e spirituale dei nostri territori e promuovere e in questo modo la nostra straordinaria regione», evidenzia Francesco Acquaroli presidente della Regione Marche. «Luoghi unici, disseminati tra i monti azzurri, dove abbazie, pievi, chiese, conventi, castelli e borghi testimoniano una straordinaria ricchezza culturale e lo stretto legame tra paesaggio, spiritualità, identità e produzione artistica. Il percorso espositivo riunisce opere di grande valore storico e simbolico, tra le quali assumono un significato particolare quelle provenienti dai territori colpiti dagli eventi sismici del 2016. Alcune, recuperate e successivamente restaurate, tornano a raccontare il nostro passato e a testimoniare il legame tra l’arte e i luoghi che l’hanno custodita. Valorizzarle significa preservare la memoria delle nostre comunità e accompagnare la rinascita di territori nei quali il patrimonio culturale è parte essenziale del senso di appartenenza. Desidero esprimere il mio apprezzamento a tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa. Una preziosa sinergia tra istituzioni che unisce la tutela del patrimonio culturale alla valorizzazione del territorio, facendo conoscere oltre i confini nazionali la bellezza e le straordinarie eccellenze delle Marche».
«Sostenere la mostra “SOS – SAVE OUR SOULS” significa, per il BIM Tronto, rinnovare il suo impegno a fianco delle comunità e del patrimonio culturale dei Sibillini e del Piceno, portandolo su un prestigioso palcoscenico internazionale», sottolinea Luigi Contisciani, presidente del Consorzio Bacino Imbrifero Montano del Fiume Tronto. «Attraverso il lavoro costante del Sistema Museale Piceno – la rete degli istituti culturali della nostra provincia di cui siamo capofila, coordinata dalla direttrice Concetta Ferrara – lavoriamo ogni giorno per costruire sinergie territoriali e organizzative capaci di fare sistema. Questa mostra internazionale ne è la dimostrazione più alta: unisce la tutela del patrimonio storico-artistico alla memoria e alla rinascita dei territori colpiti dal sisma del 2016, dimostrando come la collaborazione tra istituzioni sia la chiave fondamentale non solo per salvaguardare le nostre radici, ma per proiettarle con coraggio e visione verso il futuro». La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata ringrazia il Ministero della Cultura, l’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga e il Museo Diocesano di Freising per il sostegno e il contributo alla realizzazione della mostra. Un sentito ringraziamento va alla struttura del Commissario Straordinario per il sisma 2016, al BIM Tronto, al Sistema Museale Piceno, al Pio Sodalizio dei Piceni e alla Regione Marche. Una gratitudine particolare è rivolta ai proprietari e prestatori delle opere, ai curatori e a tutti i colleghi e collaboratori che hanno reso possibile il progetto con competenza e dedizione.
LA MOSTRA NEL DETTAGLIO Il Museo diocesano di Frisinga venne aperto al pubblico il 16 novembre 1974, come parte di un’ondata generale di istituzioni di musei diocesani in tutta la Germania. La sede prescelta fu l’edificio neoclassico situato sulla collina del Duomo, costruito nel 1870 e già adibito a seminario per la formazione dei futuri sacerdoti. Sotto la guida del direttore fondatore Sigmund Benker e dei suoi successori – dal 2012 il dottor Christoph Kürzeder – la struttura si è trasformata in un vivace centro di scambio, dibattito e formazione. Da ultimo, una grande opera di ristrutturazione e adeguamento della sede storica, tra il 2013 e il 2022, ha riallestito la collezione principale e ha aggiunto nuovi spazi per le iniziative temporanee. Oltre alla collezione permanente, che va dal V secolo all’arte contemporanea, il museo ha ospitato nel tempo numerose mostre di grande qualità. Si è inoltre espanso oltre la sede di Frisinga, dando vita a due nuovi centri culturali presso l'ex monastero agostiniano di Beuerberg e l’ex convento delle suore Orsoline di Landshut, sviluppando al contempo un concetto espositivo innovativo capace di armonizzare la tradizione cristiana e l'atmosfera unica dei luoghi con le tematiche attuali e le esigenze della società. Tra le numerose collaborazioni avviate in questo percorso, si ricordano quelle con la Kunsthalle di Monaco, con il Museo Nazionale Bavarese, con la Haus der Bayerischen Geschichte (ospitando nel 2024 l’annuale mostra statale bavarese), e in Italia con la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, l’Arcidiocesi di Napoli e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli. Il rapporto con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata è iniziato nel 2023, in occasione del prestito dell’opera proveniente da Montefiore dell’Aso la “Santa Chiara” del Polittico del Crivelli inserita nell’esposizione “San Francesco. Il Santo di Assisi”; e si è rafforzato l’anno scorso con il prestito dell’ “Annunciazione” di Giovanni Angelo D’Antonio della Pinacoteca Civica di Camerino inserita nella mostra “Divino! Capolavori del Rinascimento italiano”. Il Diözesanmuseum di Freising curerà la gestione della mostra, comprese le attività di accoglienza, biglietteria e vigilanza. Il progetto espositivo sarà accompagnato da un percorso multimediale con funzioni didattiche e informative. È inoltre prevista la realizzazione di un catalogo d’arte bilingue, in italiano e tedesco, con testi di approfondimento dei curatori e un apparato fotografico realizzato per l'occasione. Dal Duecento al Cinquecento: l’evoluzione della cultura figurativa Il percorso espositivo documenta, attraverso una selezione di opere, l'evoluzione della cultura figurativa dei territori dei Sibillini dal XIII al XVI secolo, evidenziando il progressivo dialogo tra tradizioni locali e correnti artistiche provenienti dall'area veneta, umbra e adriatica. Dalle immagini sacre di tradizione bizantina del XIII secolo, caratterizzate da una forte dimensione simbolica e devozionale, il percorso conduce verso le innovazioni gotiche dei secoli successivi, fino alla progressiva affermazione del linguaggio rinascimentale nel Quattrocento. Un passaggio particolarmente significativo è rappresentato dal ruolo svolto da centri quali Camerino, Fermo e Ascoli Piceno, attraverso i quali si diffondono nuovi modelli figurativi fondati sulla prospettiva, sull’equilibrio delle composizioni, sull’armonia e sulla proporzione e su una più approfondita attenzione alla rappresentazione della figura umana. Nel XVI secolo la produzione artistica si arricchisce ulteriormente attraverso gli influssi manieristi, senza tuttavia interrompere il forte legame con la tradizione devozionale locale, evidente soprattutto nella produzione destinata alle chiese e nei grandi polittici.
Venti opere, un unico racconto La selezione comprende 20 opere, provenienti da musei, chiese, pinacoteche e altri luoghi di conservazione del territorio, capaci di restituire attraverso una prospettiva cronologica la ricchezza e la varietà della produzione artistica delle Marche meridionali e dell’area dei Sibillini. Tra le opere in mostra figurano: ● Croce dipinta del Maestro dei Crocifissi francescani, datata circa 1265-1270, proveniente dal Museo di Palazzo Ricci di Macerata; ● Madonna col Bambino, detta Madonna Bruna, di un Intagliatore umbro, del III quarto del XIII secolo, proveniente dalla Collegiata di Santa Maria di Visso; ● Madonna col Bambino in trono tra angeli e santi trittico di Allegretto Nuzi, firmato e datato 1369, dalla Cattedrale di San Giuliano di Macerata; ● Madonna dell’umiltà di Andrea di Deolao de’ Bruni, detto Andrea da Bologna, del 1372; ● Cristo crocifisso in croce, scultura lignea della seconda metà del XV secolo, dal convento di San Francesco a Montefalcone Appennino; ● Polittico di Massa Fermana, di Carlo Crivelli, firmato e datato 1468; ● Madonna col Bambino, San Francesco e San Bernardino in gloria, di Luca di Paolo di Niccolò di Matelica, del 1470; ● Madonna delle Rose, Polittico di Nocelleto, di Paolo da Visso, circa 1470; ● Madonna di Corridonia, di Carlo Crivelli, circa 1472; ● Madonna col Bambino in trono e Santi, Polittico di Girolamo di Giovanni da Camerino, firmato e datato 1473; ● San Cristoforo con Gesù Bambino sulle spalle di Paolo da Visso, del 1474; ● Madonna della Misericordia tra i Santi Ginesio e Vincenzo Ferrer di Pietro Alemanno, del 1485; ● Madonna in trono con Bambino, Redentore, San Sebastiano e committenti, di Pietro Alemanno, firmata e datata 1485; ● San Sebastiano e devoti, attribuito a Pietro Alemanno o a Vittore Crivelli, databile tra il 1485 e il 1490; ● Trittico di San Martino di Vittore Crivelli, del 1490; ● Madonna con Bambino in trono tra Santi, pala di Marco Palmezzano, firmata e datata 1501; ● Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Rocco di Paolo Bontulli, firmata e datata 1507; ● Pala di San Vittore, di Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, del 1514; ● Annunciazione di Lorenzo Lotto, del 1527, proveniente dal Museo civico Villa Colloredo Mels di Recanati; ● Madonna del Rosario, opera di autore ignoto dell’inizio del XVII secolo, proveniente da Castelsantangelo sul Nera. La lista delle opere evidenzia inoltre la provenienza da numerosi centri del territorio: Macerata, Visso, Corridonia, Montefalcone Appennino, Massa Fermana, Matelica, Castelsantangelo sul Nera, San Ginesio, Ascoli Piceno, Montegiorgio, Monte San Martino, Potenza Picena e Recanati, restituendo così una vera e propria geografia culturale delle Marche centrali e meridionali.